ABI: sotto pressione il costo del funding per tensioni sui mercati

In questo quadro, si sono inserite le aste straordinarie di finanziamento a tre anni (Ltro) da parte delle Bce, che hanno consentito di mantenere inalterato il credito all’economia, supplendo al venir meno della raccolta interbancaria sui mercati internazionali. Sono queste alcune delle indicazioni al centro dei lavori dalla terza edizione della “Markets and Investments Banking Conference”, l’evento organizzato dall’Associazione bancaria italiana, oggi a Milano.

La solidità delle banche italiane, che sostengono l’economia italiana con finanziamenti a imprese e famiglie e con l’acquisto di titoli di Stato, è intrinsecamente legata alla solidità del Paese. Nonostante il peggioramento della congiuntura – ha detto il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, in apertura del convegno – crediamo che la traiettoria di messa in sicurezza dei conti pubblici sia tale da garantire solidità al nostro debito e di conseguenza all’industria creditizia. In questo contesto, i giudizi come quello di Moody’s dell’altro ieri incidono negativamente sulle famiglie, sulle imprese e sul Paese. Si tratta di un downgrading ‘seriale’ e per questo inutile sotto il profilo informativo e dannoso perché aumenta l’incertezza, la sfiducia e crea condizioni favorevoli a speculazioni. Nella valutazione della capacità delle banche italiane di fare sistema e di operare a sostegno del Paese, bisogna invece considerare che non sono state compromesse con le criticità derivanti dalla finanza strutturata”. “Le banche italiane – ha sottolineato Sabatini – continuano a subire una notevole pressione non per loro debolezze, ma a causa del riacutizzarsi delle tensioni sui mercati, per la debolezza della governance europea, e anche per effetto del nuovo quadro normativo di Basilea, che non tiene in adeguato conto il differente profilo di rischio delle banche commerciali rispetto alle banche di investimento, penalizzando gli intermediari italiani in tema di capitale”.

Le banche italiane destinano il 70 per cento degli impieghi ai prestiti alle famiglie e alle imprese e hanno una leva finanziaria più bassa delle altre controparti europee: 14 contro una media del 24. In questo quadro, un primo importante passo avanti per allentare i vincoli ai prestiti per le piccole e medie imprese è giunto in sede europea con la prima approvazione del “Pmi supporting factor”, che riconosce un minor assorbimento di capitale per i finanziamenti alle imprese. La considerazione della minore rischiosità sistemica dell’attività finanziaria operata dalle banche che lavorano per l’economia reale, aveva spinto l’estate scorsa Abi, Confindustria, Rete Imprese Italia e Alleanza delle cooperative ad avanzare alla Commissione europea la proposta per introdurre un correttivo riguardante gli assorbimenti patrimoniali che le banche devono considerare per i finanziamenti alle Pmi. È di questi giorni il primo riconoscimento.

Focus anche sulla raccolta obbligazionaria effettuata direttamente dalle banche. Nel 2012, si concentra il maggiore ammontare di obbligazioni bancarie in scadenza, pari a 137 miliardi di euro. Gli emittenti bancari hanno registrato un costo crescente del proprio funding, essendo quest’ultimo correlato al rischio sovrano del paese di appartenenza che è aumentato. Il 2012 si sta rivelando essere un anno in cui le banche sono chiamate a misurarsi sulla propria capacità di raccolta sul mercato. Per le banche commerciali raccogliere dagli investitori e dai risparmiatori risorse finanziare significa poi distribuirle all’economia reale, famiglie e imprese.

ABI: sotto pressione il costo del funding per tensioni sui mercati ultima modifica: 2012-05-17T22:52:13+00:00 da Flavio Meloni

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