Adiconsum, Picciolini: “Il D.Lgs. 141/2010 è arrivato. Adesso bisogna vigilare sull’effettiva applicazione”

Il mercato del credito al consumo è destinato a cambiare con l’entrata in vigore del D.Lgs. 141/2010, coinvolgendo tanto gli operatori quanto i consumatori che, si spera, dovrebbero trarre benefici e tutele dalla nuova normativa. Quali e in che misura lo abbiamo chiesto a Fabio Picciolini, consigliere del segretario generale Adiconsum.
Le norme sulla trasparenza previste dal D.Lgs. 141/2010 avranno un impatto immediato sui consumatori o sarà necessario aspettare più tempo? E quali sono le altre principali novità che la direttiva introduce?
Il primo giugno è entrata in vigore la nuova normativa sul credito ai consumatori. Questa direttiva, recepita in Italia con il D.Lgs. 141 e inserita nel TUB, affronta problematiche che da anni venivano discusse nel mercato consumeristico italiano. La trasparenza deve riguardare i contratti, l’informativa, la pubblicità, il rapporto tra consumatore e intermediario. Dovranno essere date al cliente informazioni più dettagliate prima della firma del contratto. La direttiva contiene anche altre norme importanti: 1. introduzione, nel settore del credito, della possibilità di recesso dal contratto di finanziamento entro 14 giorni; 2. riduzione o azzeramento di commissioni o penali per l’estinzione anticipata di finanziamenti; 3. introduzione del “collegamento negoziale”, vale a dire il collegamento tra il contratto principale (per l’acquisto di un bene o servizio) con il contratto di finanziamento: ciò significa che una volta che non sia andato a buon fine il tentativo di recuperare o sostituire il bene o il servizio acquistato, il consumatore avrà il diritto di sospendere il pagamento del finanziamento; 4. introduzione del merito creditizio, cioè la responsabilizzazione del finanziatore nella concessione del finanziamento stesso. Il finanziatore deve quindi verificare preventivamente se il cliente sarà in grado di rimborsare il finanziamento.

Ritiene che questi provvedimenti siano sufficienti a tutelare il consumatore? Talvolta mi sembra che la quantità di documentazione che compone i contratti, al di là delle dimensioni dei caratteri con cui sono scritti, sia tale da scoraggiare la lettura da parte del consumatore.
È assolutamente vero. Tra le altre novità del decreto c’è l’introduzione del modulo Standard European Consumer Credit che impone di riassumere in due pagine le principali informazioni dell’operazione che il cliente sta per sottoscrivere. Quindi non ci sarà più bisogno di leggere un contratto intero, anche se è sempre opportuno farlo. Vorrei poi sottolineare che sarà fondamentale il rispetto della legge in tutti i suoi aspetti: se il sistema bancario cercherà di eludere la norma allora saremo punto a capo, viceversa se l’applicazione sarà scrupolosa la tutela del consumatore verrà rispettata. Con questa normativa siamo passati dal credito al consumo, quindi dalla tutela del servizio offerto, al credito al consumatore, quindi alla salvaguardia della persona, solitamente il soggetto più debole in fase contrattuale. Un eccesso di documentazione significa più tutela per l’ente erogante, non certo per il consumatore.

 

Partendo dal D.Lgs. 141/2010, quali sono i passi successivi che come Adiconsum intendete intraprendere per la tutela del consumatore?
Il primo passo da fare sarà quello di vigilare sull’effettiva applicazione della norma. In secondo luogo, è importante il rispetto del merito creditizio perché ci sono situazioni di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese: per questo, se qualche soggetto “arrembante” concede finanziamenti a chi ha difficoltà a rimborsarli, è bene che la legge intervenga. Il rischio da scongiurare è che la famiglia vada in sovra indebitamento e poi in usura. Vorrei sottolineare un aspetto che riguarda tutti i cittadini: dobbiamo essere noi i primi a tutelarci, non fidandoci a scatola chiusa di tutto quello che ci viene proposto: dobbiamo scegliere il prodotto più utile e non quello che ci viene offerto, dobbiamo imparare a confrontare i diversi prodotti del mercato. L’educazione finanziaria delle famiglie è fondamentale, ma soprattutto per i giovani rappresenta ancora una nota dolente.

Se dovesse identificare un punto di carenza della 141/2010, cosa sottolineerebbe?
Non so se questa sia la legge giusta. Oggi manca in Italia e in molti paesi europei una legge che tuteli contro il sovra indebitamento delle famiglie: le famiglie devono essere maggiormente tutelate e avere più possibilità di sopravvivere. Non penso che il credito sia una cosa cattiva, anzi: sono consapevole della sua utilità per rispondere a bisogni presenti che non potrebbero essere soddisfatti; ritengo però che sia dannoso quando diventa troppo caro. Quello che vorrei è una norma che insieme al merito creditizio aiuti anche le persone che si sono sovra-indebitate.

Qual è la sua visione dell’attuale mercato del credito?
Il sistema bancario italiano in sé è sano. I problemi arrivano quando si parla di società finanziarie: le più grandi di esse controllano circa l’80% del mercato comportandosi di fatto come banche (e alcune lo sono anche diventate). Oltre a queste ci sono una moltitudine di piccole finanziarie che si dividono il 20% del mercato: è evidente che praticano condizioni onerose, con contratti spesso non corretti in rapporto ai parametri di trasparenza. Ci sono poi le reti esterne: sono circa 180 mila operatori che operano come procacciatori di finanziamenti, nulla più. La 141/2010 porta una normativa specifica per mediatori e agenti introducendo principi importanti: 1. i mediatori possono lavorare solo se sono una società di capitale; 2. gli agenti possono operare solo in mono mandato rispetto a una sola banca o finanziaria; 3. si deve fare un esame per accedere alla professione; 4. si deve fare formazione continua; 5. la banca che dà il mandato è responsabile dell’operato degli agenti. Questo porterà a una professionalizzazione della categoria e all’espulsione dei soggetti non affidabili.

Alla luce di normative più stringenti, crede che nei prossimi anni il mondo del credito continuerà a crescere?
Le considerazioni che possono essere fatte sono diverse: 1. le banche hanno continuato a finanziare imprese e famiglie, seppur in misura minore rispetto al passato; 2. il credito al consumo è diminuito del 5% nel 2010 e del 3% nel primo trimestre del 2011; 3. l’indebitamento negli ultimi anni è salito dal 36 al 60% del reddito; 4. sono quasi 8 anni che il reddito reale delle famiglie è diminuito: a parità di stipendio si possono quindi pagare meno rate. Questa è la situazione. Quest’anno non vedo una ripresa del credito al consumo. Nel medio-lungo periodo dipenderà dal superamento della crisi, dalla ripresa economica e dall’aumento dei redditi delle famiglie.

Il mercato del credito al consumo è destinato a cambiare con l’entrata in vigore del D.Lgs. 141/2010, coinvolgendo tanto gli operatori quanto i consumatori che, si spera, dovrebbero trarre benefici e tutele dalla nuova normativa. Quali e in che misura lo abbiamo chiesto a Fabio Picciolini, segretario nazionale Adiconsum.

Le norme sulla trasparenza previste dal D.Lgs. 141/2010 avranno un impatto immediato sui consumatori o sarà necessario aspettare più tempo? E quali sono le altre principali novità che la direttiva introduce?

Il primo giugno è entrata in vigore la nuova normativa sul credito ai consumatori. Questa direttiva, recepita in Italia con il D.Lgs. 141 e inserita nel TUB, affronta problematiche che da anni venivano discusse nel mercato consumeristico italiano. La trasparenza deve riguardare i contratti, l’informativa, la pubblicità, il rapporto tra consumatore e intermediario. Dovranno essere date al cliente informazioni più dettagliate prima della firma del contratto. La direttiva contiene anche altre norme importanti: 1. introduzione, nel settore del credito, della possibilità di recesso dal contratto di finanziamento entro 14 giorni; 2. riduzione o azzeramento di commissioni o penali per l’estinzione anticipata di finanziamenti; 3. introduzione del “collegamento negoziale”, vale a dire il collegamento tra il contratto principale (per l’acquisto di un bene o servizio) con il contratto di finanziamento: ciò significa che una volta che non sia andato a buon fine il tentativo di recuperare o sostituire il bene o il servizio acquistato, il consumatore avrà il diritto di sospendere il pagamento del finanziamento; 4. introduzione del merito creditizio, cioè la responsabilizzazione del finanziatore nella concessione del finanziamento stesso. Il finanziatore deve quindi verificare preventivamente se il cliente sarà in grado di rimborsare il finanziamento.

Ritiene che questi provvedimenti siano sufficienti a tutelare il consumatore? Talvolta mi sembra che la quantità di documentazione che compone i contratti, al di là delle dimensioni dei caratteri con cui sono scritti, sia tale da scoraggiare la lettura da parte del consumatore.

È assolutamente vero. Tra le altre novità del decreto c’è l’introduzione del modulo Standard European Consumer Credit che impone di riassumere in due pagine le principali informazioni dell’operazione che il cliente sta per sottoscrivere. Quindi non ci sarà più bisogno di leggere un contratto intero, anche se è sempre opportuno farlo. Vorrei poi sottolineare che sarà fondamentale il rispetto della legge in tutti i suoi aspetti: se il sistema bancario cercherà di eludere la norma allora saremo punto a capo, viceversa se l’applicazione sarà scrupolosa la tutela del consumatore verrà rispettata. Con questa normativa siamo passati dal credito al consumo, quindi dalla tutela del servizio offerto, al credito al consumatore, quindi alla salvaguardia della persona, solitamente il soggetto più debole in fase contrattuale. Un eccesso di documentazione significa più tutela per l’ente erogante, non certo per il consumatore.

Partendo dal D.Lgs. 141/2010, quali sono i passi successivi che come Adiconsum intendete intraprendere per la tutela del consumatore?

Il primo passo da fare sarà quello di vigilare sull’effettiva applicazione della norma. In secondo luogo, è importante il rispetto del merito creditizio perché ci sono situazioni di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese: per questo, se qualche soggetto “arrembante” concede finanziamenti a chi ha difficoltà a rimborsarli, è bene che la legge intervenga. Il rischio da scongiurare è che la famiglia vada in sovra indebitamento e poi in usura. Vorrei sottolineare un aspetto che riguarda tutti i cittadini: dobbiamo essere noi i primi a tutelarci, non fidandoci a scatola chiusa di tutto quello che ci viene proposto: dobbiamo scegliere il prodotto più utile e non quello che ci viene offerto, dobbiamo imparare a confrontare i diversi prodotti del mercato. L’educazione finanziaria delle famiglie è fondamentale, ma soprattutto per i giovani rappresenta ancora una nota dolente.

Se dovesse identificare un punto di carenza della 141/2010, cosa sottolineerebbe?

Non so se questa sia la legge giusta. Oggi manca in Italia e in molti paesi europei una legge che tuteli contro il sovra indebitamento delle famiglie: le famiglie devono essere maggiormente tutelate e avere più possibilità di sopravvivere. Non penso che il credito sia una cosa cattiva, anzi: sono consapevole della sua utilità per rispondere a bisogni presenti che non potrebbero essere soddisfatti; ritengo però che sia dannoso quando diventa troppo caro. Quello che vorrei è una norma che insieme al merito creditizio aiuti anche le persone che si sono sovra-indebitate.

Qual è la sua visione dell’attuale mercato del credito?

Il sistema bancario italiano in sé è sano. I problemi arrivano quando si parla di società finanziarie: le più grandi di esse controllano circa l’80% del mercato comportandosi di fatto come banche (e alcune lo sono anche diventate). Oltre a queste ci sono una moltitudine di piccole finanziarie che si dividono il 20% del mercato: è evidente che praticano condizioni onerose, con contratti spesso non corretti in rapporto ai parametri di trasparenza. Ci sono poi le reti esterne: sono circa 180 mila operatori che operano come procacciatori di finanziamenti, nulla più. La 141/2010 porta una normativa specifica per mediatori e agenti introducendo principi importanti: 1. i mediatori possono lavorare solo se sono una società di capitale; 2. gli agenti possono operare solo in mono mandato rispetto a una sola banca o finanziaria; 3. si deve fare un esame per accedere alla professione; 4. si deve fare formazione continua; 5. la banca che dà il mandato è responsabile dell’operato degli agenti. Questo porterà a una professionalizzazione della categoria e all’espulsione dei soggetti non affidabili.

Alla luce di normative più stringenti, crede che nei prossimi anni il mondo del credito continuerà a crescere?

Le considerazioni che possono essere fatte sono diverse: 1. le banche hanno continuato a finanziare imprese e famiglie, seppur in misura minore rispetto al passato; 2. il credito al consumo è diminuito del 5% nel 2010 e del 3% nel primo trimestre del 2011; 3. l’indebitamento negli ultimi anni è salito dal 36 al 60% del reddito; 4. sono quasi 8 anni che il reddito reale delle famiglie è diminuito: a parità di stipendio si possono quindi pagare meno rate. Questa è la situazione. Quest’anno non vedo una ripresa del credito al consumo. Nel medio-lungo periodo dipenderà dal superamento della crisi, dalla ripresa economica e dall’aumento dei redditi delle famiglie.

Adiconsum, Picciolini: “Il D.Lgs. 141/2010 è arrivato. Adesso bisogna vigilare sull’effettiva applicazione” ultima modifica: 2011-08-02T13:14:24+00:00 da Flavio Meloni

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