Adiconsum, Picciolini: “Il Dl presenta alcuni aspetti che dovrebbero essere meglio precisati in sede di normativa secondaria”

Adiconsum ha partecipato, attraverso le audizioni e ai contributi inviati al legislatore, alla stesura del testo finale del DL recante attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, coordinamento del Titolo VI del testo unico bancario con altre disposizioni legislative in tema di trasparenza, revisione della disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi.
L’intervento dell’associazione è stato firmato da Fabio Picciolini, segretario nazionale di Adiconsum, che ci spiega la posizione dell’associazione: “Il decreto legislativo comporta positive riforme nel comparto del credito”.

 

Come valuta l’insieme dei provvedimenti?
Le nuove norme che, per recepimento della direttiva europea o per decisione del legislatore nazionale, consentiranno l’introduzione di precisi obblighi degli intermediari per quanto riguarda il credito ai consumatori, di regole chiare per mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria e, infine, di più precise regole sulla trasparenza, rafforzando sia il sistema creditizio finanziario, sia la stabilità del sistema sia tutela i consumatori.

Quali sono i passaggi più significativi dal vostro punto di vista?
Sicuramente l’unificazione degli intermediari finanziari in un unico albo, la previsione di un elenco professionale, di formazione continua, e di un organismo di controllo per mediatori e agenti, l’introduzione della valutazione del merito creditizio, del diritto di recesso, del collegamento negoziale, di norme più precise nell’informativa pre-contrattuale e nell’assistenza post contrattuale, saranno utili per elevare la qualità del servizio, la concorrenza tra intermediari e la diminuzione delle asimmetrie informative banca-cliente.

Quindi un parere del tutto positivo?
Non proprio, il Dl presenta alcuni aspetti che dovrebbero essere meglio precisati in sede di normativa secondaria da emanare da parte della Banca d’Italia. Allo stesso tempo dovrebbero essere introdotte ulteriori norme di maggiore tutela per i consumatori, in particolare sulla mediazione e sulla trasparenza.

Quali sono le criticità in particolare?
La nuova formulazione dell’articolo 118 del Testo Unico Bancario presenta tre aspetti problematici: uno legato al comportamento di una parte del sistema bancario che applica la possibilità di modifica unilaterale delle condizioni in maniera non conforme; un secondo, formale, relativo alla definizione e applicazione del “giustificato motivo”; infine, un terzo concernente la possibilità di introdurre nuovi costi con una semplice comunicazione da parte dell’intermediario. Le modifiche unilaterali previste dal comma 2 dell’art. 118 del TUB possono essere applicate solo ai contratti di durata. È consolidato che per contratti di durata si intendono quelli che non hanno una scadenza predefinita, ad esempio il conto corrente bancario. Di conseguenza ai contratti di mutuo, di finanziamento più in generale, non può essere applicato il disposto del citato comma 2 avendo questi una scadenza fissata contrattualmente. Per tale motivo, mentre è ovvio che la banca applichi le modifiche derivanti dalla quotazione periodica dei parametri di riferimento (ad esempio Euribor) non può trovare applicazione la modifica del tasso di interesse e/o dello spread fissati al momento della sottoscrizione del contratto di mutuo. Però, onde sgombrare il campo da qualsiasi dubbio interpretativo, si dovrebbe prevedere una maggiore specificazione all’articolo 118 del TUB al fine di precisare che dalla facoltà di modifica unilaterale delle condizioni economiche sono esclusi i mutui e tutti gli altri contratti di finanziamento a tempo determinato.

Secondo voi Il nuovo testo non affronta le problematiche relative al credito al consumo finalizzato, concessa attraverso esercizi commerciali.
La previsione lascia inalterata la situazione pregressa, per cui il “fornitore di beni e servizi” (anche detto dealer, ndr) non rientra in alcuna categoria degli intermediari (agente o mediatore), quindi non deve sottostare alle medesime regole. Anche se comprendiamo che tale attività non può rientrare né in quella di mediazione, rapporto con l’intermediario, né di agente, soggetto monomandatario, la scelta non sembra condivisibile, considerato che nella quasi totalità dei casi il dealer rappresenta l’unico contatto diretto tra consumatore e professionisti coinvolti nel contratto. Peraltro, presso il dealer si sottoscrive una proposta di finanziamento, che sarà “solo” confermata dall’intermediario, per cui nel momento iniziale del rapporto non vengono chiaramente posti in evidenza gli obblighi a carico all’intermediario. Né può essere sufficiente, come dimostrano i casi di “malaffare” scoperti, il solo controllo dell’intermediario finanziatore. Per tale motivo “in capo” ai dealer dovrebbero essere posti almeno alcuni obblighi di trasparenza e professionalità degli operatori (formazione); altrimenti si lascia lo svolgimento di un delicato compito – quello del primo e unico contatto con il cliente che intende richiedere un finanziamento – a un semplice operatore commerciale senza specifica competenza in materia creditizia.

Anche rispetto all’organismo che dovrà vigilare su agenti e mediatori avete dei dubbi.
In merito al controllo dell’attività di mediatori e agenti è stata prevista, come già per i promotori finanziari, la costituzione di un organismo autonomo. Una scelta, da verificare nella normativa secondaria, che sembra sbilanciata in favore del sistema bancario. Infatti, la possibilità che nell’organismo siano presenti rappresentanti di mediatori e di agenti ci sembra giusto, ma nel momento in cui nell’organismo è previsto che partecipino anche rappresentanti degli intermediari bancari e finanziari, non esiste alcun motivo per cui non sia ugualmente presente la rappresentanza della clientela che è il terzo soggetto del rapporto cliente-mediatore-erogatore.

Un secondo aspetto che la nuova normativa non risolve è quello relativo alla mediazione.
Senza volere offrire una soluzione predefinita sembra però che sia stata persa l’occasione per risolvere definitivamente il problema dell’indipendenza dell’attività di mediazione. Infatti, mentre l’articolo 1754 del codice civile afferma che è mediatore “colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza, o di rappresentanza.” nella mediazione creditizia è consentito che questa venga svolta anche, se non esclusivamente, sulla base di accordi e convenzioni tra mediatori e intermediari, minando alla base il principio di autonomia del professionista rispetto alle parti messe in contatto; al consumatore sarà offerto il prodotto dell’intermediario convenzionato e non il migliore, più conveniente, più adatto per il consumatore. In tale ambito ancora meno condivisibile sembra la possibilità per una banca la partecipazione in una società di mediazione creditizia. A prescindere dalla quota minoritaria acquisibile, la previsione è un’ulteriore limitazione all’autonomia del mediatore.

La nuova normativa su mediatori e agenti, prevede l’obbligo per i primi di strutturarsi in società di capitale, mentre i secondi possono agire anche come persone fisiche.
La diversa configurazione delle due professioni sembra non condivisibile, anche se per gli agenti il fatto di essere monomandatari è elemento di maggiore tutela.

Avete dei dubbi anche circa le norme transitorie che precedono l’iscrizione per chi ha svolto l’attività almeno un triennio negli ultimi cinque anni?
Circa l’iscrizione dei mediatori e degli agenti dovrebbe essere chiarito, alla luce dell’incompatibilità tra le due professioni, l’aspetto relativo all’attività svolto per almeno un triennio negli ultimi cinque anni; è indifferente quale attività sia stata svolta o, più verosimilmente, l’attività svolta deve essere quella che si vorrà svolgere anche in futuro?

Adiconsum, Picciolini: “Il Dl presenta alcuni aspetti che dovrebbero essere meglio precisati in sede di normativa secondaria” ultima modifica: 2010-09-27T07:05:38+00:00 da Flavio Meloni

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