Banca d’Italia: in Abruzzo nel 2015 i prestiti bancari sono tornati a crescere

Banca d'Italia Logo 2Nel corso del 2015 in Abruzzo i prestiti bancari sono tornati gradualmente a crescere in regione, favoriti dall’orientamento espansivo delle misure di politica monetaria dell’Eurosistema. La tendenza è proseguita nel primo trimestre del 2016. A dicembre del 2015, il tasso di variazione dei prestiti è stato pari all’1,0 per cento sui 12 mesi (-0,8 alla fine del 2014), un valore superiore a quello registrato nel Mezzogiorno (0,2 per cento) e nel complesso del Paese (-0,2 per cento). La crescita dei prestiti bancari è stata sostenuta principalmente dalla dinamica del credito erogato dalle banche appartenenti ai primi cinque gruppi (2,0 per cento; 0,6 per le rimanenti banche. Lo rileva la Banca d’Italia nella sua periodica analisi dedicata all’economia delle regioni.

I finanziamenti bancari alle famiglie consumatrici e alle imprese, ancora in flessione al termine del 2014, sono aumentati dell’1,6 e dell’1,0 per cento, rispettivamente. La ripresa del credito alle imprese ha riflesso l’espansione dei finanziamenti bancari alle aziende di dimensioni medie e grandi, aumentati del 2,1 per cento. I prestiti alle piccole imprese hanno invece continuato a contrarsi (-2,1 per cento, una flessione analoga a quella registrata nel 2014.

Secondo le informazioni della Regional Bank Lending Survey (Rbls), sulla ripresa del credito hanno inciso sia l’allentamento delle condizioni di offerta sia un ulteriore miglioramento nella domanda di prestiti.

Il credito alle famiglie consumatrici
In base ai dati delle Centrale dei rischi, nel 2015 i prestiti concessi da banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici residenti in regione sono tornati a crescere (1,3 per cento a dicembre, da -1,3 per cento nel 2014). La dinamica ha riflesso in particolare il positivo andamento del credito al consumo erogato dalle banche (2,5 per cento; -3,4 per cento alla fine dell’anno precedente) e dalle finanziarie (1,7 per cento, da -1,2 del dicembre 2014), sospinto dagli acquisti delle famiglie di beni durevoli. I finanziamenti destinati all’acquisto di abitazioni si sono stabilizzati (-0,2 per cento alla fine dell’anno); i flussi di nuovi mutui sono ulteriormente cresciuti, pur rimanendo su livelli sensibilmente inferiori nel confronto con i valori medi registrati nel periodo precedente la crisi. Alla crescita ha contribuito l’incremento delle surroghe e sostituzioni che hanno inciso per il 26,5 per cento; al netto di quest’ultime le nuove erogazioni di mutui sono aumentate del 56,4 per cento (9,1 per cento nel 2014). Secondo le risposte fornite dagli intermediari nell’ambito della Rbls, nel 2015 l’incidenza media dell’ammontare del finanziamento sul valore dell’immobile (loan to value) è rimasta stabile attorno al 58 per cento. I rimanenti finanziamenti bancari, che includono le aperture di credito in conto corrente e che incidono per il 20 per cento circa sui prestiti totali al settore, sono aumentati del 3,7 per cento.

percentuali in meno rispetto al 2007). Nello stesso periodo è anche diminuita la quota destinata a stranieri (dal 10,3 al 7,0 per cento). La quota di mutui oltre i 150 mila euro è scesa, in un anno, dal 20,9 al 19,1 per cento, collocandosi sugli stessi valori del 2007 (tav. a27). Secondo le risposte fornite dagli intermediari nell’ambito della Rbls, nel 2015 la durata media dei nuovi mutui contratti per l’acquisto di abitazioni si è attestata a circa 20 anni. È ancora diminuita la quota dei nuovi contratti di mutuo che prevedono una durata pari o superiore ai 30 anni (dal 17,6 del 2014 al 14,9 per cento); è invece aumentata la quota di nuovi mutui che consentono di estendere la durata o di sospendere i pagamenti senza costi addizionali. I tassi attivi mediamente praticati dalle banche nelle nuove operazioni di mutuo per l’acquisto di abitazioni erano pari al 2,9 per cento alla fine del 2015, in calo di circa due decimi di punto sui 12 mesi.

Il differenziale tra le condizioni applicate ai mutui a tasso fisso e quelli a tasso variabile è sceso da 1,4 punti percentuali all’inizio del 2014, a 9 decimi di punto nel mese di dicembre. La riduzione del divario ha favorito l’aumento della quota dei mutui a tasso fisso, salita al 59,2 per cento in media d’anno, dal 18,9 per cento dell’anno precedente. In termini di consistenze, tuttavia, la componente a tasso variabile era ancora prevalente a fine 2015 (circa il 63 per cento del totale). In base ai dati più recenti dell’indagine Eu-Silc, nel 2014 il 22,0 per cento delle famiglie abruzzesi era indebitata per un mutuo o per credito al consumo, mentre il 3,4 per cento aveva contratto entrambi i tipi di debito. Rispetto alla precedente rilevazione, entrambe queste quote sono diminuite. Il calo del numero dei nuclei familiari indebitati è dovuto principalmente al minor ricorso al credito al consumo (dal 16,8 al 12,1 per cento), mentre la percentuale di famiglie con un contratto di mutuo è solo lievemente diminuita. Nel 2014 la quota di famiglie indebitate in Abruzzo era inferiore di 3,2 punti percentuali al dato medio nazionale. Dopo il picco del 2011, l’incidenza della rata del mutuo sul reddito delle famiglie indebitate è diminuita, portandosi al 18,1 per cento nel 2013 (ultimo dato disponibile), un livello inferiore alla media del Mezzogiorno e del Paese.

In Abruzzo, le famiglie finanziariamente vulnerabili, con un reddito inferiore al valore mediano e la cui rata del mutuo supera il 30 per cento del reddito, sono diminuite, portandosi all’1,4 per cento del totale nel 2013 (dal 2,3 nel 2012). Le famiglie potenzialmente illiquide, ossia esposte a potenziali rischi che il loro reddito sia inferiore alle spese da sostenere per il servizio del debito e per garantire livelli essenziali di vita ai propri componenti e che, al contempo, non dispongono di attività finanziarie sufficienti a fronteggiare tale disavanzo, erano l’1,8 per cento del totale, una quota inferiore alla media nazionale (fig. 3.3b). Sebbene in aumento, nel 2014 la quota di famiglie con pagamenti in arretrato di almeno un giorno per le rate del mutuo è rimasta inferiore al dato medio nazionale (3,8 per cento, a fronte del 6,3 in Italia). La quota di famiglie in arretrato sul credito al consumo è diminuita, allineandosi con il dato medio nazionale (10,7 e 10,9 per cento, rispettivamente).

Il credito alle imprese
Nel 2015 i prestiti concessi da banche e società finanziarie alle imprese sono rimasti invariati (-0,5 per cento nell’anno precedente). Il credito alle imprese del comparto manifatturiero è cresciuto del 2,5 per cento (4,0 per cento alla fine del 2014); la flessione si è attenuata nei servizi (da -1,9 a -0,4 per cento), mentre nel comparto delle costruzioni il calo è stato di intensità analoga all’anno precedente (-2,9 per cento). Nella manifattura, l’espansione del credito si è progressivamente diffusa a tutti i sottosettori, dopo aver interessato principalmente il comparto dei mezzi di trasporto. Nei servizi, la dinamica del credito ha risentito dell’andamento negativo dei prestiti pressoché in tutti i sottosettori, fatta eccezione per il comparto immobiliare, in cui i prestiti sono tornati a crescere nella seconda parte dell’anno.

In base ai dati della Centrale dei rischi, nel 2015 il grado di copertura delle garanzie (espresso dal rapporto tra il valore delle garanzie e il totale dei prestiti) si è ridotto di quasi due punti percentuali, al 64,0 per cento, tornando sui livelli del 2009. Tale dinamica è stata determinata da un calo significativo della quota di prestiti garantiti parzialmente (dal 23,6 al 21,5 per cento), a fronte di una sostanziale stazionarietà della quota di prestiti totalmente garantiti. L’incidenza delle garanzie sui prestiti rimane superiore alla media nazionale, ma inferiore a quella del Mezzogiorno.

Nel 2015 il Fondo centrale di garanzia per le Pmi ha accolto in Abruzzo 2.331 operazioni, il 25,1 per cento in più rispetto all’anno precedente e pari al 2,3 per cento del totale nazionale; ha concesso garanzie per 221 milioni di euro, il 2,2 per cento del totale e in crescita del 14,1 per cento rispetto al 2014. I finanziamenti attivati con la garanzia del Fondo ammontano a 323 milioni di euro, in crescita del 15,4 per cento rispetto a dodici mesi prima. I settori maggiormente interessati sono stati quelli della manifattura e del commercio (il 45,8 e il 37,4 per cento delle domande accolte, rispettivamente).

Le garanzie rilasciate dai confidi, dalle finanziarie regionali e dal Fondo hanno continuato a crescere nel 2015, portando l’incidenza rispetto all’ammontare complessivo di garanzie personali al 9,3 per cento, un valore lievemente superiore al dato nazionale e del Mezzogiorno (9,0 e 8,8 per cento, rispettivamente). In particolare è cresciuto il peso delle garanzie rilasciate dal Fondo, attestatosi al 3,2 per cento del totale.

Alla fine del 2015, i tassi di interesse a breve termine praticati alle imprese dal sistema bancario sono scesi al 6,2 per cento, dal 7,3 dell’anno precedente. La riduzione è stata maggiore per il comparto manifatturiero (-1,3 punti percentuali) e inferiore alla media in quello delle costruzioni (-0,5 punti). Il differenziale di tasso rispetto al dato medio nazionale, corretto per la composizione media nazionale per settore e dimensione delle imprese, è sceso di tre decimi, a 1,2 punti percentuali. La riduzione dei tassi di interesse ha interessato prevalentemente le imprese di maggiore dimensione. Il divario tra il costo del credito alle imprese di piccole dimensioni e a quelle di dimensioni medio-grandi è di conseguenza aumentato, a tre punti percentuali. Permangono sensibili differenze tra settori: il costo del credito è maggiore nei servizi e nelle costruzioni e minore nella manifattura.

Consulta l’analisi della Banca d’Italia

Banca d’Italia: in Abruzzo nel 2015 i prestiti bancari sono tornati a crescere ultima modifica: 2016-06-16T19:33:13+00:00 da Redazione

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