Banca d’Italia, in Umbria nel 2015 prestiti in aumento dello 0,8%

Banca d'Italia Logo 2Nel 2015 il credito bancario alla clientela residente in Umbria, comprensivo delle sofferenze, è aumentato dello 0,8 per cento (-0,9 alla fine dell’anno precedente). L’andamento, in miglioramento dalla metà del 2014, è divenuto positivo a partire dal mese di aprile dello scorso anno, rafforzandosi in estate grazie all’espansione dei finanziamenti concessi dalle banche appartenenti ai maggiori gruppi nazionali. Nella parte finale dell’anno la dinamica si è indebolita, in particolare per gli intermediari di minori dimensioni, che a dicembre hanno registrato una lieve riduzione dei volumi. Con riferimento alle imprese, all’incremento dei prestiti erogati a quelle di medie e grandi dimensioni (1,5 per cento a dicembre), si è contrapposto il calo dei finanziamenti a quelle minori (-3,8). Il credito alle famiglie consumatrici ha continuato a evidenziare una crescita moderata. È quanto rileva la Banca d’Italia nella sua periodica analisi dedicata alle economie regionali.

In base alle informazioni tratte dalla rilevazione della Banca d’Italia presso i principali intermediari operanti in regione (Regional Bank Lending Survey, Rbls), l’andamento ha beneficiato del rafforzamento della domanda di finanziamenti emerso nel primo semestre dell’anno in connessione con il migliorato contesto congiunturale. I criteri di offerta si sono progressivamente allentati. Nel primo trimestre del 2016 la crescita dei prestiti si è pressoché arrestata per l’accentuarsi del calo dei finanziamenti alle piccole imprese, soprattutto da parte delle banche di minori dimensioni.

Il credito alle famiglie
I prestiti concessi da banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici umbre sono aumentati dello 0,3 per cento. I dati provvisori a marzo 2016 segnalano un’accelerazione della crescita. Sono tornate ad aumentare le consistenze sia del credito al consumo, anche grazie al miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, sia dei mutui per l’acquisto di abitazioni. Questi ultimi hanno beneficiato della ripresa del flusso di erogazioni che nel 2015 sono cresciuti dell’89,3 per cento rispetto all’anno precedente (43,2 al netto di surroghe e sostituzioni); l’incremento si è concentrato nelle operazioni di piccolo importo e nei contratti a tasso fisso, per la riduzione del differenziale di costo rispetto a quelli indicizzati.

Le famiglie che avevano contratto mutui in passato hanno beneficiato del calo dei tassi praticati dagli intermediari attraverso la rinegoziazione dei prestiti (soprattutto tramite surroghe e sostituzioni), che nel 2015 ha interessato il 7,7 per cento delle consistenze in essere all’inizio dell’anno (2,4 nel 2014).

In base ai dati più recenti dell’indagine Eu-Silc, nel 2014 la quota di famiglie indebitate è rimasta superiore alla media italiana (28,7 contro 25,2 per cento). La partecipazione al mercato del credito risultava più elevata per i nuclei con capofamiglia di età compresa tra i 45 e i 54 anni, più numerosi e con maggiore reddito disponibile. Tale circostanza si è associata a una minore incidenza della rata sul reddito rispetto alla media nazionale: nel 2013, ultimo anno in cui è disponibile il dato reddituale, essa era pari al 18,7 per cento (circa un punto in meno rispetto all’Italia). Secondo le informazioni tratte dalla Rbls, le caratteristiche dei contratti di mutuo stipulati nel 2015 per l’acquisto di abitazioni hanno evidenziato una stabilizzazione della durata media (21 anni) e un leggero incremento del rapporto tra l’ammontare del finanziamento e il valore dell’immobile (dal 57 al 59 per cento). Circa un terzo dei nuovi contratti prevede la possibilità di estendere la durata del prestito o di sospenderne i pagamenti senza oneri per i prenditori (nel 2014 era presente in poco meno di un decimo). Le situazioni di potenziale vulnerabilità sono aumentate. I nuclei familiari con un reddito inferiore a quello mediano e un’incidenza della rata del mutuo superiore al 30 per cento del reddito sono arrivati a rappresentare il 3,9 per cento del totale (2,7 nel 2013), un valore ancora contenuto ma doppio rispetto a quello registrato nel Paese. È cresciuta anche la quota di famiglie che hanno dichiarato ritardi nei pagamenti delle rate (dall’8,1 al 10,0 per cento).

Il credito alle imprese
Il credito di banche e società finanziarie al settore produttivo è aumentato dello 0,4 per cento, dopo un triennio di marcata flessione. Il migliorato contesto congiunturale si è associato a un incremento dei finanziamenti alle industrie manifatturiere, in particolare nei comparti dei metalli e dei mezzi di trasporto, e in misura minore alle aziende dei servizi. Il credito all’edilizia ha continuato a calare. Tra le forme tecniche sono tornati a crescere i finanziamenti per lo smobilizzo dei crediti commerciali, in particolare quelli concessi attraverso il factoring.

In base a un’analisi condotta su un campione di circa 8.000 società di capitali con sede in Umbria, nel 2015 i prestiti erogati da banche e società finanziarie hanno ripreso ad aumentare, a ritmo sostenuto, per le sole aziende classificate come non rischiose sulla base dei rating loro attribuiti da Cerved Group (5,7 per cento). Il credito a quelle rischiose si è invece ulteriormente ridotto (-3,8 per cento) riflettendo la selettività delle banche nelle politiche di offerta. La dinamica dei prestiti è stata differenziata anche rispetto alla dimensione aziendale: i finanziamenti alle piccole imprese hanno continuato a diminuire, a fronte di un incremento per le più grandi. L’allentamento delle condizioni monetarie si è riflesso sul costo dei finanziamenti, sia a breve sia a più lungo termine. Ne hanno beneficiato in particolare le aziende manifatturiere e di dimensioni medio-grandi; i tassi applicati alle piccole imprese e a quelle delle costruzioni sono invece rimasti su livelli elevati. Ne è derivato un aumento della dispersione delle condizioni applicate dagli intermediari; a dicembre 2015 la differenza tra il primo e il terzo quartile della distribuzione risultava pari a 6,6 punti percentuali, 0,8 in più rispetto ai dodici mesi precedenti e quasi il doppio dei valori registrati prima della crisi. In linea con le indicazioni provenienti dalla Rbls, anche l’indagine della Banca d’Italia sulle imprese industriali e dei servizi indica un allentamento dei criteri di offerta da parte degli intermediari; nel 2015 è divenuta prevalente la quota di aziende che ha rilevato un miglioramento delle condizioni creditizie rispetto a quella di chi ha segnalato un peggioramento.

Nel 2015 il grado di copertura delle garanzie sui prestiti alle imprese umbre ha continuato a diminuire (62,6 per cento); vi ha influito la riduzione della quota dei prestiti totalmente garantiti, non compensata dall’incremento della copertura registrato sui prestiti parzialmente garantiti. Il calo è stato più intenso per le garanzie personali, nonostante la crescita di quelle prestate dai confidi, dalla finanziaria regionale e dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, il cui peso complessivo è salito dall’11,8 al 12,9 per cento. L’azione della finanziaria regionale è stata sostenuta da fondi dell’Unione europea; nell’ambito dei programmi comunitari 2007-2013, l’Umbria ha costituito nel 2009 un fondo destinato all’attivazione di strumenti di ingegneria finanziaria dedicati alle piccole e medie imprese e finalizzato principalmente all’erogazione di capitale di rischio e alla prestazione di garanzie. In base all’ultimo monitoraggio della Commissione europea, al 31 dicembre 2014 era stato utilizzato il 29,9 per cento della dotazione disponibile (45 milioni di euro). Le risorse destinate agli strumenti di ingegneria finanziaria potranno essere spese entro marzo 2017, in deroga a quanto previsto per gli altri progetti cofinanziati dai fondi strutturali europei.

Consulta l’analisi della Banca d’Italia

 

Banca d’Italia, in Umbria nel 2015 prestiti in aumento dello 0,8% ultima modifica: 2016-06-20T11:33:28+00:00 da Redazione

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