Banca d’Italia, intervento del vice direttore generale Anna Maria Tarantola: “Le banche estere in Italia nella prospettiva della vigilanza”

Sono lieta di partecipare a questo seminario che si propone di celebrare il quarto di secolo dalla costituzione dell’Associazione Italiana delle Banche Estere con la presentazione della ricerca ‘Venticinque anni di banche ed operatori esteri in Italia’ – ha dichiarato Anna Maria Tarantola -. Ho visto nascere l’associazione su impulso del suo presidente, dott. Rosa, e del dott. Saracino, sempre pronti a rappresentare i problemi che le banche estere, allora presenti soprattutto attraverso filiali, incontravano nel nostro Paese. Sono stati venticinque anni intensi, che hanno visto il susseguirsi di fasi di crescita e di recessione, grandi trasformazioni della finanza e dell’economia reale, apertura dei mercati nazionali, progressiva integrazione tra i principali sistemi finanziari e introduzione dell’euro“.

Gli ultimi due anni sono stati particolarmente difficili – ha proseguito Tarantola – caratterizzati da una crisi profonda e diffusa, che ha reso evidenti, nel settore finanziario, carenze regolamentari, incentivi distorti, comportamenti opportunistici, vulnerabilità estese, spesso non percepite appieno. La crisi sembra ora allentare la sua morsa. Le principali istituzioni internazionali sono concordi nel ritenere che la caduta dell’attività economica si sia arrestata; il miglioramento degli indicatori del clima di fiducia dei consumatori e delle imprese prefigura per i prossimi mesi una fase di ripresa, seppur lenta. Anche la condizione del sistema finanziario è migliorata; i mercati all’ingrosso e al dettaglio, fondamentali per l’approvvigionamento di fondi e per lo scambio di prodotti finanziari, sembrano progressivamente riguadagnare funzionalità. Ma siamo lontani dai livelli di produzione e di occupazione pre-crisi. In molti paesi, tra cui il nostro, l’entità della crisi e i suoi riflessi sull’economia reale sono tali che il ritorno alla situazione antecedente richiederà anni di crescita sostenuta”.

“La debole ripresa che stiamo osservando a livello internazionale è trainata soprattutto dalle misure di sostegno varate dai Governi dei maggiori paesi. L’espansione è più sostenuta nei paesi emergenti, in particolare quelli asiatici, che hanno mostrato, forse anche per le lezioni apprese nella crisi della fine dello scorso millennio, maggiore capacità di resistere e reagire. L’auspicio è che, grazie ad attente e coerenti politiche economiche, l’onda di ripresa si estenda pienamente ai paesi avanzati, all’Italia. In campo finanziario, due appaiono oggi i maggiori problemi da fronteggiare: avviare in tempi brevi un nuovo quadro regolamentare e di supervisione che risolva le carenze evidenziate dalla crisi; ripristinare condizioni di piena funzionalità del sistema finanziario in modo da garantire, anche nel nostro Paese, il flusso di risorse necessarie per accompagnare e sostenere la ripresa dell’economia.
Il processo di stabilizzazione e rafforzamento del sistema finanziario e di riscrittura delle regole procede secondo il calendario fissato dai leader del G20 e dal Financial Stability Board (FSB). L’insieme delle riforme, una volta attuato, dovrà accrescere la resistenza del sistema finanziario agli shock; favorire lo sviluppo di modelli di intermediazione orientati ai risultati di lungo periodo; eliminare gli incentivi all’eccessiva assunzione di rischi, stimolando comportamenti lungimiranti e improntati alla sana e prudente gestione degli intermediari”
, ha dichiarato alla platea del  25° anniversario di fondazione dell’AIBE.

“La preoccupazione che il sistema bancario non riesca a garantire un sufficiente grado di sostegno all’economia è particolarmente sentita in Italia, anche per la struttura finanziaria delle nostre piccole e medie imprese, fortemente dipendente dal credito bancario e storicamente sbilanciata sul debito a breve. La crisi può, deve essere un’occasione per agire con determinazione sul riequilibrio della struttura del passivo delle imprese. Le banche, nella loro attività di selezione della clientela, devono essere capaci di valutare le potenzialità di sviluppo di lungo periodo delle aziende, di assisterle nella crescita. In questo contesto, l’apporto delle banche estere può essere significativo, soprattutto in alcuni segmenti dell’economia. In Italia, a filiali e filiazioni di intermediari con sede in altri paesi fa capo ormai un quinto dell’intermediazione bancaria: una quota simile a quella che si riscontra in molte tra le economie avanzate. Un’analisi di ciò che è avvenuto nel passato è utile non solo per individuare il contributo, in termini di competitività e innovazione, qualità e quantità di servizi offerti, che le banche estere hanno fornito ai mercati di insediamento, ma anche per delineare il possibile apporto futuro. Diverse sono le determinanti di questo contributo: la tipologia di intermediari esteri, il loro modello di business, gli obiettivi perseguiti, i risultati raggiunti e l’impatto sui prezzi. Sono questi i fattori esaminati nell’approfondito e stimolante lavoro che viene oggi presentato”.

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Banca d’Italia, intervento del vice direttore generale Anna Maria Tarantola: “Le banche estere in Italia nella prospettiva della vigilanza” ultima modifica: 2009-11-22T14:39:53+00:00 da Flavio Meloni

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