Banca d’Italia, nel 2015 in Emilia Romagna prestiti in contrazione dello 0,5%

Banca d'Italia Logo 2La moderata ripresa dell’attività produttiva si è in parte riflessa sulla dinamica del credito bancario erogato in Emilia Romagna, la cui diminuzione si è attenuata nel corso del 2015. A dicembre la riduzione del credito al settore privato non finanziario è stata dello 0,5 per cento su base annua (-2,3 alla fine del 2014). Nei primi mesi del 2016 la dinamica del credito ha proseguito su ritmi analoghi. I prestiti alle imprese si sono ridotti dell’1,0 per cento su base annua, un calo più contenuto rispetto a quello registrato alla fine del 2014 (-3,1). Nel corso dell’anno le nuove erogazioni sono tuttavia moderatamente aumentate, riflettendo la crescita della domanda di credito nella manifattura e nei servizi e il miglioramento delle condizioni di offerta, specie in termini di tassi di interesse. La dinamica del credito è rimasta, tuttavia, fortemente differenziata in base ai settori di attività e al diverso merito di credito delle imprese. I prestiti alle famiglie consumatrici sono tornati a crescere (0,8 per cento). La dinamica positiva ha riflesso il rafforzamento della domanda di nuovi mutui ipotecari da parte delle famiglie, sospinta dall’aumento delle transazioni immobiliari e da tassi d’interesse particolarmente contenuti. Lo rileva la Banca d’Italia nelle periodica analisi relativa alle economie regionali.

Nel corso dell’anno il credito erogato dai primi cinque gruppi nazionali ha mostrato, rispetto al resto del sistema bancario, una tendenza al recupero più marcata per la componente destinata alle imprese e più contenuta per quella rivolta alle famiglie. La composizione dei portafogli delle grandi banche rimane caratterizzata da una più elevata esposizione verso le imprese, in particolare quelle medie e grandi, e da una minore incidenza dei prestiti alle famiglie. La quota di prestiti alle imprese e alle famiglie detenuta dai primi cinque gruppi nazionali si è attestata al 42 per cento.

L’intonazione distesa delle condizioni d’offerta è confermata dall’indagine condotta dalla Banca d’Italia su un campione di imprese regionali con almeno 20 addetti. Il saldo tra la quota di imprese intervistate che ha segnalato un miglioramento delle condizioni di indebitamento nel secondo semestre rispetto al primo e quella che ha indicato un peggioramento è stato pari al 10 per cento (era l’8 un anno prima); il miglioramento ha riguardato prevalentemente il costo dei finanziamenti. Le richieste di nuovi prestiti effettuate nel 2015 sono state accolte per intero nell’81 per cento dei casi, sei punti percentuali in più rispetto al 2014. La quota di imprese che ha ricevuto una richiesta di rientro anticipato sui prestiti concessi si è ridotta al 5 per cento (era il 9 un anno prima).

Il credito alle famiglie
I finanziamenti alle famiglie consumatrici, compresi quelli erogati dalle società finanziarie, sono aumentati dello 0,6 per cento, a fronte di un calo dello 0,8 nel 2014. La dinamica positiva è proseguita nei primi mesi del 2016. I prestiti per l’acquisto di abitazioni sono rimasti sostanzialmente invariati (-1,5 per cento nel 2014). Le nuove erogazioni di mutui, al netto di surroghe e sostituzioni, sono state pari a 2,7 miliardi di euro, in significativa crescita rispetto all’anno precedente (2 miliardi circa); tale valore rappresenta, tuttavia, meno della metà dell’importo dei mutui erogati nel 2007. La riduzione dei tassi d’interesse ha stimolato anche il mercato delle surroghe e delle sostituzioni, che hanno superato i 750 milioni, il 2,9 per cento delle consistenze dei mutui alla fine del 2014. Considerando anche i mutui rinegoziati dalla clientela con la propria banca, i prestiti ipotecari per i quali sono state ridefinite le condizioni sono stati il 6,9 per cento del totale, in deciso aumento rispetto all’anno precedente (1,0). La quota dei nuovi mutui a tasso fisso è salita al 39 per cento. Con riferimento alle caratteristiche anagrafiche dei mutuatari, si è ulteriormente ridotta la quota dei nuovi finanziamenti destinati ai giovani con meno di 35 anni, mentre è proseguita la crescita dell’incidenza di quelli destinati agli stranieri. Nel corso del 2015 si è arrestata la tendenza alla riduzione delle erogazioni di importo più elevato. La quota di mutui oltre i 150.000 euro si è attestata al 24,6 per cento, in linea col dato del 2014, ma circa 10 punti percentuali al di sotto del massimo storico rilevato nel 2010. In base ai dati della Rbls la durata media delle nuove erogazioni è stata di circa 21 anni, stabile rispetto all’anno precedente. Il rapporto tra il valore del prestito e quello dell’immobile (loan-to-value ratio) si è attestato al 59 per cento, in crescita di circa un punto rispetto al 2014.

Nell’ultimo trimestre del 2015, il tasso d’interesse bancario medio applicato alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è stato pari al 2,6 per cento, in calo rispetto al 2,9 del corrispondente periodo del 2014. Il differenziale tra le nuove operazioni a tasso fisso e quelle a tasso variabile è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente (0,8 punti percentuali). Al calo del tasso d’interesse medio si è associata anche una riduzione della dispersione delle condizioni praticate, che si era ampliata con l’emergere della crisi del debito sovrano, specie per i contratti a tasso fisso. Il credito al consumo è aumentato (5,0 per cento), trainato dalla crescita di quello riferibile alle banche. Sull’andamento ha inciso favorevolmente l’aumento degli acquisti di beni durevoli.

Il credito alle imprese
Alla fine del 2015 i prestiti alle imprese, compresi quelli erogati dalle società finanziarie, sono diminuiti dell’1,1 per cento, un calo meno marcato rispetto a quello dell’anno precedente (-3,1). Tale dinamica ha riflesso un aumento dei nuovi finanziamenti erogati nel corso dell’anno che permangono tuttavia su livelli non ancora sufficienti a compensare i rimborsi dei prestiti in essere. Il credito alle imprese manifatturiere è cresciuto dell’1,3 per cento; nei servizi la flessione è proseguita a tassi di poco inferiori a quelli di fine 2014 (-2,1 per cento). Nelle costruzioni il calo si è attestato al -2,9 per cento; sul comparto continua a gravare l’elevata rischiosità del credito.

Al netto delle sofferenze, tra le diverse forme tecniche la flessione si è attenuata per i finanziamenti a scadenza, la cui dinamica ha beneficiato anche di processi di consolidamento del debito delle imprese, in uno scenario dei tassi di interesse che ha favorito forme di indebitamento a medio e lungo termine. Il calo dei finanziamenti si è attenuato in misura minore per le altre forme contrattuali, rimanendo particolarmente accentuato per le aperture di credito in conto corrente (-12,4 per cento) e per gli anticipi (-7,4 per cento). Alla prolungata diminuzione dei prestiti osservata negli ultimi anni ha contribuito anche il processo di riequilibrio delle fonti di finanziamento intrapreso dalle imprese eccessivamente sbilanciate verso il debito. L’aggiustamento ha condotto a una riduzione del leverage delle società di capitali di oltre 4 punti percentuali fra il 2012 e il 2014, anno in cui si è attestato al 47,8 per cento. La ricomposizione a favore dei mezzi propri si è realizzata anche attraverso la contrazione dell’indebitamento finanziario, in un contesto recessivo che non ha favorito gli aumenti di capitale e ha ridotto la capacità di autofinanziamento. Dal 2014 la graduale ripresa dell’attività produttiva ha rafforzato il contributo alla riduzione del leverage apportato dalla crescita dell’autofinanziamento.

Nel 2015 le emissioni obbligazionarie lorde effettuate dalle aziende non finanziarie con sede in Emilia-Romagna sono state pari a 681 milioni di euro, un valore simile a quello del 2007 ma più contenuto rispetto a quelli registrati nell’ultimo biennio. Sulla riduzione delle emissioni ha influito la diminuzione del costo del credito bancario, che ha reso relativamente meno appetibile il collocamento di obbligazioni. La quasi totalità dell’importo nominale dei titoli è riconducibile a pochi emittenti di grande dimensione. In base alle rilevazioni del quarto trimestre del 2015, il tasso d’interesse medio a breve termine praticato alle imprese si è attestato al 4,9 per cento, in calo di oltre mezzo punto percentuale rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente; il costo del credito è rimasto più elevato per le piccole imprese e per il settore delle costruzioni (7,2 e 6,2 per cento, rispettivamente). Il tasso sui nuovi finanziamenti a medio e lungo termine è stato pari al 2,6 per cento, in diminuzione di circa 4 decimi di punto rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Nostre analisi sul costo del credito indicano che le imprese classificate come più sicure hanno pagato tassi di interesse significativamente inferiori a quelli applicati alle più rischiose (2,2 punti percentuali in meno sui tassi a breve e 1,2 su quelli a medio e lungo termine); i differenziali si sono moderatamente ridotti rispetto a quelli rilevati nel 2014.

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Banca d’Italia, nel 2015 in Emilia Romagna prestiti in contrazione dello 0,5% ultima modifica: 2016-06-20T12:10:28+00:00 da Redazione

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