Banca d’Italia, nel 2015 in Friuli Venezia Giulia prestiti in crescita

Banca d'Italia Logo 2Nel corso del 2015 i prestiti bancari concessi alla clientela residente in regione sono tornati ad aumentare dopo circa tre anni di calo: nei dodici mesi terminanti alla fine di dicembre l’incremento si è attestato all’1,8 per cento; il credito al settore privato non finanziario è cresciuto dell’1,9 per cento. La dinamica è riconducibile sia alle famiglie consumatrici (0,7 per cento) sia, in misura più rilevante, al comparto produttivo (2,9 per cento). L’aumento dei finanziamenti alle imprese è stato sospinto da quelli alle aziende di maggiori dimensioni (4,5 per cento), che riflettono alcune operazioni di importo rilevante; al netto di queste ultime la variazione sarebbe stata lievemente negativa; è proseguito il calo del credito alle piccole imprese (-2,6 per cento). Nei primi mesi dell’anno i finanziamenti hanno continuato a crescere, in accelerazione per le famiglie consumatrici e a ritmi più contenuti per le imprese (rispettivamente 1,1 e 1,7 per cento a marzo 2016). Lo rileva la Banca d’Italia nella sua periodica analisi dedicata alle economie regionali.

Tra la fine del 2014 e quella del 2015 le differenze nelle dinamiche creditizie per dimensione di banca sono rimaste contenute per le imprese, mentre si sono attenuate per le famiglie consumatrici; per queste ultime il calo dei prestiti erogati dalle banche appartenenti ai primi cinque gruppi nazionali è passato dal 3,0 all’1,1 per cento, mentre è proseguito l’aumento dei finanziamenti concessi dalle altre banche (1,6 per cento).

In base alle valutazioni delle banche intervistate nello scorso mese di febbraio, nel secondo semestre del 2015 in presenza di condizioni di offerta nel complesso stabili, si è rafforzata la domanda di credito da parte di famiglie e imprese.

Il credito alle famiglie
Nel corso del 2015 il credito concesso da banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici, in calo dalla fine del 2012, è tornato a crescere: alla fine di dicembre l’aumento si è attestato allo 0,6 per cento (-1,0 per cento a fine 2014). Tale dinamica è ascrivibile alla ripresa sia dei prestiti per l’acquisto di abitazioni (0,8 per cento), che rappresentano circa i due terzi del totale, sia del credito al consumo (3,3 per cento). Nei primi mesi dell’anno è proseguito l’aumento dei finanziamenti alle famiglie (1,2 per cento a marzo 2016).

Le caratteristiche dei mutui alle famiglie
Nel 2015 le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni hanno continuato a crescere, raggiungendo i 767 milioni di euro; rispetto all’anno precedente, l’espansione è stata del 39,3 per cento. Alla dinamica vivace, lievemente superiore alla media italiana, hanno contribuito la ripresa delle transazioni di immobili residenziali e condizioni di offerta del credito più favorevoli; l’aumento è proseguito anche nel primo trimestre del 2016.

La crescita del flusso di nuovi mutui è stata sospinta dalla componente a tasso fisso a fronte del lieve calo di quella a tasso variabile, la cui incidenza sul totale è scesa dall’81,5 al 51,5 per cento. La ricomposizione è in parte spiegata dalla significativa riduzione del differenziale tra tasso fisso e variabile, che è sceso a 80 punti base (erano 130 a dicembre 2014). Nello stesso periodo, il tasso di interesse medio su tale tipologia di operazioni è diminuito dal 3,2 al 2,8 per cento.

La crescita del flusso di nuovi mutui è stata sospinta dalla componente a tasso fisso a fronte del lieve calo di quella a tasso variabile, la cui incidenza sul totale è scesa dall’81,5 al 51,5 per cento. La ricomposizione è in parte spiegata dalla significativa riduzione del differenziale tra tasso fisso e variabile, che è sceso a 80 punti base (erano 130 a dicembre 2014). Nello stesso periodo, il tasso di interesse medio su tale tipologia di operazioni è diminuito dal 3,2 al 2,8 per cento.

Per quanto riguarda le consistenze, alla fine del 2015 la quota dei mutui a tasso variabile era pari a tre quarti del totale. Nel corso dello scorso anno le surroghe e le sostituzioni sono aumentate in misura considerevole, raggiungendo il valore di 207 milioni di euro, pari a circa il 3,2 per cento delle consistenze alla fine del 2014; considerando anche i contratti rinegoziati dalla clientela con la propria banca l’incidenza ha raggiunto il 6,5 per cento. Con riferimento alla distribuzione per classe di età dei prenditori, dopo un calo prolungato, nel corso del 2015 la quota dei nuovi mutui concessi a giovani con età inferiore ai 35 anni è aumentata di un punto percentuale, raggiungendo il 34,9 per cento.

Il credito alle imprese
Nel 2015 il credito concesso alle imprese da banche e società finanziarie ha ripreso a crescere: alla fine di dicembre l’incremento si è attestato al 2,3 per cento sui dodici mesi; nei primi mesi del 2016 la crescita è proseguita (2,4 per cento a fine marzo). L’aumento ha interessato principalmente il comparto della manifattura (9,1 per cento), riflettendo l’andamento positivo dei settori della fabbricazione dei mezzi di trasporto, della metallurgia e della fabbricazione dei macchinari; per le aziende dei servizi i finanziamenti sono saliti (1,2 per cento), mentre la riduzione del credito al settore delle costruzioni si è intensificata (-6,1 per cento).

Al netto delle posizioni classificate in sofferenza, la crescita dei prestiti è stata sospinta dall’andamento dei finanziamenti a medio e lungo termine (2,3 per cento a dicembre 2015); vi hanno influito la ripresa della spesa per investimenti e i consolidamenti delle posizioni debitorie delle imprese. Nello stesso periodo si sono invece ridotte le forme di finanziamento a breve termine: gli anticipi di crediti commerciali sono diminuiti del 4,9 per cento, mentre le aperture in conto corrente sono scese dell’11,2 per cento. Tra la fine del 2014 e quella del 2015 i tassi di interesse sui prestiti al settore produttivo sono calati: quello con scadenza inferiore a un anno dal 5,5 al 5,1 per cento, quello sulle nuove operazioni a medio e a lungo termine dal 3,5 al 2,6 per cento.

Credito alle imprese per classe di rischio
Un’analisi condotta su oltre 10.700 società di capitali con sede in regione, per le quali si dispone sia dei dati di bilancio sia delle segnalazioni alla Centrale dei rischi, mostra che nell’ultimo anno si è ampliato il divario nelle dinamiche creditizie delle imprese appartententi a diverse classi di rischio. Alla fine del 2015 i finanziamenti concessi da banche e società finanziarie alle imprese più solide, che costituivano quasi i tre quarti del campione, sono aumentati del 10,2 per cento, in forte accelerazione rispetto al periodo precedente. La riduzione del credito è invece proseguita per quelle più rischiose (-7,8 per cento); tale flessione avrebbe risentito delle politiche di offerta attuate dagli intermediari, ancora caute nei confronti delle imprese più fragili.

Le garanzie sui prestiti alle imprese
In base ai dati della Centrale dei rischi, tra il 2014 e il 2015 il grado di copertura delle garanzie (espresso dal rapporto tra il valore delle garanzie e il totale dei prestiti) è diminuito dal 56,3 al 53,8 per cento, dopo essere cresciuto ininterrottamente dal 2011; l’incidenza in regione è rimasta inferiore alla media del Nord Est e a quella nazionale (rispettivamente 57,7 e 58,3 per cento).

Il calo del grado di copertura delle garanzie ha interessato tutti i comparti di attività e le imprese di maggiori dimensioni; il rapporto è invece rimasto sostanzialmente stabile su valori elevati per le aziende minori (75,9 per cento). L’incidenza delle garanzie è risultata inferiore per le banche appartenenti ai primi cinque gruppi nazionali rispetto agli altri intermediari; il peso delle garanzie risultava massimo per le banche minori (70,6 per cento). Negli anni della crisi ha assunto un peso crescente la componente delle garanzie personali riconducibile ai confidi, alle finanziarie regionali e al Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese (Pmi). L’incidenza delle garanzie prestate da tali soggetti è progressivamente salita raggiungendo nel 2015 l’11,6 per cento, un valore superiore a quello del Nord Est e dell’Italia (rispettivamente 8,2 e 9,0 per cento). Tra la fine del 2014 e quella del 2015 è lievemente diminuito il peso dei confidi (6,8 per cento) mentre è quasi raddoppiato quello del Fondo di garanzia per le Pmi (4,6 per cento).

Consulta l’analisi della Banca d’Italia

 

Banca d’Italia, nel 2015 in Friuli Venezia Giulia prestiti in crescita ultima modifica: 2016-06-20T11:53:47+00:00 da Redazione

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