Barbagallo, Banca d’Italia: “Bene emendamenti approvati su riforma Bcc”

Banca d'Italia Logo 2La riforma del credito cooperativo introdotta con il decreto legge n.18 del 2016 e poi modificata in alcune parti con emendamenti è il linea con la necessità di rafforzare patrimonialmente il settore. Così Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza di Banca d’Italia, nel corso di un suo intervento al convegno di Italianieuropei.

“L’elemento chiave della riforma – ha sottolineato Barbagallo – è il ‘gruppo bancario cooperativo’, istituto introdotto ex novo nel Testo unico bancario. A valle della capogruppo, ne farebbero parte le Bcc affiliate attraverso un “contratto di coesione” e le altre società bancarie, finanziarie e strumentali controllate dalla capogruppo. La riforma individua direttamente alcuni contenuti minimi del contratto “di coesione” che disciplina i poteri di direzione e coordinamento della capogruppo sulle Bcc aderenti, 7 la garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle altre banche del gruppo, le condizioni di ammissione nel gruppo. A tutela della mutualità, viene confermato che ciascuna Bcc opera prevalentemente con i soci e nell’ambito territoriale di competenza, secondo quanto previsto dai rispettivi statuti, e che il rispetto di tali regole costituisce condizione per la qualifica della BCC come cooperativa a mutualità prevalente anche ai fini della disciplina fiscale di agevolazione. La riforma interviene anche su altri aspetti non secondari, che mi limito a richiamare brevemente. Per favorire la patrimonializzazione delle singole Bcc, sono innalzati l’ammontare massimo di capitale detenibile da un socio e il numero minimo di soci di una Bcc. Si interviene sulle “azioni di finanziamento” per ampliarne le possibilità di utilizzo e potenziarne l’efficacia come strumento di sostegno patrimoniale intra-gruppo. Nella transizione al nuovo assetto, si introducono meccanismi di opt-in che attribuiscono a ciascuna Bcc il diritto di chiedere l’ammissione a uno dei gruppi costituiti, da ottenere entro un termine breve e alle stesse condizioni stabilite per gli aderenti originari. Nella fase di costituzione dei gruppi, è riconosciuto all’Autorità di vigilanza un ruolo specifico di valutazione della loro adeguatezza patrimoniale e di rispondenza a criteri di sana e prudente gestione”.

È fondamentale ha aggiunto Barbagallo “che la capogruppo del gruppo bancario disponga di efficaci poteri di nomina, revoca e sostituzione degli organi delle Bcc”. Questi poteri sono definiti nel contratto di coesione che lega la capogruppo alle singole Bcc in base al rischio “ma non devono essere limitati ex ante a casi eccezionali. Condividiamo pertanto l’emendamento apportato in tal senso”.

Postitiva anche la modifica alla way-out prevista dal decreto, fissando una data certa entro cui esercitarla e una platea di Bcc che possono utilizzarla stabilita con i dati di bilancio a fine 2015.

Le Bcc che hanno patrimonio sopra 200 milioni a fine 2015 possono chiedere a Bankitalia entro 60 giorni l’autorizzazione a conferire l’azienda bancaria a una spa autorizzata versando il 20 pct del proprio patrimonio.

In questo modo “sarebbe chiarita la natura transitoria e eccezionale della previsione di way out. La norma cosi configurata elimina le incertezze e consente di minimizzare i rischi di indebolimento dei costituendi gruppi cooperativi”.

Leggi il testo completo dell’intervento

 

Barbagallo, Banca d’Italia: “Bene emendamenti approvati su riforma Bcc” ultima modifica: 2016-03-21T13:11:29+00:00 da Redazione

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