Bnl, i conti delle banche italiane in prospettiva. Le ripercussioni della crisi sul mondo del credito

La debolezza della crescita economica è destinata riflettersi sulle banche del nostro Paese. La causa è da attribuirsi al fatto che, pur avendo accresciuto la loro proiezione internazionale, gli istituti di credito italiani rimangono prevalentemente domestici. A sostenerlo è il Focus settimanale del Servizio studi di Bnl del 3 settembre.

La debolezza economica del Paese
Dopo aver registrato nel periodo 2000-07 una crescita pari a poco più della metà di quella dell’area dell’euro e aver subito una contrazione particolarmente severa nel biennio 2008-09 (-6,5% a fronte del -4% per l’area della moneta comune), l’Italia è tra i paesi in cui più deboli sono i segni di ripresa. Nel secondo trimestre del 2010 la crescita economica tendenziale è risultata pari ad appena l’1,1%, meglio del trimestre precedente (+0,5%) ma decisamente lontana dal +3,7% della Germania, dal +1,7% della Francia e dal dato medio dell’eurozona (+1,7%).

Le ripercussioni sul mondo bancario. Le sofferenze
Il rafforzamento del processo di crescita economica è argomento fondamentale non solo per la crescita del volume dell’intermediazione creditizia e dei ricavi complessivi ma anche per la correzione del processo di deterioramento della qualità del portafoglio prestiti, per le banche italiane la componente decisamente prevalente dell’attivo” spiega l’analisi del Servizio studi di Bnl. Nel 2009 infatti i crediti deteriorati verso la clientela (sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate, scadute o sconfinanti) sono aumentati del 43,4%, salendo dal 6,5% al 9,1% del totale dei prestiti. Espresso in valore, il flusso dei nuovi crediti deteriorati è risultato nel 2009 pari a 63 miliardi, il 5,9% dei prestiti regolari all’inizio dell’anno. All’interno di questo aggregato le nuove sofferenze sono risultate pari a quasi 28 miliardi, delle quali poco meno di 23 miliardi riferibili a imprese non finanziarie e 5,2 miliardi alle famiglie consumatrici. Mentre la consistenza dei prestiti alle imprese non finanziarie è circa 1,7 volte quella dei finanziamenti alle famiglie consumatrici, a livello di nuove sofferenze il rapporto è pari a 4,2. I tassi d’insolvenza relativi ai prestiti alle imprese sono cresciuti di più nel Mezzogiorno e tra le imprese del manifatturiero, con punte particolarmente elevate per i comparti della moda e della metalmeccanica.Il processo di deterioramento del portafoglio prestiti è proseguito anche nella prima parte del 2010, con il rapporto tra flusso di nuove sofferenze e ammontare dei prestiti in essere dodici mesi prima arrivato a giugno a 1,92% (1,35% per le famiglie consumatrici, 2,59% per le imprese). Rispetto al dato di fine marzo si osserva un leggero arretramento, più pronunciato per le imprese operanti nelle due circoscrizioni settentrionali. In ulteriore aggravamento, invece, il già elevato dato delle imprese meridionali (al 3,92%).

Il confronto con la recessione del 1993
Confrontando l’esperienza del 2009 con la recessione del 1993, esperienza di gravità comparabile, si può rilevare come nella fase recente il peggioramento della qualità dei prestiti alle imprese sia stato limitato da un livello storicamente ridotto del costo del debito e da una condizione finanziaria delle imprese meno vulnerabile. Rispetto all’inizio degli anni ’90, nell’attuale recessione tra le imprese più fragili sono relativamente più numerose quelle di maggiore dimensione.Se si guarda alla relazione banca-impresa nel corso dell’ultimo biennio due dati meritano particolare attenzione. Innanzitutto, la rinegoziazione dell’esposizione bancaria delle imprese non finanziarie in difficoltà ha comportato per gli istituti di credito lo stralcio del 36% del debito originario: 20% nel caso di società quotate e 41% in quello di società non quotate. Inoltre solo il 14% dei piani di ristrutturazione del debito contempla aumenti di capitale da parte dei soci dell’impresa.

Bnl, i conti delle banche italiane in prospettiva. Le ripercussioni della crisi sul mondo del credito ultima modifica: 2010-09-06T07:10:00+00:00 da Flavio Meloni

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