Censis, italiani pronti a ripartire con la corsa al mattone. Ma i prezzi sono ancora troppo alti

Il comparto edilizio-immobiliare ha dimostrato una eccezionale solidità. Ora non basta più – ha dichiarato il direttore generale Giuseppe Roma -. Non può perdere l’enorme disponibilità di risorse dei risparmiatori. Gli italiani vorrebbero investire in immobili, ma la tassazione è ingiusta ed elevata, e i prodotti edilizi su piazza non sono coerenti. Così molti italiani decidono di comprare in Francia monolocali di 20 o 30 mq che rendono più del 5%. Nessun investimento finanziario garantisce oggi tassi del genere”.

La casa come bene rifugio
La casa continua a rappresentare un bene rifugio per chi vuole investire, nonostante il ridimensionamento delle vendite registrato dal 2007 ad oggi. Secondo l’istituto di ricerca, è possibile prevedere un leggero progresso nelle compravendite, stimato in 630.000 unità residenziali a fine anno (+3,4% rispetto al 2009). Il mercato immobiliare potrebbe dunque riprendere slancio dopo il sensibile ridimensionamento fatto registrare negli ultimi anni, con 609.000 abitazioni vendute nel 2009 a fronte delle 800.000 l’anno scambiate nel decennio 1997-2007.

Risparmio, le preferenze degli italiani
Secondo l’indagine del Censis, in questo momento l’investimento in un immobile è considerato il canale preferibile per l’impiego dei risparmi familiari. Il 22,7% degli italiani ritiene che sia questa la forma di utilizzo dei propri risparmi da privilegiare, contro il 21,8% che pensa che i risparmi vadano mantenuti liquidi sul conto corrente e appena l’8,5% che giudica preferibile acquistare azioni e quote di fondi di investimento. C’è comunque un 39,7% di italiani che dichiara di non avere risparmi da utilizzare. A puntare sul mattone sono le famiglie con la persona di riferimento in età centrale, tra 45 e 54 anni, con il 30,1% delle preferenze.

Prezzi giudicati ancora troppo alti
Pur a fronte di una fiducia così diffusa, gli investimenti dei privati stentano a decollare a causa della difficoltà a individuare sul mercato condizioni economiche compatibili con l’entità delle risorse familiari disponibili. L’indagine del Censis evidenzia che la percezione di un calo dei prezzi delle abitazioni in corrispondenza della crisi risulta sempre meno diffusa: la percentuale di coloro che vedevano una flessione dei valori immobiliari è scesa progressivamente dal 35,6% degli intervistati di gennaio 2009, al 34,3% di giugno dello stesso anno, al 33,6% di gennaio 2010 e poi addirittura al 27,2% nell’ultima rilevazione dell’estate 2010. Il 23,6% del campione ritiene che i prezzi siano al contrario aumentati, il 25,9% che siano rimasti uguali, il 23,3% non è in grado di esprimere una opinione in merito.

Si rinviano gli interventi di manutenzione
Anche la tradizionale cura delle famiglie italiane per la qualità della propria abitazione, e quindi la propensione alla spesa nella manutenzione e nella ristrutturazione del proprio immobile, incontrano crescenti difficoltà a tradursi in pratica. Se il 9,8% degli intervistati dichiara di avere in programma una spesa per un intervento migliorativo della propria abitazione (percentuale che sale al 13,7% nella fascia alta di reddito), una quota molto significativa, pari al 17,2%, ammette di averne bisogno ma che in questo momento preferisce rinviare. Da notare che la percentuale delle famiglie che rimandano l’intervento di manutenzione o ristrutturazione della casa è più alta al Sud, con un al 21,3% contro il 13,5% del Nord-Est, e tra il ceto medio (19%).

Censis, italiani pronti a ripartire con la corsa al mattone. Ma i prezzi sono ancora troppo alti ultima modifica: 2010-08-30T09:01:46+00:00 da Flavio Meloni

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