Cessione del quinto dello stipendio. CIRCOLARE 17 gennaio 2011, n. 1

 

 

Con la circolare, frutto della collaborazione con il Dipartimento degli Affari Generali, del Personale e dei Servizi-DAG e dalla Ragioneria Generale dello Stato, si aggiorna e si rende più snello il procedimento amministrativo concernente le richieste di delegazione convenzionale di pagamento, raccogliendo e semplificando le precedenti istruzioni in materia, oltre a innovare le modalità di riscossione e di determinazione degli oneri dovuti all’Amministrazione a fronte dell’attività prestata a favore degli istituti delegatari.

Prima della circolare la materia della delegazione di pagamento da parte dei dipendenti pubblici era regolata, oltre che dalla normativa di rango primario, da una serie di circolari che, succedutesi nel tempo, avevano creato una serie di problemi interpretativi.

Le esigenze di semplificazione amministrativa hanno imposto l’emanazione della circolare,in modo da diramare nuove e più organiche istruzioni in materia, superando così le indicazioni, nonché le problematiche, risultanti dalla stratificazione di regole e comportamenti avvenuta nel tempo, a causa del succedersi, oltre al parziale sovrapporsi, dei documenti.

Peraltro, si introducono significativi elementi di innovazione procedimentale – si legge nella circolare – tra i quali meritano di essere segnalati, soprattutto, le diverse modalità di riscossione e la più articolata determinazione degli oneri amministrativi da porre a carico degli istituti delegatari. Da ultimo, non va dimenticato che, sebbene delegazione di pagamento e cessione del quinto dello stipendio abbiano una struttura in qualche modo simile, si tratta, in realtà, di figure giuridiche diverse. Difatti, la cessione del quinto non è soggetta ad accettazione da parte dell’Amministrazione e, di norma, la delegazione va ad aggiungersi ad una cessione dello stipendio in atto. Neppure va trascurato che i presupposti e i limiti, tra cessione dello stipendio e delegazione, sono in larga parte differenti. Relativamente alla cessione del quinto dello stipendio, si rinvia, per maggiori approfondimenti, alle indicazioni fornite con le circolari 3 giugno 2005, n. 21/RGS, e 13 marzo 2006, n. 13/RGS“.

La possibilità per il dipendente pubblico di avvalersi dello strumento della delegazione convenzionale di pagamento è legata a taluni presupposti:

  1. Esistenza di un rapporto di impiego pubblico.
  2. La delegazione di pagamento deve avere ad oggetto un contratto di assicurazione oppure un contratto di finanziamento.
    Nel caso di assicurazione, il contratto deve essere finalizzato a risarcire, in tutto o in parte, i danni cagionati da eventi legati alla vita umana (assicurazione contro gli infortuni, assicurazione sulla vita, etc) oppure a coprire i rischi professionali derivanti dall’attività lavorativa svolta o anche, infine, a costituire una posizione previdenziale integrativa dell’assicurazione generale obbligatoria. Pertanto, devono ritenersi escluse altre tipologie di polizze aventi lo scopo di coprire rischi connessi a “beni materiali” in senso lato, quali, ad esempio, le assicurazioni sulla responsabilità civile per gli autoveicoli (cd. “R.C. auto”), contro l’incendio o il furto relativamente all’autoveicolo o all’abitazione, contro eventi atmosferici, sui crediti, eccetera.
    Nell’ipotesi di finanziamento di regola non avrà rilievo alcuno la ricerca dei motivi per cui è stato stipulato il contratto, salvo che il delegante non intenda avvalersi della possibilità di oltrepassare, nel caso di concorso con la cessione dello stipendio, la quota di un quinto al netto delle ritenute di legge, fermi restando gli altri limiti legali. In quest’ultima evenienza, per tutelare il dipendente da un eccessivo indebitamento, l’Amministrazione dovrà valutare con molto rigore le richieste pervenute – che l’interessato avrà cura di giustificare e documentare convenientemente – escludendo quelle fondate su motivi non ritenuti meritevoli di tutela. Senza alcuna pretesa di esaustività e solamente a carattere orientativo, si ritiene non possano trovare accoglimento le richieste di finanziamento concernenti l’acquisto di beni di largo consumo o voluttuari, le spese per le vacanze, gli esborsi per i giochi e pronostici in generale, mentre appaiono più meritevoli di positiva considerazione le richieste volte a sostenere spese, afferenti anche ai propri familiari, per gli studi universitari, per i viaggi legati ad esigenze di salute, per il reintegro di perdite patrimoniali impreviste ed imprevedibili (incidenti domestici, calamità naturali, eccetera).

In ogni caso, l’Amministrazione, per le delegazioni di pagamento inerenti a finanziamenti, dovrà sempre valutare una serie di elementi, anche nell’interesse e per la tutela del proprio dipendente (quali, ad esempio, la durata del prestito ed il tasso di interesse).

In entrambe le tipologie occorre che il contratto sia stato stipulato con uno dei soggetti elencati all’articolo 15 del D.P.R. n. 180/1950:

  • istituti di credito o di previdenza costituiti tra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni (casse mutue, casse sovvenzioni ed istituti similari);
  • società di assicurazioni legalmente esercenti l’attività;
  • istituti e società esercenti il credito, con esclusione delle società di persone, nonché le casse di risparmio e i monti di credito su pegno.

Inoltre, soprattutto per ragioni di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, la richiesta di delegazione non può avere ad oggetto, comunque, un periodo inferiore a dodici mesi. Di converso, per i contratti di finanziamento, fatte salve le fattispecie riguardanti i mutui stipulati per il pagamento del prezzo dell’alloggio, la durata massima assentibile è di dieci anni.

Sempre in relazione ai contratti di finanziamento, va ricordato che la durata del pagamento delle rate di rimborso del finanziamento non può eccedere il rimanente periodo del contratto di lavoro, per il personale a tempo determinato, o, comunque e per tutto il personale, il momento di conseguimento del diritto al trattamento di quiescenza. Le suddette prescrizioni, esplicitamente poste per la cessione del quinto dello stipendio, sono indubbiamente applicabili anche per i contratti di finanziamento in discorso, per i quali si richiede di avvalersi della delegazione di pagamento.

Ulteriore presupposto per la delegazione convenzionale di pagamento è l’esistenza, a monte, di una convenzione tra l’Amministrazione e gli istituti interessati nella quale, tra i vari aspetti, sia in particolare specificato l’onere amministrativo posto a carico degli stessi, unitamente alla indicazione delle modalità di versamento ed ai consequenziali obblighi.

Per quanto concerne i limiti della delegazione convenzionale, si evidenzia:

  • la quota totale delegabile non può superare un quinto dello stipendio mensile al netto delle ritenute di legge a titolo previdenziale e fiscale (articoli 5 e 65 del D.P.R. n. 180/1950);
  • in caso di concorso della delegazione convenzionale con la cessione del quinto dello stipendio o con le delegazioni legali (pagamento di quote di prezzo o di pigione di alloggi popolari, eccetera), il totale delle somme trattenute non può, ordinariamente, superare il 40% dello stipendio mensile, al netto delle ritenute di legge a titolo previdenziale e fiscale, salvo casi straordinari che l’Amministrazione di appartenenza del dipendente è chiamata a valutare, fornendo uno specifico e motivato assenso. Corre l’obbligo di sottolineare che il rilascio dell’assenso in questi casi deve ritenersi vincolato all’effettiva sussistenza di situazioni del tutto eccezionali e straordinarie.

LEGGI LA CIRCOLARE COMPLETA

 

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Cessione del quinto dello stipendio. CIRCOLARE 17 gennaio 2011, n. 1 ultima modifica: 2011-02-25T14:13:57+00:00 da Flavio Meloni

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