Ciani, Oam: “Al momento la segnalazione continua a essere vietata”

Logo Simplybiz LITTLE (solo_marchio)Gli effetti che la Mortgage credit directive produrrà nel settore della mediazione creditizia sono stati al centro dell’incontro organizzato nei giorni scorsi da Simplybiz in collaborazione con Lending Solution. Alla tavola rotonda hanno preso parte Andrea Ciani, membro del board dell’Oam; Paolo Carini, docente della Luiss Business School; Massimo Minnucci, amministratore delegato di Mediocredito Europeo e Michele Casella, consulente aziendale.

La discussione ha presso l’avvio con l’intervento di Ciani, che ha richiamato l’attenzione sulle due finalità della direttiva europea sul credito: rafforzare le tutele esistenti nei confronti del consumatore e rimediare alla quasi totale assenza di un mercato transnazionale rendendo più omogenea la disciplina a livello europeo.

“Partendo da queste premesse possiamo notare – ha spiegato Ciani – che la direttiva è intervenuta su molti ambiti e aspetti, stabilendo ad esempio come va fatta la verifica di merito del credito, come va portata avanti l’attività di consulenza, come va garantito uno standard adeguato di valutazione degli immobili. L’Italia aveva già introdotto molte delle regole previste dalla direttiva con il decreto legislativo 141 del 2010, che aveva stabilito una serie di obblighi e requisiti in campo agli intermediari del credito, istituendo l’Organismo agenti e mediatori con funzioni di controllo e di vigilanza. In ogni caso il provvedimento del legislatore europeo contiene delle norme che non sono di piena armonizzazione. Gli Stati dell’Ue non sono dunque tenuti ad adeguarsi completamente agli standard previsti dalla direttiva, con l’eccezione di due aspetti: la disciplina dell’informativa precontrattuale e quella del Taeg. Questo evidentemente per consentire a qualsiasi cittadino, in qualunque Paese si trovi, di essere adeguatamente informato in merito al contratto che andrà a sottoscrivere e al tasso effettivo che si vedrà applicato, con la possibilità di effettuare facilmente delle comparazioni”.

Nella seconda parte del suo intervento Ciani si è concentrato sul problema della segnalazione. “Prima del 141 – ha chiarito il rappresentante dell’Oam – l’istituto della segnalazione non era disciplinato se non tramite una disposizione secondaria contenuta nel decreto del presidente della Repubblica attuativo della disciplina sui mediatori creditizi. L’attività di segnalazione era legittima ma nella pratica si era venuta a determinare una situazione caotica in cui anche soggetti non iscritti ad alcun albo professionale provvedevano a segnalare potenziali clienti a banche e finanziarie. Il decreto legislativo 141 ha posto fine a tutto questo equiparando sostanzialmente l’attività di segnalazione a quella di mediazione, con l’effetto di limitare la possibilità di segnalare un soggetto solo a mediatori e agenti in attività finanziaria, con l’esclusione di tutte le altre figure professionali. In realtà il 141 non parla espressamente della segnalazione. Conseguenza di ciò è stata la necessità di un intervento da parte delle autorità ministeriali, che attraverso una serie di provvedimenti hanno riempito il “vuoto” che si era creato in questo ambito”.

La Mortgage credit directive, però, è intervenuta nuovamente sulla segnalazione, non direttamente, giacché la direttiva non parla di questo istituto, ma stabilendo espressamente che l’attività di intermediazione del credito non ricomprende la mera presentazione di un potenziale cliente a una banca o una finanziaria. “In pratica – ha evidenziato Ciani – il legislatore comunitario ha stabilito che il ministero dell’Economia emanerà un provvedimento con il quale andrà a definire puntualmente le attività di segnalazione che un determinato soggetto potrà realizzare in via accessoria rispetto alla sua attività principale. È chiaro che finché il provvedimento del ministero non sarà emanato non vi saranno variazioni alla disciplina attualmente in vigore. Ad oggi pertanto, è importante sottolinearlo, la segnalazione resta vietata a chi non è mediatore o agente in attività finanziaria”.

Da ultimo Ciani si è occupato della nuova figura del consulente indipendente, che è stata introdotta dalla direttiva rinviando però la disciplina delle sue attività e dei suoi requisiti a una normativa di dettaglio. “Questa attività di consulenza, che consiste nell’individuare una risposta a una specifica esigenza di credito di un cliente, potrà essere svolta anche da mediatori e agenti in attività finanziaria, vale a dire da soggetti che normalmente fanno attività di distribuzione di prodotti creditizi – ha aggiunto Ciani -. Ciò comporta ovviamente notevoli complicazioni, perché sarà necessario capire, ad esempio, fino a che punto un mediatore potrà offrire consulenza a un consumatore prima di cominciare a esercitare di fatto la sua professione di venditore”.

Secondo la nuova disciplina il servizio di consulenza è riservato a finanziatori e intermediari del credito. “Se prendessimo questa norma alla lettera – ha continuato il membro del board dell’Organismo – nel momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale le altre figure professionali, come ad esempio i commercialisti, non potrebbero più fare consulenza. Anche questo comporta una serie di difficoltà pratiche”.

La figura del consulente tocca anche un altro aspetto della nuova disciplina, relativa alla possibilità da parte di una banca di procedere all’alienazione di un immobile nel caso in cui il mutuatario sia in ritardo nel pagamento di un certo numero di rate. “Premesso che la disciplina contenuta nella direttiva Ue non prevedeva affatto questa possibilità, che è stata introdotta dal legislatore italiano, è importante sottolineare che nell’ambito di questa procedura di alienazione del bene la legge prevede la presenza obbligatoria di un consulente a titolo gratuito a favore del consumatore – ha concluso Ciani -. Nel momento in cui entrerà in vigore questa norma sarà possibile capire in concreto chi è questo consulente e anche chi dovrà pagarlo, cosa che probabilmente dovrà fare la banca che sta vendendo l’immobile. Se questo consulente non può essere un professionista ma solo un intermediario del credito o un finanziatore si rischia evidentemente di dover gestire un problema collegato al conflitto di interessi di un certo rilievo, perché il consulente dovrebbe consigliare il consumatore ma sarebbe pagato dalla banca, che rispetto a questo ha tutt’altro obiettivo”.

Dopo Ciani la parola è passata a Paolo Carini, docente della Luiss Business School. Per Carini la nuova normativa “dovrà trovare attuazione pratica” e questo “pone una serie di problemi concreti”. La norma sui consulenti indipendenti “ad esempio, prevede che siano iscritti in una sezione speciale dell’elenco dei mediatori crediti tenuto dall’Oam. Ciò vuol dire che l’Organismo dovrà attivarsi per rendere possibile questa iscrizione, con tutto ciò che questo comporta. Non solo: il consulente dovrà essere una persona fisica, che lavora esclusivamente per il cliente da cui è pagato, che non ha convenzioni con terzi soggetti ed è indipendente. Stando così le cose è lecito chiedersi quale sia il suo mercato di riferimento. Quanto potrebbe pesare, sempre per fare un esempio, la sua attività nell’ambito dell’accensione di una cessione del quinto o di un mutuo ipotecario? Altra domanda che richiede una risposta è come si rapporterà il consulente indipendente con il sistema bancario”. Stando così le cose sarà necessaria una particolare attenzione da parte delle autorità preposte nel momento dell’emanazione dei regolamenti attuativi, ”soprattutto in un momento come quello attuale, in cui si cerca di favorire un cambio di mentalità e di cultura in tutto il settore dell’intermediazione del credito. Mettere ordine è necessario per porre fine a tutte quelle pratiche che vengono ancora oggi portate avanti in violazione delle norme come, per citarne una, accordi più o meno trasparenti tra mediatori creditizi e agenzie immobiliari”.

Massimo Minnucci, amministratore delegato di Mediocredito Europeo, è intervenuto nella discussione provando ad analizzare l’incidenza della nuova normativa sul mercato della cessione del quinto. “Apparentemente l’incidenza non è così profonda – ha argomentato Minnucci – soprattutto perché, ad oggi, non va a toccare l’annosa questione del monomandato. Come si risolve allora questo problema? Come si fa a portare avanti un ragionamento tra tutti i soggetti interessati per arrivare a un concreto miglioramento del mercato? È una domanda che ci dobbiamo porre”.

Michele Casella, consulente aziendale ha spiegato di aver avuto “difficoltà a leggere la normativa europea, che mi è subito apparsa farraginosa. La prima cosa che mi è venuta da pensare è stato che di fatto non è cambiato nulla. Questa disciplina è il risultato di una lunga serie di compromessi che porta al risultato paradossale di non riuscire a dar vita, come era nelle intenzioni del legislatore, a un mercato unico del credito complicando però al tempo stesso le cose all’interno dei singoli Paesi. Per creare un mercato unico da una parte bisogna certamente stabilire delle regole ma dall’altra si dovrebbe anche favorire una deregolamentazione, che semplificherebbe molte cose”. Anche Casella si è soffermato a ragionare sul mondo mandato, spiegando che a suo avviso la normativa che lo ha introdotto ha voluto dare un giro di vite al settore, “finendo però in questo modo per penalizzare tutti gli operatori e i consumatori  invece di colpire solo i soggetti che non si attenevano alle regole”. Il salto di qualità, ha aggiunto Casella, si potrebbe avere “con una vigilanza più forte, in grado di colpire tutti coloro che operano al di fuori delle regole, lasciando al contempo al mercato maggiore libertà di movimento. A mio avviso il plurimandato gioverebbe al mercato e ai consumatori ma è chiaro che per consentirlo i soggetti dovrebbe rispettare la disciplina”.

Nell’ambito dell’incontro Salvatore Mafodda, amministratore e direttore commerciale di Lending Solution ha presentato l’ultimo progetto della società, Credito Pratico, il primo sistema di marketing integrato lanciato sul mercato italiano, sviluppato per consentire a un mediatore o a un agente di amministrare il proprio portafoglio clienti portandolo a reddito. “Credito Pratico è un software che offre la possibilità di seguire i contatti e i clienti dalla pianificazione di una campagna di marketing alla liquidazione del finanziamento – ha spiegato Mafodda -. Nell’ambito dei processi di rete consente la programmazione degli appuntamenti e delle telefonate, la gestione dei documenti, la preventivazione e la verifica dell’efficacia del lavoro; in breve permette di mantenere facilmente sotto controllo tutte le attività collegate al portafoglio clienti, il vero ‘tesoro’ dell’intermediario del credito. Nella mia esperienza ho spesso avuto a che fare con società che avevano enormi bacini di potenziali clienti, che però non riuscivano a sfruttare per mancanza di organizzazione. Credito Pratico nasce proprio per sopperire a questo deficit. Il programma si può scaricare sul proprio computer o sul proprio server, consentendo in questo modo di lavorare in completa autonomia e riservatezza, senza lasciare i propri contatti su piattaforme esterne, e offrendo un supporto concreto per tutte le attività quotidiane di un intermediario del credito”.

Ciani, Oam: “Al momento la segnalazione continua a essere vietata” ultima modifica: 2016-05-19T10:08:28+00:00 da Paolo Tosatti

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