Convegno Oam, gli interventi dei relatori

Oam QuadratoPiù qualità nell’interesse di tutti è il titolo del primo convegno organizzato dall’Organismo degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, che si è svolto il 4 novembre al centro congressi Fontana di Trevi di piazza della Pilotta a Roma. L’evento, trasmesso anche in diretta streaming, ha visto la partecipazione di istituzioni, operatori del settore, associazioni di categoria e stampa specializzata.

Il presidente dell’Oam, Maurizio Manetti, ha aperto i lavori manifestando la sua soddisfazione per il percorso fatto dall’Organismo dal momento della sua nascita avvenuta solo 3 anni fa. Il presidente ha riproposto la celebre frase di Henry Ford, pioniere dell’industria automobilistica americana: “Qualità è fare bene le cose anche quando non ti guardano”.  E proprio sulla qualità l’Oam ha voluto puntare il titolo del suo primo convegno nazionale: l’intento dichiarato è quello di favorire un innalzamento del livello di professionalità nel mercato degli agenti e dei mediatori. “Qualità è un concetto complesso – spiega il presidente – che può cambiare il suo significato a seconda del punto di vista da cui lo si analizzi. Quello che noi vogliamo è che ci sia un reale cambiamento all’insegna della qualità e non come un puro esercizio di stile”.

Anche il direttore generale dell’Oam, Federico Luchetti, ha espresso la sua soddisfazione e ripercorso la strada fatta dall’Organismo ricordando in particolare 3 date: “il 12 dicembre del 2011 che ha visto la nascita dell’Organismo; il 30 giugno 2012, data in cui è avvenuta l’apertura ufficiale degli Elenchi tenuti dall’Oam in sostituzione dell’elenco degli agenti in attività finanziaria e dell’albo dei mediatori tenuti dalla Banca d’Italia; il 1 luglio 2014 che ha segnato il passaggio dei poteri di vigilanza in materia di trasparenza da Banca d’Italia all’Oam. Un percorso non sempre facile che ha dato però risultati importanti, andati oltre le aspettative. L’Organismo è oggi – secondo Luchetti – una presenza istituzionalmente forte che non solo ha il compito primario di vigilare sul settore, ma che è a sua volta vigilata da BdI ponendosi come garanzia per tutto il sistema creditizio”.

L’intervento di Giuseppe Maresca del ministero dell’Economia e delle Finanze, ha delineato il periodo storico nel quale è nata la riforma 141, il decreto del 2011 che ha ridisegnato le regole della professione. “La riforma è nata per rispondere a precise esigenze del mercato – ha spiegato Maresca – e ha voluto far uscire il sistema dalla sua autorefenzialità. Bisognava cambiare le regole perché quelle esistenti non erano più in grado di rispondere alle esigenze del mercato. Il percorso è ancora lontano dalla sua conclusione, per ora è solo avviato e purtroppo alcuni fattori esterni hanno inciso negativamente sullo stato delle cose: primi fra tutti, la profonda crisi economica degli ultimi anni e l’esercizio abusivo della professione”. Altre problematiche derivano da una forma di scarsa coerenza tra le diverse normative che disciplinano il settore: un esempio è rappresentato dalla IV Direttiva antiriciclaggio e dalla Direttiva europea sui sistemi di pagamento che non si parlano tra loro. “Occorre quindi – sostiene ancora Maresca – un maggiore controllo da un lato, ma anche una maggiore coerenza tra le diverse regolamentazioni”.

Ha preso poi la parola Roberto Parmeggiani del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria di Banca d’Italia che ha snocciolato il fulcro dell’attività dell’Organismo nella sua doppia anima di authority di settore che deve vigilare sul rispetto delle regole e di ente vigilato da banca d’Italia. “Da un lato – ha spiegato Parmeggiani – l’Oam ha tra le sue prerogative principali l’esigere il rispetto delle regole per tutelare gli utenti e promuovere quella fiducia nel sistema che si chiama “qualità”. Ciò lo fa attraverso la gestione degli elenchi, verifica e vigilanza sugli iscritti, determinazione e riscossione dei tributi. La Vigilanza di BdI sull’Organismo invece si articola in diverse aree. Prima fra tutte la vigilanza sull’assetto di governance e sulla struttura organizzativa, vale a dire che BdI si aspetta dall’Organismo adeguate soluzioni organizzative, correttezza e trasparenza, dialettica interna, efficacia dei presidi. Per far ciò lo stesso Organismo necessita di un appropriato bilanciamento dei poteri, di adeguati controlli interni e di efficaci soluzioni in tema di conflitti di interesse. La vigilanza di Banca d’Italia si esplica anche nel controllo della produzione normativa di circolari, comunicazioni e regolamenti; nel controllo sugli accessi (verifica requisiti degli iscritti, prove d’esame ecc), trasparenza e correttezza dei comportamenti, gestione esposti e rapporti con i terzi. In generale sull’efficacia dei controlli messi in piedi dall’OAM volti alla prevenzione dei rischi reputazionali. I controlli di banca d’Italia riferiscono anche ai processi ad alta tecnologia per la prevenzione dei rischi operativi. Infine, Banca d’Italia verifica l’adozione delle politiche di gestione di gestione e delle procedure volte a preservare l’equilibrio economico e finanziario dell’Organismo”.

In tema di antiriciclaggio cui i mediatori creditizi e gli agenti in attività finanziaria sono rigidamente sottoposti, è intervenuto il comandante del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardi di Finanza, Saverio Angiulli. Il comandante ha tracciato, anche sotto un profilo storico, l’evoluzione del fenomeno criminoso che porta al collocamento, lavaggio e successiva reimmissione di capitali illecitamente accumulati nel tessuto economico legale. Angiulli ha schematizzato il cambiamento che il fenomeno ha assunto nel corso degli anni passando da uno spostamento fisico del denaro caratteristico degli anni ’70 sino ad arrivare ad oggi dove il fenomeno ha assunto carattere transnazionale anche attraverso l’utilizzo di trust e di meccanismi finanziari sempre più raffinati ed eterogenei. Il comandante ha poi effettuato un’ampia disamina della normativa di riferimento in particolare per ciò che concerne l’adeguata verifica della clientela, la registrazione delle operazioni e la segnalazione delle operazioni sospette alla UIF, l’Unità di informazione finanziaria istituita presso Banca d’Italia.

“Non solo un venditore, ma un vero consulente del credito” è stato il chiaro messaggio lanciato da Raffaele Lener, docente di Diritto dei Mercati finanziari di Tor Vergata a Roma. Il docente ha affermato “che già il TUB dice espressamente che il mediatore creditizio può svolgere attività di natura consulenziale. Il mediatore deve saper valutare caratteristiche e obiettivi del cliente, la sua situazione finanziaria complessiva, valutare la richiesta e la congruenza di tale richiesta e offrire un prodotto che sia in linea con le effettive esigenze del cliente, ossia deve saper valutare l’adeguatezza dei prodotti offerti. La rilevanza giuridica del ruolo dell’intermediario è stata finora sottovalutata, ma oggi anche le normative europee tendono a sottolineare questo aspetto. Basti pensare alla direttiva sul credito ipotecario in via di emanazione e alla MIFID 2. In queste normative sono contenuti una serie di accorgimenti di natura consulenziale che il mediatore deve essere in grado di saper fornire alla sua clientela. Per far ciò – conclude il professore Lener – è strettamente necessario che il mediatore sia iscritto all’albo e che sia sottoposto a vigilanza. Sono questi meccanismi ormai imprescindibili che permetteranno agli operatori del credito di fare quel salto di qualità che il sistema italiano ed europeo ormai chiedono”.

Ha concluso i lavori della mattinata Luisa Torchia, professore di diritto amministrativo all’Università degli Studi Roma 3. La docente ha illustrato l’evoluzione storica dell’attività di controllo e di vigilanza sul sistema finanziario e creditizio nel corso dei vari secoli. Ha poi insistito in maniera particolare sul carattere di indipendenza che deve possedere un organismo di vigilanza il quale non può impartire un indirizzo politico al “vigilato”, ma deve svolgere una funzione arbitrale e di garanzia volta all’osservanza e al rispetto delle regole”.

Nel pomeriggio è seguita una interessante tavola rotonda avente a tema l’abusivismo della professione. Moderata dal vicedirettore del tg de La7, Andrea Pancani, la tavola rotonda ha visto la presenza del direttore generale dell’Oam Federico Luchetti; Giuseppe Piano Mortari in rappresentanza di banche e intermediari finanziari; Oreste Sammartino in rappresentanza degli agenti in attività finanziaria, Eustachio Allegretti per i mediatori creditizi; Luigi Iannaccone in rappresentanza degli agenti dei servizi di pagamento; Fabio Picciolini presidente del Consumer’s forum; Fabio Ruffini della fondazione Enasarco.

Il dibattito ha visto dei momenti caldi con qualche tensione manifestata dalla platea di addetti ai lavori e associazioni di categoria che hanno richiesto un intervento più fattivo in tema di lotta all’abusivismo. In particolare, il settore ha lamentato la mancanza di un’azione concreta soprattutto nei confronti delle banche, ree di ostacolare l’attività delle società del credito permettendo agli abusivi di inserirsi nella filiera legale. Malcontento dunque, testimonianza che una parte del settore, che vuole agire all’insegna della qualità e che si è organizzata, capitalizzata e strutturata come richiesto dalle recenti riforme, sta continuando a combattere una battaglia che finora si è dimostrata “persa” a causa della mancanza di una reale presa di posizione di tutte le istituzioni coinvolte.

Convegno Oam, gli interventi dei relatori ultima modifica: 2014-11-11T19:00:38+00:00 da Valentina Petracca

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