Elio Migliardi: “La sfida è far diventare la Cessione un mercato di offerta”

 

Il mercato della cessione del V (CQ) ha segnato una flessione nel 2010, quali sono state le principali cause all’origine di questo calo?
La flessione è riconducibile a più fattori, di cui il più importante è stato quello della maggiore rigidità degli assicuratori, mentre la domanda di prestiti è stata sostenuta come nel passato. La contrazione più rilevante è stata quella del segmento privati (-28%) dove il rischio viene assunto ormai con parametri di riferimento più ristretti rispetto al passato. Nell’assicurazione della CQ la chiave di valutazione è il livello di solidità del datore di lavoro, che viene valutato utilizzando dei provider specializzati. Tutto il mercato ha alzato il rating minimo di affidabilità che il datore di lavoro deve avere. Gli assicuratori utilizzano banche dati diverse e provider diversi per ottenere le informazioni e questo è diventato peraltro un vero business per le società che le forniscono. Per il 2011 immagino un primo semestre di mero consolidamento delle posizioni degli attuali attori del mercato, auspicando comunque una ripresa dei volumi per la seconda parte dell’anno.

Questa maggior rigidità degli assicuratori ha avuto un impatto pesante perché, nel vostro comparto, la copertura assicurativa, è obbligatoria per legge.
Gli operatori, in futuro, dovranno rivisitare i propri modelli di offerta. La CQ oggi è un mercato di domanda, in quanto le reti intercettano le richieste di finanziamenti di chi sovente non ha altre alternative per ottenere un prestito. La sfida sta nel realizzare nel settore un mercato di offerta. Le banche si stanno già organizzando con delle azioni commerciali propositive verso i dipendenti delle aziende proprie correntiste, proponendo questo tipo di finanziamento a una clientela già tracciata e quindi conosciuta dalla banca nel livello di solidità. Questa strategia può trasformare il prodotto di CQ da ultima possibilità per soggetti a basso merito creditizio a reale alternativa al prestito fiduciario, riducendo la percentuale dei rifiuti. In questo ambito il prodotto CQ, proposto con limitati costi distributivi, diventa assolutamente interessante e competitivo con il prestito. La cessione potrà cominciare a rivolgersi realmente a una fascia potenziale molto ampia di lavoratori e di pensionati anziché rappresentare, come spesso oggi accade, l’ultima soluzione per un bacino di circa 400.000 persone.

Non ritiene che vi siano dei vincoli non facilmente superabili alla realizzazione di questo obiettivo? Mi riferisco in prima battuta alla lunghezza dei tempi di istruttoria.
Possiamo dire che per quanto riguarda la CQP non esiste un problema in questo ambito. Il pensionato che chiede un finanziamento ha una risposta immediata, infatti i tempi di istruttoria dei pensionati convenzionati con INPS e Inpdap sono molto veloci, perché i flussi di informazioni sono interamente telematici. Analoga situazione abbiamo anche per i dipendenti pubblici. Il problema c’è per i dipendenti di aziende private, dove non ci sono flussi informativi telematici. Osserviamo però che le banche stanno investendo in quest’area con convinzione. Gli istituti bancari oggi credono nel prodotto CQ come alternativa al prestito fiduciario, rispetto al quale la cessione garantisce una maggior tutela del credito, con vantaggi in termini di minor impegno di capitale.

Secondo quanto richiesto dall’Isvap, la banca per essere beneficiaria nelle polizze deve rinunciare a intermediare i contratti assicurativi legati alla CQ, vede un problema di incompatibilità dei ruoli?
Siamo tutti in attesa di conoscere il parere definitivo che l’Isvap darà sul conflitto di interessi. La proposta che noi abbiamo fatto alla Vigilanza è stata quella di azzerare le provvigioni ritenendo che in questo caso l’istituto mutuante potrà continuare a essere intermediario, oltre che, come imposto dalla “Legge 180”, beneficiario degli indennizzi. Siamo fiduciosi che questa impostazione venga accolta perché, in questo caso, non c’è nessun rischio di distorsione dell’offerta, perché non c’è rischio che la banca proponga questa o quella polizza sulla base della propria convenienza provvigionale.

Dal punto di vista della distribuzione molte finanziarie hanno avuto problemi. Voi come Net Insurance vi rivolgete sempre di più alle banche. La CQ del futuro da chi sarà distribuita?
Questo mercato sarà prevalentemente presidiato dalle banche e dalle loro società prodotto che si muoveranno in un’ottica di multicanalità, perché erogheranno o attraverso gli sportelli bancari della controllante o attraverso reti esterne, rigorosamente selezionate e organizzate con agenti in monomandato. Per quanto riguarda gli intermediari finanziari indipendenti, alcuni operatori, come noto, sono già usciti dal mercato, non riuscendo ad adeguarsi ai vincoli di Banca d’Italia sui requisiti di capitale. Il futuro sarà di coloro che saranno capaci di contenere i costi e di ottimizzare le perfomance dei propri portafogli crediti, stando al passo con le società di emanazione bancaria in questo scenario di grande competitività. È evidente che le sfide che attendono questi intermediari saranno più impegnative.

Elio Migliardi: “La sfida è far diventare la Cessione un mercato di offerta” ultima modifica: 2011-05-08T14:28:48+00:00 da Flavio Meloni

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