Indipendenza dei mediatori creditizi: richiesta ma non favorita.

Credito 2dell’avvocato Giovanni Di Nunno

L’attività tipica del mediatore creditizio, secondo quanto disciplinato dall’art. 128-sexies del D.lgs. n. 141/2010, è quella di mettere in relazione, anche attraverso attività di consulenza, banche e intermediari finanziari con la potenziale clientela per la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma. Requisito essenziale per lo svolgimento di tale delicata attività è sicuramente quello dell’indipendenza. Come si vedrà in seguito, tale requisito, che dovrebbe essere congenito al ruolo del mediatore, rischia di diventare sempre più marginale, soprattutto a causa della difficoltà che le società di mediazione creditizia hanno a svolgere l’attività di consulenza in modo libero, indipendente e soprattutto separato rispetto alla concessione del finanziamento.

Cosa vuol dire indipendenza?

In questa sede si vuole, quindi, focalizzare l’attenzione sul requisito dell’indipendenza, per poi giungere a formulare utili suggerimenti di regolamentazione, tali da proteggere l’interesse generale di tutte le parti coinvolte nel mercato dei finanziamenti.

Il rispetto del requisito dell’indipendenza da parte dei mediatori creditizi viene sempre più richiesto da parte della legge e delle autorità di vigilanza ma, allo stesso tempo, queste ultime non predispongono presidi normativi e di controllo idonei a favorire l’indipendenza richiesta.

In altre parole: se un cliente necessita di un finanziamento e decide di rivolgersi a un mediatore creditizio, perché ritiene che l’attività di quest’ultimo sia fondamentale al fine di consentirgli di ottenere la soluzione finanziaria migliore per le sue esigenze, ne consegue che fra il mediatore e il cliente si instaura un rapporto di sostegno informativo, tecnico e fiduciario che dovrebbe basarsi principalmente sull’anzidetta indipendenza, intesa come equidistanza della società di mediazione dai soggetti eroganti il credito. Non si può negare che questa equidistanza spesso viene trascurata in seguito alla stipula di convenzioni fra società di mediazione creditizia e istituti bancari.

Ciò detto, non si vuole sostenere che le convenzioni fra banche e mediatori siano contra legem, anzi, le recenti disposizioni della Banca d’Italia in materia di trasparenza sostengono esattamente il contrario. Si ritiene però necessario accendere i riflettori sulle modalità di concessione delle convenzioni e soprattutto sulla gestione dei rapporti fra società di mediazione creditizia e banche sia in presenza sia in assenza di convenzione, nonché delle possibili conseguenze (da non sottovalutare) che ne possono derivare.

Una, nessuna, centomila convenzioni…

Non tutte le società di mediazione del credito hanno la possibilità di stipulare un buon numero di convenzioni con le banche, tale da consentire loro un comportamento effettivamente e adeguatamente indipendente dalle stesse. Spesso si verificano casi di società di mediazione che hanno una, due o nessuna convenzione con istituti di credito e che di fatto, per i motivi che vedremo, sono costrette a svolgere la propria attività diversamente da come vorrebbero.

Cerchiamo di fare una panoramica sulla casistica più rilevante:

  • Società di mediazione creditizia che hanno molteplici convenzioni con banche.

Si tratta di una situazione ottimale. In questo caso il mediatore riesce a svolgere nel miglior modo possibile il proprio incarico, consigliando al proprio cliente la migliore soluzione di finanziamento, attingendo da un ventaglio abbastanza ampio di proposte alternative tra loro.

  • Società di mediazione creditizia che hanno una sola convenzione con una banca.

In questo caso emergono chiaramente tutti i limiti di questo rapporto di intermediazione creditizia, poiché il mediatore, venendo retribuito più agevolmente dalla banca, sarà maggiormente propenso a suggerire ai propri clienti i prodotti della banca con cui ha stipulato una convenzione, rispetto a quelli delle banche con cui non ha rapporti commerciali, per i motivi che vedremo in seguito.Tale condotta, per giunta, contrasta con quanto ha recentemente stabilito l’Unione Europea nell’art. 22 della direttiva n. 2014/17/UE in cui si afferma che: “Qualora ai consumatori vengano forniti servizi di consulenza, gli Stati Membri provvedono affinché: gli intermediari senza vincolo di mandato (i mediatori creditizi n.d.r.), prendano in considerazione un numero sufficiente di contratti di credito disponibili sul mercato e raccomandino un contratto di credito adeguato o più contratti di credito disponibili sul mercato adeguati ai bisogni e alla situazione finanziaria e personale del consumatore.”

Inoltre la predetta direttiva n. 2014/17/UE in materia di contratti di credito ai consumatori prevede espressamente all’art. 7 che quando gli intermediari del credito forniscono servizi di consulenza, la struttura remunerativa non deve pregiudicare la capacità di agire nel migliore interesse del consumatore e, in particolare, non deve dipendere da obiettivi di vendita, che molto spesso vengono posti dagli istituti di credito in cambio delle convenzioni. A tal fine la direttiva affida agli Stati Membri il potere di vietare il pagamento delle commissioni degli intermediari da parte degli istituti di credito.

  • Società di mediazione creditizia che non hanno nessuna convenzione con le banche.

In questo caso limite il mediatore affronta notevoli difficoltà nell’ottenere e nel giustificare la propria provvigione. In assenza di convenzione il mediatore, non potendo essere remunerato dall’istituto di credito, dovrà necessariamente presentare il proprio onorario al cliente che si è rivolto a lui al fine di ottenere una consulenza creditizia.

Il pagamento della provvigione del mediatore, però, costituisce, a tutti gli effetti, un costo del finanziamento che deve essere obbligatoriamente inserito nel TAEG. Spesso accade che le banche dimostrino un certo ostracismo a inserire tale voce di costo nel TAEG. In questo caso si palesano diversi possibili scenari:

  • la banca pur di non inserire il costo della mediazione nel TAEG rifiuta la concessione del mutuo a danno del cliente;
  • oppure è lo stesso mediatore che pur di concludere positivamente la pratica e non inimicarsi la banca, chiede al cliente di essere pagato senza comunicarlo. In questa secondo caso sarebbe necessario controllare che il pagamento del mediatore sia sempre accompagnato da emissione di regolare fattura relativa alla sua prestazione, ovviamente esente IVA, per evitare situazioni riconducibili a evasione fiscale, esercizio abusivo della professione, violazione delle procedure antiriciclaggio e soprattutto violazione delle regole basilari fissate dalla legge in materia di intermediazione del credito.

La soluzione? Regole chiare e informazione

Enucleato il problema vediamo quali possono essere le possibili soluzioni. In primo luogo bisognerebbe consentire alle società di mediazione del credito di poter essere pagate dai propri clienti, sulla base di un apposito contratto di consulenza slegato da eventuali convenzioni con istituti di credito, argomento che è ancora al vaglio dell’autorità di vigilanza.

In secondo luogo si ritiene necessaria un’azione congiunta da parte delle associazioni di categoria, dell’ABI, dell’OAM e della Banca d’Italia, nelle vesti di autorità di vigilanza del settore, in modo da giungere alla creazione di protocolli di intesa e quantomeno di una circolare che permetta di disciplinare in tempi brevi il problema.

L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di fissare delle regole in grado di colmare l’attuale vuoto normativo, regolamentare, comportamentale e soprattutto sanzionatorio, al fine di imporre alle banche di inserire obbligatoriamente nel TAEG, il compenso del mediatore creditizio pagato dal cliente, nel caso in cui venga intermediato un finanziamento fuori da eventuali convenzioni fra banca e mediatore stesso.

Solo in questo modo si avrebbe la garanzia della reale ed effettiva indipendenza dei mediatori creditizi, che non saranno spinti a offrire prevalentemente i prodotti delle banche con cui hanno stipulato una convenzione, ma ricercheranno il prodotto finanziario effettivamente più adeguato alle richieste del cliente.

In via più gradata si assisterebbe sicuramente a un incremento del livello di concorrenza nel settore creditizio, poiché, in tal modo, si garantirebbe anche alle società di mediazione di ridotte dimensioni di svolgere un’attività di intermediazione regolarmente retribuita, anche in assenza di convenzioni bancarie.

Non si può trascurare l’aspetto più importante della vicenda e cioè quello legato al contrasto delle pratiche scorrette e abusive che troppo spesso viene declamato e che in questo caso potrebbe essere concretamente perseguito, al fine ultimo di condannare comportamenti irregolari, sia da parte degli intermediari finanziari che da parte degli intermediari del credito, senza dimenticare chi svolge tale attività in modo abusivo.

Infine sarebbe importante anche chiarire, con apposite comunicazioni dirette alla clientela, che dovrebbero passare al vaglio delle autorità nazionali di settore, le regole del mercato, ovvero la pratica corretta ed etica che il cliente ha diritto di pretendere per legge dagli operatori di settore.

Indipendenza dei mediatori creditizi: richiesta ma non favorita. ultima modifica: 2015-10-20T10:47:31+00:00 da Redazione

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