Luigi Iannaccone, Assoprofessional: interchange fee, cosa cambia davvero per gli esercenti?

Iannaccone, AssoprofessionalLo scorso 9 dicembre è entrata in vigore anche in Italia la normativa europea che impone il tetto unico alle commissioni interbancarie: 0,3% del valore dell’operazione per le transazioni con carta di credito e 0,2% per i pagamenti per le carte di debito (bancomat) e prepagate. La normativa interessa i soli circuiti Visa, Mastercard e PagoBancomat, mentre American Express e Diners continueranno ad applicare le proprie commissioni. Ne parliamo con Luigi Iannaccone, esperto del mercato dei pagamenti, presidente emerito onorario di Assoprofessional.

Ci può spiegare sinteticamente cosa sono le interchange fee?
Va innanzitutto chiarito una volta per tutte che le cosiddette interchange fee non sono le commissioni che paga l’esercente sulle transazioni con carta di credito o di debito. Le commissioni interbancarie, sono le commissioni riconosciute dall’istituto, acquirer, che gestisce la transazione all’esercente, nei confronti dell’emettitore, issuer, della carta che sta effettuando il pagamento. Da tenere presente che precedentemente all’entrata in vigore della normativa il valore delle commissioni interbancarie avevano una forbice tra lo 0,40% ed il 0,90%.

Cosa comporta l’abbassamento delle interchange fee?
Comporta una diminuzione dei costi sui flussi di processo. In pratica, vuol dire che la banca/intermediario paga di meno rispetto al passato per fare la stessa cosa. Questo dovrebbe portare l’istituto che accetta la carta di pagamento, avendo in sintesi meno costi, ad abbassare la commissione dovuta abitualmente dall’esercente. Ma si tratta di una facoltà, non di un obbligo. Dopo oramai due mesi dall’entrata in vigore della normativa, gli istituti italiani ben si sono guardati dal caldeggiare campagne promozionali volte alla riduzione delle commissioni per l’esercente che accetta le carte di plastica. Al contrario, alcuni operatori comunitari abilitati a operare nel nostro Paese, avendo colto dalla regolamentazione un’opportunità per acquisire nuove quote di mercato, hanno organizzato campagne aggressive e innovative come le commissioni flat o collegate all’interchange fee stesso.

Cosa dovrebbero fare le banche?
Dovrebbero spalmare questa diminuzione dei costi su tutta la filiera coinvolta nel processo, perché con lo status quo le banche sono le uniche ad averne un beneficio. Per ora hanno fatto poco o nulla, preferendo rimanere alla finestra a guardare. E di questo immobilismo tutto italiano si rischia che presto siano gli operatori stranieri ad avvantaggiarsene.

La possibilità di utilizzare le carte anche per i micro pagamenti movimenterà il mercato?
Probabilmente ci sarà una piccola fetta di persone che inizierà a usare le carte con maggiore frequenza. Anche se qui entrano fortemente in gioco le abitudini dei cittadini, c’è chi è già abituato a utilizzare le carte e chi fa più difficoltà. In ogni caso, appare in contrasto il fatto che la legge obblighi l’esercente ad accettare anche il pagamento con la carta e poi dall’altro lato, il legislatore, aumenti la soglia di utilizzo del contante. Le due cose mi sembrano abbastanza in antitesi fra loro. Se si vuole fare cultura sull’utilizzo della moneta elettronica non è questo un approccio coerente.

Luigi Iannaccone, Assoprofessional: interchange fee, cosa cambia davvero per gli esercenti? ultima modifica: 2016-02-09T12:56:39+00:00 da Valentina Petracca

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