Miglioli, Assomea: “Il ripristino della segnalazione è un ritorno al passato”

Miglioli KironIl ritorno dell’istituto della segnalazione che potrebbe avvenire con il recepimento della direttiva europea sul credito ipotecario, che entrerà in vigore il prossimo 21 marzo, sarebbe un pericoloso passo indietro, verso un passato fatto di “segnalatori” che per anni hanno operato nel mercato del credito senza avere i necessari requisiti, senza avere l’abilitazione Oam, senza responsabilità e senza nessuna forma di organizzazione. Tutto questo a discapito delle società di mediazione creditizia e dei loro collaboratori che in questi anni hanno fortemente investito per rispondere agli stringenti requisiti richiesti dal D.Lgs 141/10. Questa la linea assunta da Assomea, associazione di categoria di mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria fra le più importanti del settore.

Secondo Assomea la reintroduzione dell’istituto della segnalazione sarebbe un ritorno al passato perché si correrebbe il rischio di vanificare gli effetti di moralizzazione, professionalizzazione, innalzamento dei livelli di protezione, trasparenza, tutela di famiglie e consumatori ottenuti dal legislatore con il D.Lgs 141/10 attraverso l’abrogazione della previsione normativa anteriormente vigente. Previsione che consentiva la raccolta, nell’ambito della specifica attività svolta e strumentalmente ad essa, di richieste di finanziamento, effettuata sulla base di apposite convenzioni stipulate con banche e intermediari finanziari, da parte, tra gli altri, di soggetti iscritti in ruoli, albi o elenchi, tenuti da pubbliche autorità, da ordini o da consigli professionali, stabilendo che essa non potesse considerarsi attività di mediazione creditizia, in quanto attività strumentale e accessoria ad altra principale, proprio quella che oggi sembrerebbe volersi reinserire.

Il presidente di Assomea, Flavio Miglioli, chiarisce che “si rischia di fare un salto nel buio attraverso un pericoloso ritorno a quel passato, che il D.Lgs. 141/10 ha spazzato via. Un passato fatto di 120.000 soggetti, a vario titolo, operanti nell’intermediazione creditizia, a detrimento dell’orientamento del mercato verso la corretta intermediazione del credito solo a chi ne ha i requisiti e la tutela del cliente finale, invece oggi garantito dalla professionalità degli operatori, circa 4.000 e tutti sotto il cappello della responsabilità oggettiva delle società di mediazione creditizia. E tutto questo senza alcun motivo normativamente rilevante. Lo Stato italiano non aveva e non ha alcuna necessità, obbligo o ragione di legiferare ulteriormente in tema, atteso che lo ha già fatto con il D.Lgs. 141/10, nel quale ha assunto una linea ben definita rispetto alla disciplina dell’attività di mediazione creditizia e dei requisiti abilitativi, linea, che ha dato ottima prova di sé in questi tre anni di applicazione pratica anche attraverso l’istituzione dell’Organismo agenti e mediatori quale regulator del mercato. Il D.Lgs 141/10 ha professionalizzato il mercato della mediazione creditizia attraverso nuovi requisiti per le società, organizzativi e di capitale, esami/prove valutative per i collaboratori e vigilanza a cura dell’Oam”.

Secondo Assomea, dunque, l’esame parlamentare del Ddl di delegazione comunitaria 2015 per il recepimento della direttiva mortgage credit dovrebbe privilegiare la clausola di salvaguardia della legislazione nazionale più tutelante e quindi tenere ferma la disposizione abrogativa della mediazione “cosiddetta accessoria” ad altra attività professionale, senza alcuna abilitazione Oam, prendendo atto che sul tema, lo stato italiano ha già legiferato. Considerando che la direttiva richiede un livello di armonizzazione minimo, ogni Stato membro potrebbe mantenere la legislazione esistente se maggiormente tutelante per banche e clienti finali.

L’art. 12 del Ddl di delegazione comunitaria 2015 – spiega ancora Flavio Miglioli – a recepimento della direttiva comunitaria Mcd 2014/17/UE, al punto 4 delega il governo a individuare le attività che non integrano intermediazione del credito ai sensi dell’articolo 29, paragrafo 8, della direttiva 2014/17/UE, tra cui, quelle consistenti nella mera presentazione o rinvio di un consumatore a un creditore o intermediario del credito ovvero quelle svolte a titolo accessorio nell’ambito di altra attività professionale. Se il testo dell’art.12 rimanesse quello approvato dal Consiglio dei ministri e ora all’esame delle commissioni parlamentari, in vista del definitivo recepimento della direttiva in argomento, si correrebbe il rischio di azzerare tre anni di buona pratica creditizia amministrata attraverso un mercato regolamentato da operatori certificati, i mediatori creditizi e gli agenti in attività finanziaria, in ossequio ai requisiti patrimoniali, abilitativi, professionali, formativi e morali introdotti dal D.Lgs. 141. In altre parole, un attento esame parlamentare dovrà privilegiare la suddetta (con il D.lgs. 141/2010) con buoni risultati, che sono sotto gli occhi di tutti, nell’unica ottica considerabile: la tutela del buon merito creditizio e la salvaguardia di consumatori e famiglie. Lo stesso dicasi per il tema segnalazione, rispetto al quale, sempre la ridetta riserva di armonizzazione sopra tratteggiata, consente il mantenimento della sedimentazione normativa attuale, consacrata nel provvedimento del Mef Prot. DT 100578 del 21/12/2012, laddove si afferma che anche la mera attività di segnalazione sia riconducibile a quella propria della mediazione creditizia, come tale soggetta all’abilitazione Oam”.

Miglioli, Assomea: “Il ripristino della segnalazione è un ritorno al passato” ultima modifica: 2016-01-14T19:16:17+00:00 da Valentina Petracca

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