Mutui, nuova condanna dei giudici per l’ammortamento “alla francese”. E l’Adusbef prepara una class action

Adusbef LogoNuova vittoria per l’Adusbef nella sua ventennale battaglia contro l’anatocismo. Il Tribunale di Milano, in una sentenza pubblicata il 9 gennaio 2014 (giudice estensore Elena Riva Crugnola), ha annullato le clausole determinative di un contratto di mutuo che prevedeva un piano di ammortamento alla francese perché non soddisfano il requisito della determinatezza o determinabilità del loro oggetto, richiesto dalla disciplina dei contratti ex artt. 1418, 1346 Codice civile.

 “La nullità della clausola di determinazione degli interessi – si legge nella sentenza – non comporta la nullità dell’intero contratto, ma la sostituzione di diritto della clausola nulla con la clausola sostitutiva di cui al terzo comma dell’art.1284 c.c., per cui gli interessi saranno dovuti nella misura legale”.

L’associazione di consumatori ha quindi deciso di lanciare una una class action contro Bankitalia e gli istituti di credito che si avvalgono di questo sistema. In base a una stima dell’associazione, infatti, su ogni mutuo del valore di 100,000 euro, l’istituto erogante ne intasca oltre 10,000 di interessi assolutamente non dovuti.

“Dopo il Tribunale di Bari (sezione distaccata di Rutigliano, giudice Pietro Mastronardi) che aveva pronunciato un sentenza sui mutui basati sull’ammortamento “alla francese”, nel quale le rate sono costanti, composte dalla somma di quota capitale (che cresce progressivamente) e quota interessi (che cala al pagamento delle rate) e calcolate con la formula dell’interesse composto (cioé del calcolo di interessi sugli interessi), anche il Tribunale di Larino aveva accolto le richieste di un utente difeso da un legale Adusbef”, si legge sul sito dell’associazione di consumatori.

Nel primo caso era coinvolta una famiglia di imprenditori pugliesi, difesa dal vicepresidente di Adusbef, avvocato Antonio Tanza del foro di Lecce, che nell’aprile 2001 aveva portato in giudizio il Banco di Napoli (oggi gruppo Intesa Sanpaolo), per due mutui aperti a gennaio 1988 (da 350 milioni di lire, decennale, rate semestrali, tasso fisso) e a maggio 1989 (da un miliardo, tasso variabile, decennale, rate semestrali).

Il magistrato, accogliendo la richiesta dei clienti del Banco di Napoli, aveva affermato che il calcolo dell’interesse nel piano di ammortamento deve essere trasparente ed eseguito secondo le regole matematiche dell’interesse semplice e non di quello composto utilizzato appunto nell’ammortamento “alla francese”. Il Codice Civile richiede il calcolo dell’interesse giorno per giorno (articolo 820/821), non potendosi applicare quello composto se non nei limiti dell’articolo 1.283 che prevede che il patto anatocistico (capitalizzazione composta) sia successivo alla maturazione dell’interesse e mai precedente, come invece accade nell’ammortamento “alla francese”.

La banca, che utilizza nel contratto questo tipo di capitalizzazione, viola non solo l’articolo 1.283 del Codice Civile ma anche l’articolo 1.284 che, in caso di mancata determinazione e specificazione o di incertezza (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e non quello ultralegale, indeterminato o incerto. I risparmiatori hanno ottenuto l’annullamento parziale dei contratti di mutuo per violazione della buona fede nella conclusione ed esecuzione dei contratti e per difformità tra tasso contrattuale (indicato agli atti) e quello effettivo di ammortamento.

I piani di ammortamento sono stati ricalcolati al tasso legale di volta in volta in vigore, con l’eliminazione dell’anatocismo, determinando una quota interessi inferiore a quella pagata. Con l’ammortamento alla francese, invece di un tasso del 13% sul mutuo da 350 milioni di lire, i clienti pagavano un tasso effettivo annuale del 14,276 per cento, un differenziale di 1,276 punti, che incide per circa. Anche il Tribunale di Larino – Sezione distaccata di Termoli – Giudice Dott.ssa Barbara Previati, ha emesso una importantissima sentenza, la n.119/2012 (la seconda in assoluto emessa da un Giudice Togato del Tribunale) in tema di illegittimità del piano di ammortamento applicato ai contratti di mutuo fondiario.

La causa, intrapresa da un imprenditore di Termoli e patrocinata dall’Avv. Carmine de Benedittis del Fòro di Campobasso nell’anno 2009 (anche responsabile dell’Associazione dei Consumatori ADUSBEF di Campobasso), aveva lo scopo di richiedere all’istituto bancario, che aveva acceso il mutuo in favore dell’imprenditore termolese, la restituzione degli interessi pagati in più a causa dell’applicazione del cosiddetto “ammortamento alla francese” alla restituzione rateale del mutuo.

Il Giudice Barbara Previati ha dichiarato illegittimo tale sistema di ammortamento poiché, come giustamente sostenuto dall’Adusbef, il tasso di interesse stabilito nel contratto di mutuo non era stato rispettato dall’istituto bancario dal momento che il maggior tasso di interesse pagato veniva nascosto nel piano di ammortamento “alla francese” applicato dalla banca che, con tale piano di ammortamento, aveva illegittimamente capitalizzato l’interesse pattuito. Difatti, la C.T.U. (Consulenza tecnica) predisposta dal Giudice ha accertato che l’attore aveva sborsato ben 15.000,00 Euro circa in più rispetto alla somma che avrebbe dovuto pagare se fosse stato adottato dall’istituto bancario l’ammortamento semplice o “all’italiana”, ovvero senza alcuna capitalizzazione con rate costanti di pari quota interessi e pari quota capitale.

Il Giudice ha quindi condannato il mutuante al rimborso della suddetta somma, oltre interessi, spese di C.T.U. e spese legali, riconoscendo all’istituto bancario il solo tasso legale in sostituzione del tasso di interesse contrattuale, applicando l’art.1284 del codice civile, poiché l’istituto bancario non aveva rispettato il tasso pattuito applicando, di fatto, l’interesse ultra-legale illegittimo.

Adusbef ha calcolato che un muto ventennale di 100.000 euro, con ammortamento “illecito” alla francese, genera un indebito lucro – considerando gli attuali tassi di interesse – di 75 euro al mese, producendo una rata di 791 euro, invece di 716 euro mensili con l’equo rimborso di capitale ed interessi, ossia 900 euro l’anno, che ammontano a 18.000 euro a fine estinzione del prestito.

Poiché non è più possibile tollerare oltre gli usi, abusi e ordinari soprusi del sistema bancario a danno dei consumatori e delle famiglie, taglieggiate da un indebito lucro per il calcolo di restituzione alla francese della quasi totalità dei mutui in essere che ammontano a circa 3,5 milioni, che per un mutuo di 100.000 euro ammonta a 18.000 euro di “taglia”, Adusbef proseguirà le sue battaglie con il fac-simile di diffida e messa in mora pubblicato dal gennaio 2013 sul sito www.adusbef.it. contro banche protette da Bankitalia, che come una vera e propria “piovra”, continuano ad avvolgere nei suoi tentacoli gli utenti dei servizi bancari, strozzati e asfissiati da norme capestro e clausole contrattuali vessatorie che portano alla rovina. Il consolidamento univoco della giurisprudenza dei Tribunali, offre la possibilità all’Adusbef, che ha già raccolto centinaia di deleghe, di intentare una class action contro un sistema bancario predatorio, che ha scippato dalle tasche di milioni di mutuatari, mediante il sofisticato meccanismo da tempo denunciato con il metodo del rimborso dei prestiti con il sistema alla “francese”, almeno 10.000 euro in media (i calcoli dipendono dai tassi applicati) per ogni mutuo ventennale di 100.000 euro”.

Mutui, nuova condanna dei giudici per l’ammortamento “alla francese”. E l’Adusbef prepara una class action ultima modifica: 2014-01-14T12:30:45+00:00 da Paolo Tosatti

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