Ricerca Accenture Consulting sul futuro della compliance

Accenture LogoNegli ultimi anni l’attività di regolamentazione che ha interessato il settore finanziario ha determinato per le banche la necessità di implementare la funzione di compliance, investendo tempo e risorse al fine di migliorare i sistemi di controllo in vigore. Questa tendenza si andrà consolidando nel futuro. A sostenerlo è una ricerca realizzata da Accenture Consulting, il cui contenuto è stato illustrato in un articolo a firma di Tommaso Petrillo pubblicato sul sito www.bancaforte.it.

Lo studio sottolinea che tra il 2009 e il 2014 le banche americane ed europee hanno “contabilizzato oneri per sanzioni comminate dalle Autorità e risarcimenti alla clientela per un importo di circa 220 miliardi di dollari. Si tratta di cifre significative che non comprendono le ricadute derivanti da danni reputazionali che alcune condotte spesso si portano dietro. Non sorprende quindi che le banche abbiano progressivamente rafforzato i presidi sulla gestione del rischio di non conformità alle norme, elevandone gli standard qualitativi, aumentando nel tempo il numero di risorse impegnate in attività di controllo, decidendo anche in alcuni casi di uscire da alcuni business più rischiosi o in cui il ritorno degli investimenti non risultava proporzionale ai costi della compliance”.

La survey di Accenture intitolata “The Future of compliance” raccoglie i contributi di 150 compliance officer di primari gruppi finanziari a livello internazionale ed evidenzia “come una quota non trascurabile degli utili annuali, tra l’1 e il 5%, venga ormai destinata a investimenti per compliance risk”.

Nel panorama europeo e in quello italiano, spiega l’esperto di Accenture, “la funzione di compliance ha raggiunto oggi un buon livello di maturità. In base alla survey, la sfida oggi è quella di riuscire ad accompagnare adeguatamente il percorso di trasformazione digitale che sta ridefinendo molti aspetti dell’industria finanziaria e che impatta di conseguenza anche sulla funzione di compliance delle banche”.

Nella sua analisi Accenture ha analizzato i fattori che fungeranno da linee guida per la prossima ondata di investimenti della funzione.

Un primo tema, sottolinea lo studio “riguarda la capacità di presidio dei modelli di business emergenti: il modello di business delle banche infatti, complice anche le nuove frontiere aperte dalla tecnologia digitale, sta evolvendo sempre più in una logica di “ecosistema” in cui la banca entra in relazione con diversi partner, anche non bancari, per sviluppare il proprio business (si pensi ad esempio a tutta l’area dei servizi di pagamento). Questo impatta inevitabilmente anche sulla funzione compliance che dovrà dotarsi di competenze nuove ed evolvere in modo coerente i propri presidi”.

Un secondo tema concerne la gestione del rischio reputazionale. “La grande diffusione dei social media, infatti, impone oggi una maggiore attenzione a tutti i momenti di interazione con il cliente al fine di evitare possibili danni reputazionali connessi a pratiche commerciali scorrette e/o a fenomeni di mis-selling (reali o anche solo percepiti) che la rete inevitabilmente tenderà ad amplificare. La funzione compliance sarà chiamata a svolgere una più capillare attività di controllo sulle modalità di commercializzazione dei prodotti/servizi, sia sui canali fisici che su quelli virtuali, ricorrendo anche a pratiche come quella del mistery shopping fino a qualche anno fa appannaggio esclusivo del marketing. Miglioramenti dovranno essere apportati anche nei processi di gestione dei reclami al fine di riuscire a fornire ai clienti risposte esaurienti e tempestive. Infine, in chiave preventiva, sarà importante anche la capacità di intercettazione sui social di opinioni potenzialmente negative al fine di gestirle proattivamente”.

Un terzo tema è rappresentato dalla “capacità di analisi dei fenomeni di rischio” e dal “passaggio da un approccio backward looking (guardo cosa avvenuto in passato e cerco di allineare i miei processi alle aree di miglioramento riscontrate) a un approccio forward looking (cerco di capire in anticipo i nuovi rischi da gestire e mi organizzo per tempo). Sul primo fronte, la capacità di elaborare grandi quantità di dati, anche attraverso il ricorso a tecniche di analytics, rappresenta sempre di più un fattore critico di successo nell’attività di controllo dei rischi, inclusi quelli di non conformità alle norme. Questo richiederà verosimilmente l’investimento in nuova strumentazione It, più potente e in grado di sfruttare le potenzialità offerte dai big data. Si richiederà sempre di più anche alla compliance di avere un approccio forward looking, capace di indirizzare in modo ancor più efficace le scelte di business sotto il profilo del rischio di non conformità. Modelli quantitativi mutuati dal mondo del risk management dovranno soppiantare approcci alla valutazione del rischio di natura quasi sempre qualitativa e basati su autovalutazioni fatte direttamente dalla funzione di compliance”.

Un quarto tema è quello della “gestione di modelli alternativi di sourcing, anche questi abilitati dalle nuove tecnologie digitali e spinti da crescenti esigenze di risparmio sui costi. Soprattutto nei Paesi anglosassoni, si sta assistendo alla sempre più frequente creazione di shared services esterni anche su attività di compliance che presentano minor valore aggiunto, sono ripetitive e standardizzabili e su cui sono conseguibili importanti economie di scala e di specializzazione”.

 

Ricerca Accenture Consulting sul futuro della compliance ultima modifica: 2015-12-04T11:52:33+00:00 da Redazione

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