Ufi, Paoletti: “A distanza di tre anni, finalmente le norme attuative”

Quindi tutto fatto?
In verità manca ancora la regolamentazione secondaria in materia di “adeguata verifica della clientela”, che dovrebbe comunque essere emanata entro ottobre e completare così il quadro normativo (si veda il Programma normativo predisposto dalla Banca d’Italia per il 2011, ndr).

Il provvedimento cosa prevede?
Il provvedimento detta regole organizzative per permettere ai destinatari dello stesso di meglio fronteggiare i crescenti rischi legali e reputazionali derivanti dal possibile coinvolgimento in operazioni illecite. È stato predisposto tenendo conto degli assetti strutturali di maggiore complessità. La concreta implementazione delle procedure antiriciclaggio in coerenza con le proprie specificità (forma giuridica, dimensioni, articolazione organizzativa, caratteristiche e complessità dell’attività svolta) è rimessa ai singoli destinatari delle disposizioni.

Quali sono i requisiti minimali?
I requisiti da porre in essere sono: a) la costituzione della “Funzione antiriciclaggio” e la nomina del responsabile, essendo comunque ammessa l’esternalizzazione e l’attribuzione della responsabilità della funzione ad un amministratore, che, salvo il caso dell’amministratore unico, deve essere privo di deleghe operative; b) l’assegnazione dei compiti a un amministratore privo di deleghe operative (salvo il caso dell’amministratore unico), ove non sia stata istituita l’unità di revisione interna; c) la formalizzazione dell’attribuzione della “responsabilità per la segnalazione delle operazioni sospette”.

Si applica a tutti?
Sono esentati dall’applicazione dei presidi organizzativi i soggetti che esercitano la propria attività in forma individuale, ferma restando comunque la necessità che anche tali soggetti rispettino gli obblighi in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.

In caso di inosservanza delle disposizioni cosa succede?
Si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 200.000 euro, non esclusa l’adozione di provvedimenti di rigore nei casi di “grave violazione di legge” (es. omessa adozione dei requisiti minimali).

Particolare rilevanza riveste il ruolo degli organi societari nella concreta adozione delle procedure antiriciclaggio.
È importante che vi sia un ampio coinvolgimento di tutte le strutture operative e delle funzioni aziendali; inoltre deve essere ben chiarita l’articolazione dei compiti, delle responsabilità e delle funzioni aziendali di controllo. All’interno di ogni azienda devono essere ben individuate competenze e responsabilità di ognuno, nell’ambito delle linee di policy adottate in materia antiriciclaggio. Occorre poi formare il personale nonché la rete distributiva esterna, fornendo anche strumenti operativi e procedure informatiche adeguate; completano il quadro il monitoraggio costante del rispetto della normativa e delle regole di condotta, mediante controlli di linea e verifiche periodiche in loco. Come ben evidenziato nel Comunicato BI del novembre 2009, “L’acquisizione di clientela per il tramite di mediatori – piuttosto che attraverso agenti – sembra caratterizzarsi per maggiori livelli di rischiosità e minore incisività dei controlli”. Nel caso di intervento di un mediatore creditizio o altro soggetto non legato all’intermediario da un rapporto di mandato, fermi restando gli obblighi facenti capo in proprio a tali soggetti, è specificato che l’intermediario non è esonerato dalle responsabilità connesse al rispetto degli obblighi antiriciclaggio. Con riferimento a tali adempimenti, occorre dunque contemperare le “giuste istanze” di controllo e monitoraggio delle reti distributive imposte dalla disciplina di settore con i rischi legali derivanti da un’eccessiva ingerenza nell’attività effettivamente svolta dal mediatore, tanto da lederne l’indipendenza che lo contraddistingue. In tal caso potrebbe declinarsi una diversa configurazione del rapporto professionale tra intermediario e mediatore, rilevabile sia dalla Fondazione Enasarco, sia dal giudice del lavoro.

Quando entrerà in vigore?
Le disposizioni contenute nel provvedimento del 10 marzo 2011 entrano in vigore il 1° settembre 2011. L’iniziativa regolamentare rientra tra le azioni poste in essere dal legislatore e dalle autorità di Vigilanza per sensibilizzare sempre più gli operatori sulla necessità di predisporre gli opportuni presidi per prevenire e contrastare fenomeni criminali legati alle attività di riciclaggio, che comportano ogni anno in Italia una perdita compresa tra il 7 e l’11% del PIL, come ricordato dal vice direttore generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola. In particolare il Provvedimento mira a contrastare in modo più efficace le infiltrazioni criminali nell’economia, dettando severe regole di comportamento, improntate al principio di “collaborazione attiva”, nell’auspicio di scoraggiare, quanto più possibile, un approccio meramente “formalistico” degli adempimenti antiriciclaggio.

Che impatti avrà sugli operatori?
Nel breve termine l’adozione delle suddette procedure si tradurrà inevitabilmente in maggiori oneri economici e gestionali in un momento già difficile per il settore bancario e finanziario. Sotto un diverso profilo, deve segnalarsi che l’approccio “formalistico” del passato in materia antiriciclaggio da parte degli operatori potrà essere superato solo se la P.A., in tutte le sue varie declinazioni, si dimostrerà capace di utilizzare in modo adeguato, celere e pertinente, la mole di informazioni di cui può già oggi disporre, garantendo quanto più possibile la tutela dell’identità del segnalante e la celerità dei processi di verifica della fondatezza delle segnalazioni pervenute. Altrimenti avremo conseguito unicamente un incremento dei costi gestionali, senza conseguire effettivi benefici per la collettività, con un ulteriore incremento di quel “virus mafioso” citato dal neo presidente della Bce Draghi in un recente intervento presso l’Università degli Studi di Milano.

12.00 Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4  

Ufi, Paoletti: “A distanza di tre anni, finalmente le norme attuative”

 

 

Risale ormai ad alcuni anni fa la pubblicazione del D.Lgs. 231/2007, concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, che comportò significative “novità” per gli operatori bancari e non, attribuendo anche alle autorità di Vigilanza il compito di emanare le disposizioni secondarie in materia antiriciclaggio.

Finalmente, a distanza di oltre tre anni dall’emanazione del D.Lgs. 231/2007, dando attuazione al disposto dell’art. 7 co. 2, Banca d’Italia, d’intesa con Consob e Isvap, ha adottato il Provvedimento del 10 marzo 2011, recante per l’appunto “Disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni volti a prevenire l’utilizzo degli intermediari finanziari e degli altri soggetti che svolgono attività finanziaria a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo”, è il pensiero di Luca Paoletti vice segretario Generale Unione Finanziarie Italiane.

Quindi tutto fatto?
In verità manca ancora la regolamentazione secondaria in materia di “adeguata verifica della clientela”, che dovrebbe comunque essere emanata entro ottobre e completare così il quadro normativo (si veda il Programma normativo predisposto dalla Banca d’Italia per il 2011, ndr).

Il provvedimento cosa prevede?
Il provvedimento detta regole organizzative per permettere ai destinatari dello stesso di meglio fronteggiare i crescenti rischi legali e reputazionali derivanti dal possibile coinvolgimento in operazioni illecite. È stato predisposto tenendo conto degli assetti strutturali di maggiore complessità. La concreta implementazione delle procedure antiriciclaggio in coerenza con le proprie specificità (forma giuridica, dimensioni, articolazione organizzativa, caratteristiche e complessità dell’attività svolta) è rimessa ai singoli destinatari delle disposizioni.

Quali sono i requisiti minimali?
I requisiti da porre in essere sono: a) la costituzione della “Funzione antiriciclaggio” e la nomina del responsabile, essendo comunque ammessa l’esternalizzazione e l’attribuzione della responsabilità della funzione ad un amministratore, che, salvo il caso dell’amministratore unico, deve essere privo di deleghe operative; b) l’assegnazione dei compiti a un amministratore privo di deleghe operative (salvo il caso dell’amministratore unico), ove non sia stata istituita l’unità di revisione interna; c) la formalizzazione dell’attribuzione della “responsabilità per la segnalazione delle operazioni sospette”.

Si applica a tutti?
Sono esentati dall’applicazione dei presidi organizzativi i soggetti che esercitano la propria attività in forma individuale, ferma restando comunque la necessità che anche tali soggetti rispettino gli obblighi in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.

In caso di inosservanza delle disposizioni cosa succede?
Si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 200.000 euro, non esclusa l’adozione di provvedimenti di rigore nei casi di “grave violazione di legge” (es. omessa adozione dei requisiti minimali).

Particolare rilevanza riveste il ruolo degli organi societari nella concreta adozione delle procedure antiriciclaggio.
È importante che vi sia un ampio coinvolgimento di tutte le strutture operative e delle funzioni aziendali; inoltre deve essere ben chiarita l’articolazione dei compiti, delle responsabilità e delle funzioni aziendali di controllo. All’interno di ogni azienda devono essere ben individuate competenze e responsabilità di ognuno, nell’ambito delle linee di policy adottate in materia antiriciclaggio. Occorre poi formare il personale nonché la rete distributiva esterna, fornendo anche strumenti operativi e procedure informatiche adeguate; completano il quadro il monitoraggio costante del rispetto della normativa e delle regole di condotta, mediante controlli di linea e verifiche periodiche in loco. Come ben evidenziato nel Comunicato BI del novembre 2009, “L’acquisizione di clientela per il tramite di mediatori – piuttosto che attraverso agenti – sembra caratterizzarsi per maggiori livelli di rischiosità e minore incisività dei controlli”. Nel caso di intervento di un mediatore creditizio o altro soggetto non legato all’intermediario da un rapporto di mandato, fermi restando gli obblighi facenti capo in proprio a tali soggetti, è specificato che l’intermediario non è esonerato dalle responsabilità connesse al rispetto degli obblighi antiriciclaggio. Con riferimento a tali adempimenti, occorre dunque contemperare le “giuste istanze” di controllo e monitoraggio delle reti distributive imposte dalla disciplina di settore con i rischi legali derivanti da un’eccessiva ingerenza nell’attività effettivamente svolta dal mediatore, tanto da lederne l’indipendenza che lo contraddistingue. In tal caso potrebbe declinarsi una diversa configurazione del rapporto professionale tra intermediario e mediatore, rilevabile sia dalla Fondazione Enasarco, sia dal giudice del lavoro.

Quando entrerà in vigore?
Le disposizioni contenute nel provvedimento del 10 marzo 2011 entrano in vigore il 1° settembre 2011. L’iniziativa regolamentare rientra tra le azioni poste in essere dal legislatore e dalle autorità di Vigilanza per sensibilizzare sempre più gli operatori sulla necessità di predisporre gli opportuni presidi per prevenire e contrastare fenomeni criminali legati alle attività di riciclaggio, che comportano ogni anno in Italia una perdita compresa tra il 7 e l’11% del PIL, come ricordato dal vice direttore generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola. In particolare il Provvedimento mira a contrastare in modo più efficace le infiltrazioni criminali nell’economia, dettando severe regole di comportamento, improntate al principio di “collaborazione attiva”, nell’auspicio di scoraggiare, quanto più possibile, un approccio meramente “formalistico” degli adempimenti antiriciclaggio.

Che impatti avrà sugli operatori?
Nel breve termine l’adozione delle suddette procedure si tradurrà inevitabilmente in maggiori oneri economici e gestionali in un momento già difficile per il settore bancario e finanziario. Sotto un diverso profilo, deve segnalarsi che l’approccio “formalistico” del passato

Ufi, Paoletti: “A distanza di tre anni, finalmente le norme attuative”



Risale ormai ad alcuni anni fa la pubblicazione del D.Lgs. 231/2007, concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, che comportò significative “novità” per gli operatori bancari e non, attribuendo anche alle autorità di Vigilanza il compito di emanare le disposizioni secondarie in materia antiriciclaggio.

Finalmente, a distanza di oltre tre anni dall’emanazione del D.Lgs. 231/2007, dando attuazione al disposto dell’art. 7 co. 2, Banca d’Italia, d’intesa con Consob e Isvap, ha adottato il Provvedimento del 10 marzo 2011, recante per l’appunto “Disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni volti a prevenire l’utilizzo degli intermediari finanziari e degli altri soggetti che svolgono attività finanziaria a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo”, è il pensiero di Luca Paoletti vice segretario Generale Unione Finanziarie Italiane.

Quindi tutto fatto?
In verità manca ancora la regolamentazione secondaria in materia di “adeguata verifica della clientela”, che dovrebbe comunque essere emanata entro ottobre e completare così il quadro normativo (si veda il Programma normativo predisposto dalla Banca d’Italia per il 2011, ndr).

Il provvedimento cosa prevede?
Il provvedimento detta regole organizzative per permettere ai destinatari dello stesso di meglio fronteggiare i crescenti rischi legali e reputazionali derivanti dal possibile coinvolgimento in operazioni illecite. È stato predisposto tenendo conto degli assetti strutturali di maggiore complessità. La concreta implementazione delle procedure antiriciclaggio in coerenza con le proprie specificità (forma giuridica, dimensioni, articolazione organizzativa, caratteristiche e complessità dell’attività svolta) è rimessa ai singoli destinatari delle disposizioni.

Quali sono i requisiti minimali?
I requisiti da porre in essere sono: a) la costituzione della “Funzione antiriciclaggio” e la nomina del responsabile, essendo comunque ammessa l’esternalizzazione e l’attribuzione della responsabilità della funzione ad un amministratore, che, salvo il caso dell’amministratore unico, deve essere privo di deleghe operative; b) l’assegnazione dei compiti a un amministratore privo di deleghe operative (salvo il caso dell’amministratore unico), ove non sia stata istituita l’unità di revisione interna; c) la formalizzazione dell’attribuzione della “responsabilità per la segnalazione delle operazioni sospette”.

Si applica a tutti?
Sono esentati dall’applicazione dei presidi organizzativi i soggetti che esercitano la propria attività in forma individuale, ferma restando comunque la necessità che anche tali soggetti rispettino gli obblighi in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.

In caso di inosservanza delle disposizioni cosa succede?
Si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 200.000 euro, non esclusa l’adozione di provvedimenti di rigore nei casi di “grave violazione di legge” (es. omessa adozione dei requisiti minimali).

Particolare rilevanza riveste il ruolo degli organi societari nella concreta adozione delle procedure antiriciclaggio.
È importante che vi sia un ampio coinvolgimento di tutte le strutture operative e delle funzioni aziendali; inoltre deve essere ben chiarita l’articolazione dei compiti, delle responsabilità e delle funzioni aziendali di controllo. All’interno di ogni azienda devono essere ben individuate competenze e responsabilità di ognuno, nell’ambito delle linee di policy adottate in materia antiriciclaggio. Occorre poi formare il personale nonché la rete distributiva esterna, fornendo anche strumenti operativi e procedure informatiche adeguate; completano il quadro il monitoraggio costante del rispetto della normativa e delle regole di condotta, mediante controlli di linea e verifiche periodiche in loco. Come ben evidenziato nel Comunicato BI del novembre 2009, “L’acquisizione di clientela per il tramite di mediatori – piuttosto che attraverso agenti – sembra caratterizzarsi per maggiori livelli di rischiosità e minore incisività dei controlli”. Nel caso di intervento di un mediatore creditizio o altro soggetto non legato all’intermediario da un rapporto di mandato, fermi restando gli obblighi facenti capo in proprio a tali soggetti, è specificato che l’intermediario non è esonerato dalle responsabilità connesse al rispetto degli obblighi antiriciclaggio. Con riferimento a tali adempimenti, occorre dunque contemperare le “giuste istanze” di controllo e monitoraggio delle reti distributive imposte dalla disciplina di settore con i rischi legali derivanti da un’eccessiva ingerenza nell’attività effettivamente svolta dal mediatore, tanto da lederne l’indipendenza che lo contraddistingue. In tal caso potrebbe declinarsi una diversa configurazione del rapporto professionale tra intermediario e mediatore, rilevabile sia dalla Fondazione Enasarco, sia dal giudice del lavoro.

Quando entrerà in vigore?
Le disposizioni contenute nel provvedimento del 10 marzo 2011 entrano in vigore il 1° settembre 2011. L’iniziativa regolamentare rientra tra le azioni poste in essere dal legislatore e dalle autorità di Vigilanza per sensibilizzare sempre più gli operatori sulla necessità di predisporre gli opportuni presidi per prevenire e contrastare fenomeni criminali legati alle attività di riciclaggio, che comportano ogni anno in Italia una perdita compresa tra il 7 e l’11% del PIL, come ricordato dal vice direttore generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola. In particolare il Provvedimento mira a contrastare in modo più efficace le infiltrazioni criminali nell’economia, dettando severe regole di comportamento, improntate al principio di “collaborazione attiva”, nell’auspicio di scoraggiare, quanto più possibile, un approccio meramente “formalistico” degli adempimenti antiriciclaggio.

Che impatti avrà sugli operatori?
Nel breve termine l’adozione delle suddette procedure si tradurrà inevitabilmente in maggiori oneri economici e gestionali in un momento già difficile per il settore bancario e finanziario. Sotto un diverso profilo, deve segnalarsi che l’approccio “formalistico” del passato in materia antiriciclaggio da parte degli operatori potrà essere superato solo se la P.A., in tutte le sue varie declinazioni, si dimostrerà capace di utilizzare in modo adeguato, celere e pertinente, la mole di informazioni di cui può già oggi disporre, garantendo quanto più possibile la tutela dell’identità del segnalante e la celerità dei processi di verifica della fondatezza delle segnalazioni pervenute. Altrimenti avremo conseguito unicamente un incremento dei costi gestionali, senza conseguire effettivi benefici per la collettività, con un ulteriore incremento di quel “virus mafioso” citato dal Governatore Draghi in un recente intervento presso l’Università degli Studi di Milano.

in materia antiriciclaggio da parte degli operatori potrà essere superato solo se la P.A., in tutte le sue varie declinazioni, si dimostrerà capace di utilizzare in modo adeguato, celere e pertinente, la mole di informazioni di cui può già oggi disporre, garantendo quanto più possibile la tutela dell’identità del segnalante e la celerità dei processi di verifica della fondatezza delle segnalazioni pervenute. Altrimenti avremo conseguito unicamente un incremento dei costi gestionali, senza conseguire effettivi benefici per la collettività, con un ulteriore incremento di quel “virus mafioso” citato dal Governatore Draghi in un recente intervento presso l’Università degli Studi di Milano.

Ufi, Paoletti: “A distanza di tre anni, finalmente le norme attuative” ultima modifica: 2011-06-27T16:00:31+00:00 da Flavio Meloni

Print Friendly
© RIPRODUZIONE RISERVATA