Divieto raccolta firme per i mediatori, il Simedia scrive al Mef

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“Estrema sorpresa” e “incredulità”. È questa le reazione del Simedia alla nota con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze ha specificato l’ambito di attività del mediatore creditizio riguardo la raccolta di firme della clientela sui moduli prestampati degli istituti eroganti. Per sottolineare quelle che il Sindacato dei mediatori creditizi e degli agenti in attività finanziaria considera delle incongruenze nell’interpretazione della normativa fornita dal dicastero, l’associazione ha inviato allo stesso una lettera, contestando nel merito e nella sostanza le conclusioni a cui è pervenuto.

“Innanzitutto – si legge nella missiva – appare sconcertante aver dato seguito dopo 6 mesi a una nota esplicativa di un’attività fondamentale che l’intermediario del credito deve svolgere, che determina o meno la sostenibilità del proprio business e quindi del lavoro di migliaia di collaboratori che lavorano per le società di mediazione creditizia”.

Il Simedia, inoltre, richiama l’attenzione sul fatto che lo scorso primo marzo “nei colloqui tenutisi fra le parti dove già si erano evidenziate delle perplessità sull’interpretazione da parte del Mef di questa attività (vedi nota D.T. 100579 del 2111212012), eravamo stati rassicurati su una errata de?nizione riguardo l’attività di raccolta firme da parte del mediatore creditizio”.

Ciononostante, stando all’interpretazione della normativa fornita dal Mef l’attività del mediatore creditizio e conseguentemente dei suoi collaboratori, sarà quella di un mero segnalatore, dopo aver preteso, a tutela di tutta la filiera dell’industria del credito, dal consumatore all’istituto erogante, che le società di mediazione abbiano le seguenti caratteristiche minime: capitale sociale interamente versato di minima 120.000 euro; organo di vigilanza societario (collegio sindacale); uffici con funzioni di controllo (Audit e Compliance); obbligo di polizza per la responsabilità civile e professionale; che i·soggetti che svolgono funzione di amministrazione e controllo debbano frequentare dei corsi di formazione annuali e sostenere la prova d’esame; che i soggetti collaboratori/dipendenti debbano frequentare dei corsi professionali di aggiornamenti annuali e sostenere la prova valutativa; aggiornamento Ivass annuale di tutti i soggetti che vendono prodotti assicurativi”.

Con questo tipo di interpretazione, incalza il sindacato “il modello di business che le stesse società di mediazione creditizia hanno costruito, oramai solo rivolto alla segnalazione dei mutui, risulterà gravemente compromesso se non addirittura inattuabile con gravissime ricadute in termini occupazionali per tutti i collaboratori che ad oggi già rappresentano l’unico ammortizzatore finanziario nella gestione delle imprese di mediazione creditizia nelle voci costi/ricavi. In soli 3 anni dall’entrata della riforma gli operatori del settore sono diminuiti da circa 180.000 a non più di 10.000 e si rischia di arrivare a dei numeri talmente risibili che la stessa utilità di un organismo come l’Oam ne risulta gravemente compromessa. A tali conseguenze bisogna anche aggiungere che tutto ciò porterà a un aumento considerevole dell’abusivismo, già più volle evidenziato in tutte le sedi dallo stesso sindacato, e che troverà nuova linfa da questa ultima nota del ministero”.

In questo contesto, spiega il Simedia, non è chiaro “quale sia la differenza di tale attività con quella che svolgono i fornitori di beni e servizi (dealers) che la 141/2010 ha esonerato da tutte quelle incombenze e requisiti che invece abbiamo esposto prima riguardo le società di mediazione creditizia e i loro collaboratori. Un qualsiasi dipendente di un qualsivoglia esercizio commerciale sulla base di una o più convenzioni con uno o più istituti bancari o finanziari, secondo la vostra interpretazione, può concludere il contralto, cioè rappresentare più enti eroganti?”.

Concludendo il sindacato rileva che “sembra opportuno chiedere allo stesso Mef quale siano le attivita che oggi pub espletare, così da non ingenerare nuovi dubbi interpretativi e dare stabilità alle imprese e conseguentemente ai suoi lavoratori che, non dimentichiamolo ,mal rappresentano dei professionisti padri di famiglia che ancora cercano una propria continuità professionale dopo un lunghissimo periodo di “limbo”. Lavoratori che ad oggi ancora non hanno avuto risposte sulle altre questioni quali la contribuzione o meno Enasarco al quale il collaboratore sarebbe sottoposto mentre il ministero della Sviluppo Economico prevede che il collaboratore non debba iscriversi in Camera di Commercio. Quesiti che se pur sollevati pili volte non hanno avuto ancora una soluzione chiara e definita. Riteniamo ormai non procrastinabile un incontro con tutte le parti coinvolte (Mef – Mise – Oam – Abi – Assofin – Sindacati datoriali) per riportare chiarezza e soluzioni che possano permettere di non aggravare una situazione occupazionale fortemente a rischio per le società di mediazione creditizia e quindi per i loro collaboratori che rappresentiamo”.

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Divieto raccolta firme per i mediatori, il Simedia scrive al Mef ultima modifica: 2013-10-14T12:36:40+00:00 da Paolo Tosatti

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