Cessione del quinto, TutelaTi contro l’Oam su attività accessorie di agenti e mediatori

Tutelati LogoL’attività di assistenza svolta da agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi per far recuperare ai propri clienti eventuali somme non correttamente rimborsate dalle società finanziarie in caso di estinzione di una cessione del quinto non deve essere considerata un’attività parallela non consentita dal T.u.b. ma anzi come una pratica positiva che consente di dare attuazione alle raccomandazioni della Banca d’Italia, facilitando e favorendo i rimborsi. Questa la tesi sostenuta dall’associazione di consumatori TutelaTi, specializzata appunto in cessioni del quinto, in contrasto con la posizione assunta dall’Oam nella comunicazione n.11 dell’8 luglio 2016, che ha fornito chiarimenti in merito ai servizi accessori offerti dagli intermediari del credito nel comparto della cessione del quinto dello stipendio ai sensi del d.p.r. 5 gennaio 1950, n. 180.

Nella comunicazione l’Organismo agenti e mediatori prende in considerazione l’attività di alcuni di questi professionisti, che dopo aver intermediato il contratto di finanziamento contro cessione del quinto e aver dunque maturato la provvigione ai sensi delle disposizioni vigenti svolgono un’attività che secondo l’Oam non sarebbe consentita dal d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, meglio noto come T.u.b., e dal d.lgs. 13 agosto 2010, n. 141, consistente appunto nell’assistenza della propria clientela finalizzata al recupero di somme che, in sede di estinzione del finanziamento, non sono state correttamente rimborsate dalle società finanziarie.

L’Oam giudica tale assistenza alla clientela “in contrasto con il principio di esclusività previsto dagli artt. 128-quater, comma 1 e 128-sexies, comma 3, del T.u.b.”, sottolineando che la stessa non può nemmeno rientrare nel concetto di attività connessa e/o strumentale all’attività di intermediazione, configurandosi invece come un’attività ulteriore e diversa rispetto a quella attribuita loro dal Titolo VI-bis del T.u.b.. Sulla scorta di tali premesse, l’Organismo ritiene di poter esercitare una vigilanza in relazione a tali attività, e di dover interessare la Banca d’Italia per eventuali profili di competenza.

Secondo l’associazione TutelaTi, però, la Comunicazione dell’Organismo “presta il fianco ad osservazioni critiche, che danno adito a riflessioni sulla obiettività di giudizio e sugli scopi perseguiti con la rigida posizione assunta dall’Organismo stesso”.

La prima considerazione, spiega TutelaTi, attiene alla asserita incompatibilità dell’attività di assistenza prestata da agenti e mediatori nei confronti della clientela con la previsione di esclusività delle attività loro riservate dal T.u.b.. “Contrariamente a quanto espresso dall’Organismo – sottolinea l’associazione di consumatori – è infatti da ritenere che il rispetto dei provvedimenti della Banca d’Italia e degli obblighi di trasparenza, correttezza e buona fede sopra richiamati dovrebbero invece suggerire alle banche e alle società finanziare di avvalersi proprio della rete distributiva per adottare quelle ‘misure interne’ volte a ottemperare agli obblighi restitutivi anche in assenza di una esplicita richiesta della clientela, come sollecitato dalla Banca d’Italia con la comunicazione del 2011 (‘nell’ambito delle relazioni in corso con la clientela che ha sostituito un contratto con un altro tuttora in essere, di procedere d’iniziativa alle restituzioni’)”. Non pare dunque azzardato “affermare che il comportamento di quegli istituti che non hanno adottato le predette misure o non hanno adempiuto d’iniziativa agli obblighi restitutori sia da ritenere non rispettoso dei cennati obblighi di correttezza e buona fede, con ogni conseguente effetto anche giurisdizionale in relazione alla responsabilità dell’Intermediario”.

Avendo a mente le raccomandazioni della Banca d’Italia, (che ‘ribadisce la necessità di adottare, in base alle disposizioni vigenti, standard di trasparenza e correttezza adeguati anche quando, in una o più fasi della commercializzazione, intervengano soggetti terzi estranei all’organizzazione degli intermediari eroganti (in particolare, agenti in attività finanziaria o mediatori creditizi’), secondo l’associazione non si comprende “come si possa ritenere in contrasto con i principi di esclusività l’attività dell’agente e del mediatore creditizio il quale, mediante l’assistenza prestata alla clientela, svolge, in ultima analisi, un ruolo informativo e di supporto finalizzato all’assolvimento dei predetti obblighi delle Società mandanti e alla loro tutela reputazionale”.

Paradossalmente, continua TutelaTi, il ruolo di tali categorie di soggetti “dovrebbe invece essere valorizzato e incentivato, proprio con il fine di conseguire il rispetto, da parte delle banche e dalle società finanziarie, delle regole sopra ricordate, che costituiscono, o dovrebbero costituire, il tessuto connettivo della delicatissima attività bancaria”.

Consulta le osservazioni dell’associazione TutelaTi

Cessione del quinto, TutelaTi contro l’Oam su attività accessorie di agenti e mediatori ultima modifica: 2016-08-25T12:39:45+00:00 da Paolo Tosatti

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