Abf, Bianco (Bankitalia): “Valutare ricadute su clientela prima di modificare mediazione obbligatoria per contratti finanziari, bancari e assicurativi”

Banca d'Italia, logoValutare con attenzione un intervento che potrebbe modificare in profondità uno strumento come l’Arbitro finanziario, che ha mostrato di svolgere adeguatamente il ruolo assegnatogli dalla legge. È questo il messaggio che ha lanciato oggi Magda Bianco, capo del dipartimento tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia, nel corso di un’audizione presso la seconda commissione del Senato della Repubblica (Giustizia) nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1662.

L’art. 2 del ddl n. 1662 “Delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie”, prevede l’eliminazione del ricorso alla mediazione obbligatoria in materia di contratti finanziari, bancari e assicurativi, “fermo restando il ricorso” alle procedure di risoluzione alternativa delle controversie tra consumatori e imprese (Adr, dall’inglese alternative dispute resolution), previste da leggi speciali, tra cui l’Arbitro bancario finanziario.

Tale formulazione potrebbe far ritenere che il Governo, con riguardo a tali specifici settori, sia delegato a disporre l’abrogazione della mediazione obbligatoria, mantenendo tuttavia ferma la regola della condizione di procedibilità attraverso il ricorso alle procedure adr previste dalla legislazione speciale, con la conseguenza che l’Abf potrebbe diventare l’unico sistema adr idoneo a soddisfare la condizione per quanto concerne le liti in materia bancaria – ha spiegato Bianco nel corso della sua audizione presso la commissione Giustizia del Senato -. È opportuno analizzare le ricadute che tale possibile esito potrebbe comportare sulla tutela della clientela e sull’Arbitro bancario finanziario”.

L’Abf è nato infatti come strumento di tutela a disposizione del cliente: “come tale, è caratterizzato, sin dal suo avvio, da asimmetrie procedurali a favore dei ricorrenti, in quanto parte debole del rapporto contrattuale. Per questo può essere adito solo dal cliente”, ha aggiunto.

Se l’Abf divenisse l’unico organismo adr deputato a soddisfare la condizione di procedibilità, si potrebbe generare una profonda modifica della sua stessa natura. “Se si consentisse (per simmetria) anche agli intermediari di poter ricorrere all’Arbitro si rischierebbe di snaturare il sistema Abf, rendendolo quasi un “primo grado surrettizio” del processo civile (senza che tuttavia le parti dispongano dinnanzi all’Abf dell’ampio ventaglio di mezzi istruttori attivabili nel giudizio civile) – ammonisce Bianco -. Per rendere simmetrica la procedura nei confronti di entrambe le parti (intermediari e clienti) dovrebbero inoltre essere introdotte radicali modifiche nella regolamentazione del sistema”.

La responsabile del dipartimento tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia ha prodotto poi i numeri dell’Abf che, per numero di ricorsi in materia bancaria (o finanziaria), in Europa è secondo solo al Financial ombudsman service inglese.

Nel 2019 l’Arbitro bancario finanziario ha ricevuto circa 22.000 ricorsi, un valore di poco superiore a quello dei procedimenti di mediazione iscritti in materie bancarie. Per il 96% le istanze sono state presentate da consumatori, nel restante 4% da imprese e professionisti. Oltre la metà dei ricorsi ha riguardato il credito al consumo e in particolare la cessione del quinto dello stipendio o della pensione (ma la varietà delle materie oggetto di ricorsi è molto ampia).

Nel 2019 i collegi hanno deciso 27.346 ricorsi (i procedimenti di mediazione definiti sono stati 18.500). Per l’Abf, il 58% delle controversie giunte a conclusione ha avuto un esito sostanzialmente favorevole al cliente; il 42% delle istanze è stato invece respinto dai Collegi, che hanno ritenuto infondate o non adeguatamente provate le ragioni del cliente, oppure non rispettate le regole procedurali. Con riguardo agli importi riconosciuti, nel 2019 il valore medio riconosciuto è stato pari a 2.400 euro (2.300 per i consumatori e 5.600 per i non consumatori); l’importo mediano invece è stato pari a circa 1.100 euro. Con riferimento alla mediazione sui contratti bancari, la media è stata sensibilmente superiore e pari a 117.000 euro, mentre la mediana si è attestata a 20.000 euro. “Sebbene non siano disponibili statistiche confrontabili per i ricorsi presso i Tribunali i valori sono presumibilmente dello stesso ordine di grandezza. Nel complesso queste evidenze sembrano deporre in favore di un’interpretazione di complementarietà dei diversi strumenti, piuttosto che di sostituzione: l’Abf in particolare appare complementare alla giustizia ordinaria e alla stessa mediazione, soddisfacendo una domanda che probabilmente non accederebbe alla giustizia ordinaria”, ha aggiunto Bianco.