Abf, nel 2019 ricorsi in calo del 18%. Forte flessione delle controversie sulla cessione del quinto, che restano però il 48% del totale

Arbitro bancario finanziario Abf LogoNel corso del 2019 i ricorsi ricevuti dall’Arbitro Bancario Finanziario (Abf) sono stati 22.059, in flessione del 18% rispetto al 2018. La riduzione è stata determinata principalmente dal forte calo dei ricorsi relativi ai finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione, mentre sono complessivamente aumentate le controversie sulle altre materie. Quesot il principale dato che emerge dalla relazione annuale dell’Abf.

Nel 96 per cento dei casi, si legge nella relazione, i ricorsi sono presentati da consumatori; la loro incidenza rispetto alla popolazione è più elevata nel Lazio e in alcune regioni meridionali. Il calo del contenzioso si è riflesso sull’attività decisoria dei collegi.

Rispetto al 2018 il numero delle pronunce è diminuito sensibilmente (da 32.885 a 27.346). Sulla dinamica ha inciso anche la sospensione nell’ultimo trimestre dell’anno dell’attività decisoria in materia di cessione del quinto, a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea dell’11 settembre 2019 sul caso Lexitor. La sentenza ha reso necessaria l’attivazione di un confronto interno al sistema nell’ambito della Conferenza dei collegi e del collegio di coordinamento. Nell’anno si sono tenute 452 riunioni dei collegi (509 nel 2018); sono stati decisi in media 61 ricorsi a riunione. Nel 58 per cento dei casi l’esito dei ricorsi è stato sostanzialmente favorevole al ricorrente. Il tasso di adesione degli intermediari alle decisioni dei Collegi si è confermato prossimo alla totalità (99 per cento).

Abf 200609

La domanda
Nel 2019 i ricorsi all’Abf sono stati 22.059, in riduzione rispetto al 2018 (-18 per cento). Come nell’anno precedente la flessione è stata determinata principalmente dalla riduzione delle controversie in materia di cessione del quinto (-39 per cento).

Se si escludono quelli in materia di cqs, i ricorsi sono aumentati nel complesso del 19 per cento. Particolarmente sostenuto è stato l’aumento delle controversie inerenti a depositi a risparmio e buoni fruttiferi postali (BFP), bancomat e carte di debito, carte di credito. Il contemporaneo calo delle controversie in materia di contratti di cqs (che continuano comunque a rappresentare il 48 per cento del totale) e l’aumento di quelle relative alle altre materie hanno determinato un aumento dell’incidenza di queste ultime di 16 punti percentuali.

La composizione per materia varia a seconda della qualifica del ricorrente (consumatore o non consumatore). Gli andamenti complessivi riflettono la quota dei ricorsi presentati dai consumatori, pari al 96 per cento del totale. La rilevanza del contenzioso sulla cqs nel confronto con le altre tipologie di credito al consumo è confermata anche da un’indagine condotta dalla Banca d’Italia sui principali intermediari: nel 2019 per ogni 1.000 contratti di cqs in essere sono pervenuti all’Abf 4,4 ricorsi (7,8 nel 2018); per ogni 1.000 contratti relativi ad altre modalità di credito al consumo tale cifra è pari a 0,1 (0,6 nel 2018).

Con riferimento ai non consumatori, ai quali è attribuibile il 4 per cento dei ricorsi, il conto corrente continua a rappresentare la materia più ricorrente (24 per cento delle istanze); sono in aumento i ricorsi riguardanti bonifici e carte di credito.

La distribuzione territoriale dei ricorsi
I ricorsi all’Abf sono distribuiti in maniera non omogenea sul territorio nazionale: le regioni del Centro e del Mezzogiorno si caratterizzano in media, in relazione alla popolazione residente, per un numero di istanze più elevato rispetto a quelle del Nord. Calabria, Lazio e Molise presentano il maggior numero di ricorsi per milione di abitanti.

I ricorsi affluiscono ai sette Collegi secondo la ripartizione della competenza territoriale. La maggior parte delle istanze perviene ai Collegi di Roma, Milano e Palermo, in considerazione dell’elevato
numero di ricorsi provenienti da Lazio, Lombardia e Sicilia. La flessione osservata nel 2019 ha interessato tutti i Collegi ad eccezione di quello di Torino, per il quale l’ammontare dei ricorsi è rimasto pressoché invariato. Tra i restanti collegi il calo maggiore ha riguardato quelli di Napoli e Palermo (-26 e -35 per cento, rispettivamente).

I ricorsi continuano a essere presentati in prevalenza da uomini (62 per cento), anche se tale percentuale risulta in diminuzione rispetto al 2018 (-4 punti percentuali). Tra le regioni la distribuzione per genere rimane differenziata: gli uomini rappresentano meno del 60 per cento in
Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana; quasi il 70 per cento in Puglia, Campania e Sicilia.

Con riferimento alle materie, i ricorsi riguardanti i finanziamenti (cqs, altre forme di credito al consumo, mutuo) sono riferibili per circa i due terzi a uomini. Le controversie relative a bancomat e carte di debito sono instaurate in maggioranza da donne; elevata è anche la percentuale dei ricorsi presentati da donne in materia di conto corrente, depositi a risparmio e buoni fruttiferi postali.

L’età media dei ricorrenti è di 55 anni; è più elevata per coloro che hanno presentato ricorsi in materia di cessione del quinto, depositi a risparmio e buoni fruttiferi postali, minore per le carte di credito, bancomat e carte di debito, mutuo, riflettendo anche la diversa distribuzione per età dei prodotti bancari e finanziari.

La maggioranza dei ricorsi continua a essere presentata attraverso un avvocato o altro professionista (59 per cento nel 2019, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente); il dato risente dell’elevata incidenza dei ricorsi per cessione del quinto caratterizzati per la quasi totalità dalla presenza di un rappresentante. L’aumento di sei punti percentuali (dal 16 al 22 per cento) della quota di ricorsi inoltrati senza il supporto di un rappresentante è da attribuire alla riduzione del peso di quelli in materia di cqs. 

Considerando nel complesso i ricorsi avanzati attraverso un rappresentante, l’incidenza a livello territoriale delle istanze è maggiore nelle regioni meridionali e insulari e riflette in parte anche la maggiore diffusione nel Mezzogiorno dei ricorsi in materia di cessione del quinto. Dall’analisi dei dati sul domicilio del ricorrente e del rappresentante emerge come quest’ultimo sia stato individuato al di fuori della propria regione nel 30 per cento delle istanze avanzate non autonomamente. Il Lazio è la regione in cui la percentuale è minore (circa un quarto); il Trentino-Alto Adige quella in cui è maggiore (82 per cento).

L’esito dei ricorsi
Nel 2019 i collegi hanno deciso 27.346 ricorsi (32.885 nel 2018). Il 58 per cento delle controversie giunte a conclusione ha avuto un esito sostanzialmente favorevole al cliente (69 per cento nel 2018): nel 37 per cento dei casi le procedure si sono concluse con l’accoglimento delle richieste e nel 21 per cento è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere per intervenuto accordo tra le parti. Il 42 per cento delle istanze è stato invece respinto dai collegi, che hanno ritenuto infondate o non adeguatamente provate le ragioni del cliente, oppure non rispettate le regole procedurali.

Permangono differenze significative sull’esito dei ricorsi in base all’oggetto della controversia: la percentuale di accoglimento o cessazione della materia del contendere è più bassa in caso di istanze attinenti al credito ai consumatori e ai mutui, mentre è elevata per quelle riguardanti la cessione del quinto dello stipendio (71 per cento; 80 nel 2018).

Gli esiti variano anche in relazione alla tipologia di intermediario resistente. Le banche di credito cooperativo continuano a detenere la quota di soccombenza più bassa, mentre le banche estere e le finanziarie quella più alta.

La percentuale di ricorsi accolti, cessati e respinti diverge significativamente anche tra i singoli intermediari e tra gruppi bancari. Dall’analisi degli esiti dei ricorsi distinti per tipologia di ricorrente (consumaore/non consumatore) emerge come la quota di pronunce sostanzialmente positive (accoglimenti e cessazioni della materia del contendere) risulti più elevata per i ricorrenti consumatori. Sul dato anche quest’anno incidono le controversie riguardanti la cessione del quinto, caratterizzate da più elevate percentuali di decisioni favorevoli alla clientela.

Sulla base dei dati pubblicati il tasso di inadempimento degli intermediari alle decisioni dell’Abf del 2019 risulta inferiore all’1 per cento.

Come negli anni precedenti le poche ipotesi di inadempimento sono per lo più riconducibili a cause specifiche. In alcuni casi (ad es. in materia di contratti di mutuo indicizzati al franco svizzero) l’inadempienza è motivata dalla contestuale pendenza davanti all’Autorità giudiziaria di una controversia avente ad oggetto una questione analoga; in altri casi (ad es. in tema di richiesta di documentazione bancaria) è legata non alla mancata condivisione della decisione adottata dall’Arbitro, bensì al non ritrovamento del documento da consegnare. Alcuni casi hanno riguardato la negoziazione di assegni circolari risultati contraffatti, nell’ambito di operazioni di acquisto di beni preziosi tra privati. Tra le inadempienze, specie per quelle relative all’estinzione anticipata dei finanziamenti contro cessione del quinto, rientrano anche i casi di intermediari che nel frattempo sono stati cancellati dagli albi o dagli elenchi di vigilanza. 

Lo scorso anno, come nel 2018, sono stati numerosi i casi di intermediari che si sono conformati alle decisioni dei collegi dopo la pubblicazione dell’inadempimento.

Il tempo medio necessario per la risoluzione delle controversie, calcolato dalla data di protocollo del ricorso a quella di comunicazione della decisione alle parti, è stato nel 2019 pari a 209 giorni al netto dei periodi di sospensione previsti dalle disposizioni Abf; 238 al lordo (266 e 304 nel 2018, rispettivamente).