Abi: banche italiane ben patrimonializzate rispeto alla media Ue

Al centro della due giorni che si conclude oggi, la panoramica sulle scadenze per l’implementazione delle regole di Basilea3 che entreranno in vigore il 1 gennaio 2014 e l’analisi sulle implicazioni concrete per il mondo bancario e per il mondo produttivo nazionale. Tra le questioni ancora aperte a livello internazionale, la definizione delle discrezionalità nazionali; la necessità di standard tecnici e regolamentari che assicurino un piano di gioco livellato; l’individuazione dei tempi di implementazione lasciati alle banche dopo l’approvazione definitiva del pacchetto e la sua contestualizzazione nel più ampio obiettivo dell’Unione bancaria.

“Con grande senso di responsabilità – ha spiegato Sabatini –  le banche italiane hanno scelto di mantenere inalterata la loro vocazione di banca tradizionale. Il nostro modello si è rivelato vincente ed è nell’interesse del Paese che non venga meno”. Il Direttore generale dell’Abi ha aggiunto che “E’ opportuno, dunque, rimuovere quegli svantaggi competitivi di natura regolamentare che incidono sulla redditività dell’attività bancaria tradizionale che rischiano di rendere insostenibile nel lungo periodo il modello di business di banca commerciale”.

“In un quadro recessivo, come quello attuale – ha ha aggiunto il direttore – le regole devono tener conto delle difficoltà reali, delle aspettative negative delle imprese, dell’assenza di incentivi ad investire. E’ un momento difficile per tutti. Le banche italiane hanno visto ridursi la raccolta sui mercati internazionali, aumentare i costi con un peggioramento della qualità e un aumento del rischio di credito, le sofferenze hanno raggiunto livelli elevati. La valutazione della qualità del credito delle banche spesso è condotta sulla base di confronti internazionali tra banche di Paesi diversi, e con riferimento a dati ufficiali sui crediti deteriorati. Tali dati, che riflettono i valori indicati nei bilanci bancari, però, non sono completamente comparabili. Per il momento, non esistono, infatti, regole e prassi comuni in Europa nella definizione dei crediti deteriorati, come evidenziato dalla ricerca realizzata da PricewaterhouseCoopers. Lo studio è stato inviato all’attenzione delle Autorità nazionali ed europee per sottolineare l’urgenza  di rendere omogenee le pratiche di vigilanza in Europa”.

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Abi: banche italiane ben patrimonializzate rispeto alla media Ue ultima modifica: 2013-06-28T07:48:20+00:00 da Flavio Meloni

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