Abi, Patuelli rieletto presidente. “Italia partecipi di più a Unione Europea o rischia di finire in gorgo nazionalista”

Abi Banche Logo Buono

Il neoeletto consiglio dell’Associazione bancaria italiana (Abi), riunitosi oggi dopo l’assemblea annuale, accogliendo l’indicazione unanime formulata ai sensi dello statuto dal comitato esecutivo, ha rieletto per acclamazione Antonio Patuelli presidente per il prossimo biennio 2018 – 2020.

Sempre nella giornata di oggi sono stati nominati i seguenti organi.

Comitato di presidenza
Oggi, il Comitato esecutivo dell’Associaione bancaria italiana (Abi) ha stabilito la nuova composizione del Comitato di presidenza, di cui fanno parte Antonio Patuelli e Giovanni Sabatini, presidente e direttore generale dell’Abi, i vice presidenti, Gian Maria Gros-Pietro, vicario, (presidente Intesa Sanpaolo), Fabrizio Saccomanni (presidente Unicredit), Stefania Bariatti (presidente Banca Monte dei Paschi di Siena), Miro Fiordi (presidente Credito Valtellinese), Flavio Valeri (presidente e consigliere delegato Deutsche Bank SpA).

Partecipano al Comitato di presidenza anche Luigi Abete (Presidente Febaf), Ranieri de Marchis (Co-Chief Operating Officer UniCredit), Augusto Dell’Erba (Presidente Federcasse), Giampiero Maioli (Ceo – Amministratore delegato Crédit Agricole Cariparma), Victor Massiah (Consigliere delegato Unione di Banche Italiane), Giovanni Pirovano (Vice Presidente Banca Mediolanum), Salvatore Poloni (Presidente Casl), Maurizio Sella (Presidente Banca Sella Holding), Corrado Sforza Fogliani(Presidente Associazione Nazionale fra le Banche Popolari), Alessandro Vandelli (Amministratore delegato Bper Banca), Camillo Venesio (Amministratore delegato e Direttore generale Banca del Piemonte).

Presidente Casl
È stato nominato presidente del comitato per gli affari sindacali e del lavoro (Casl) Salvatore Poloni (Condirettore generale Banco Bpm).

Tutte le nomine sono state assunte all’unanimità dal Comitato esecutivo presieduto da Antonio Patuelli.

Consiglio
Il nuovo consiglio dell’Associazione bancaria italiana (Abi) è composto da

Luigi Abete (Presidente Banca Nazionale del Lavoro), Davide Alfonsi (Chief Risk Officer Intesa Sanpaolo), Angelo Barbarulo (Vice Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena), Renato Barbieri (Presidente Banca Valsabbina), Stefania Bariatti (Presidente Banca Monte dei Paschi di Siena), Stefano Barrese (Responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo), Matteo Bianchi (Responsabile del Governo Affari Legali e Societari Crédit Agricole Cariparma), Ugo Biggeri (Presidente Banca Popolare Etica), Gianfranco Bisagni (Co-Head CIB Division UniCredit), Cesare Bisoni (Vice Presidente Vicario UniCredit), Gerhard Brandstätter (Presidente Cassa di Risparmio di Bolzano), Letizia Maria Brichetto Arnaboldi (Presidente del Consiglio di Gestione Unione di Banche Italiane), Andrea Casini (Responsabile Retail Italy UniCredit), Giuseppe Castagna (Amministratore delegato Banco BPM), Mario Cera (Vice Presidente Vicario del Consiglio di Sorveglianza Unione di Banche Italiane), Enrico Chiapparoli (Country Manager Barclays Bank Plc – Sede in Italia), Paolo Cornetta (Responsabile Group Human Capital UniCredit), Enrico Cotta Ramusino (Presidente FinecoBank), Renato Dalla Riva (Presidente CEDACRI), Paolo D’Amico (Direttore Legale e Societario e Segretario del Consiglio di Amministrazione Banca Nazionale del Lavoro), Ranieri de Marchis (Co-Chief Operating Officer UniCredit), Stefano Del Punta (Chief Financial Officer Intesa Sanpaolo), Felice Delle Femine (Direttore Generale Banca di Credito Popolare), Augusto Dell’Erba (Presidente Federcasse), Giuseppe Di Paola (Direttore Generale Banca del Fucino), Enrico Duranti (Presidente Associazione Italiana Leasing Assilea), Maurizio Faroni (Direttore Generale Banco BPM), Ariberto Fassati (Presidente Crédit Agricole Cariparma), Pietro Ferrari (Presidente BPER Banca), Ferruccio Enrico Ferri (Componente del Comitato Esecutivo UBS Europe SE), Miro Fiordi (Presidente Credito Valtellinese), Paolo Fiorentino (Amministratore Delegato Banca Carige),Giorgio Fracalossi (Presidente Cassa Centrale Banca – Credito Cooperativo del Nord Est), Carlo Fratta Pasini (Presidente Banco BPM), Sergio Gatti (Direttore Generale Federcasse), Valentino Ghelli (Presidente Compass Banca), Paolo Maria Vittorio Grandi (Chief Governance Officer Intesa Sanpaolo), Nazzareno Gregori (Direttore generale Credito Emiliano), AmedeoGrilli (Presidente Cassa di Risparmio di Fermo), Gian Maria Gros-Pietro (Presidente Intesa Sanpaolo), Michael Grüner (Presidente Cassa Centrale Raiffeisen dell’Alto Adige), Marco Jacobini (Presidente Banca Popolare di Bari), Stefano Lado (Presidente Banco di Desio e della Brianza), Eliano Omar Lodesani (Presidente Intesa Sanpaolo Group Services), Stefano Lucchini (Chief Institutional Affairs & External Communications lntesa Sanpaolo), Aurelio Maccario (Head Group Regulatory Affairs UniCredit), Giulio Magagni (Presidente Iccrea Banca – Istituto Centrale del Credito Cooperativo), Giuseppe Maino (Vice Presidente Vicario Iccrea Banca – Istituto Centrale del Credito Cooperativo), Giampiero Maioli (Ceo – Amministratore delegato Crédit Agricole Cariparma), Nicola Maione (Consigliere di Amministrazione Banca Monte dei Paschi di Siena), Giovanni Manghetti (Presidente Cassa di Risparmio di Volterra), Victor Massiah (Consigliere delegato Unione di Banche Italiane), Alberto Merchiori (Amministratore Delegato e Direttore Generale Santander Consumer Bank), Carlo Messina (Consigliere delegato e Ceo Intesa Sanpaolo), Salvatore Messina (Presidente Banca Farmafactoring), Mauro Micillo (Responsabile Divisione Corporate and Investment Banking Intesa Sanpaolo), Andrea Moltrasio (Presidente del Consiglio di Sorveglianza Unione di Banche Italiane), Marco Morelli (Amministratore delegato e Direttore generale Banca Monte dei Paschi di Siena), Gian Maria Mossa (Amministratore Delegato e Direttore Generale Banca Generali), Andrea Munari (Amministratore delegato e Direttore generale Banca Nazionale del Lavoro), Vittorio Giovanni Ogliengo (Executive Chairman Corporate and Institutional Banking Italy Bnp Paribas – Succursale in Italia), Mauro Paoloni (Vice Presidente Vicario Banco BPM), Gianni Franco Papa (Direttore generale Unicredit), Francesco Passadore (Amministratore Delegato Banca Passadore & C.), Leonardo Patroni Griffi (Presidente Banca Popolare di Puglia e Basilicata), Antonio Patuelli (Presidente La Cassa di Ravenna), Mario Alberto Pedranzini (Consigliere delegato e Direttore generale Banca Popolare di Sondrio), Stefania Petruccioli (Consigliere di Amministrazione Banca Monte dei Paschi di Siena), Giovanni Pirovano (Vice Presidente Banca Mediolanum), Salvatore Poloni (Condirettore generale Banco BPM), Vito Primiceri (Presidente Banca Popolare Pugliese), Carlo Alberto Roncarati (Presidente Cassa di Risparmio di Cento), Guido Rosa (Presidente Aibe – Associazione fra le Banche Estere in Italia), Leonardo Rubattu (Direttore Generale Iccrea Banca – Istituto Centrale del Credito Cooperativo), Fabrizio Saccomanni (Presidente UniCredit), Fabrizio Sadun (Responsabile Italy & Germany Institutional Regulatory Affairs UniCredit), Chiaffredo Salomone (Amministratore Delegato Findomestic Banca), Salvatore Santucci (Presidente Gepafin), Mario Sartori (Direttore Cassa Centrale Banca – Credito Cooperativo del Nord Est), Pier Francesco Saviotti (Presidente del Comitato Esecutivo Banco BPM), Johannes Schneebacher (Direttore Generale Banca Popolare dell’Alto Adige), PietroSella (Amministratore Delegato e Direttore Generale Banca Sella Holding), Corrado Sforza Fogliani (Presidente Associazione Nazionale fra le Banche Popolari), Elvio Sonnino (Vice Direttore Generale Vicario Unione di Banche Italiane), Alberto Staccione (Direttore Generale Banca IFIS), Rosario Giacomo Strano (Chief Operating Officer Intesa Sanpaolo), Flavio Valeri (Presidente e Consigliere Delegato Deutsche Bank SpA), Alessandro Vandelli (Amministratore delegato Bper Banca), Stefano Vecchi (Amministratore Delegato Credit Suisse Italy),Camillo Venesio (Amministratore delegato e Direttore generale Banca del Piemonte).

Collegio sindacale
È stato rinnovato anche il Collegio sindacale dell’Associazione bancaria italiana (Abi). Sono stati eletti componenti effettivi Michela Del Piero (Presidente Banca di Cividale) che assumerà l’incarico di Presidente, Aldo Pia (Presidente Cassa di Risparmio di Asti), Stefano Rossetti (Direttore Generale Unipol Banca), e componenti supplenti Roberto Calzini (Direttore Generale Banca Popolare di Cortona), Giuseppe Ghisolfi (Presidente Comitato Rapporti con l’estero ACRI).

Probiviri
Sono stati eletti probiviri dell’Associazione bancaria italiana (Abi): Paolo Baratta, Renzo Costi, Giuseppe De Vergottini, Giovanni Maria Flick, Natalino Irti.

La relazione di Patuelli

“Le banche in Italia stanno facendo grandi sforzi e progressi per la ripresa, hanno fortemente rafforzato le loro solidità patrimoniali con addirittura 70 miliardi di aumenti di capitale e ancor più colossali continui prudenziali accantonamenti anche per far fronte ai costi della decennale crisi che in Italia è stata più intensa, come ha rilevato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco”. Con queste parole il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, ha iniziato la sua relazione in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione.

“Le sofferenze, al netto degli accantonamenti, sono ridotte a circa 50 miliardi rispetto ai 90 del picco del 2015 – ha proseguito Patuelli -. I crediti deteriorati netti sono 135 miliardi rispetto ai 200 di giugno 2015. Proseguiamo in questi sforzi. Però ogni aumento dello spread impatta su Stato, banche, imprese e famiglie, rallentando la ripresa. I prestiti a famiglie e imprese incrementano di oltre il 2% su base annua. Aumentano anche nel Mezzogiorno che ha bisogno di strategie di più forte sviluppo che utilizzino i tassi infimi che sono un’occasione storica per famiglie e imprese. Le banche in Italia hanno affrontato le crisi bancarie sopportando alti costi: circa 12 miliardi per i salvataggi e per nuovi fondi europei e nazionali di garanzia. Chiediamo che le norme dispongano che ciascuna banca debba contribuire ai fondi di garanzia di cui può teoricamente usufruire e non ad altri. Stiamo favorendo una nuova fase di ripresa di produzioni e occupazione. Le innovazioni nel mondo bancario italiano si sviluppano e continueranno con velocità molto elevata, con una rivoluzione tecnologica, culturale e metodologica che sta facendo competere le migliori con le più efficienti d’Europa. Le banche costruiscono l’avvenire nel pluralismo competitivo, con scelte d’impresa orientate a fornire a ciascuno libertà e responsabilità di preferire di volta in volta prodotti e servizi, con sempre più nuove tecnologie e senza cadere nell’errore (fatale all’inizio del Novecento) di mitizzare le macchine a scapito delle persone e delle libertà. Le tecnologie offrono nuovi spazi di libertà e nuovi rischi: occorre cogliere positività e potenzialità delle innovazioni e non arrendersi mai di fronte ai rischi verso la sicurezza e le libertà. Efficienza e garantismo, fintech e diritto debbono procedere assieme. La concorrenza fra le banche è anche in qualità, sicurezza e libertà di scelta nei servizi, in completezza e chiarezza delle informazioni. Le regole dello Stato costituzionale di diritto debbono applicarsi ugualmente al mondo reale e a quello virtuale. L’innovazione non deve mai andare a scapito della legalità.

Le banche sono all’avanguardia per la legalità contro tutte le forme di riciclaggio, connessione di tanti reati. La nuova frontiera dei diritti civili è anche l’impegno per la tutela dei dati personali contro intrusioni illecite e rischiose per le libertà, affinché la globalizzazione non sia anarchia planetaria a scapito dei diritti umani e civili. Fintech, investimenti e nuovi soggetti, mercato e certezza del diritto, concorrenza leale e garantita da norme e Vigilanza, sono interconnessi e rappresentano sfide innanzitutto culturali e di metodo”.

L’OCCIDENTE DOPO LA GRAVE CRISI

“La grave crisi ha profondamente colpito l’Occidente che, con realismo e lungimiranza, deve compiere analisi più approfondite. Occorre avere lo sguardo più lungo, porsi nuovi obiettivi di sviluppo economico, sociale e civile che concretizzino progetti di crescita e diano nuove speranze innanzitutto ai giovani, battendo il pessimismo preconcetto e la rassegnazione. La crisi ha interrotto il prospero dopo guerra fredda, il ventennio 1989-2008. Non ci sono più le certezze di crescita continua e le prospettive di maggiore prosperità che l’Occidente ha rappresentato. La crisi ha fatto perdere fiducia verso e nell’Occidente che è divenuto insicuro perfino dei suoi principi. Sorgono nazionalismi nelle più varie forme, anche fra popoli che nel Novecento furono soggetti a più dispotismi e dove i sogni di libertà e prosperità venivano identificati nell’Occidente e nell’Europa libera. Vengono messi in discussione i principi e le regole della società aperta, del mercato libero, regolato e competitivo. Questi disorientamenti e conflitti hanno origini nelle problematiche economiche e sociali che si sono trasformate anche in malattie morali, in crisi d’identità che colpiscono l’Occidente e vedono anche forti diversità normative innanzitutto in economia. Oltre Atlantico sta prevalendo un protezionismo neo isolazionista, mentre l’Europa vive rischi di disgregazione anche superiori a quelli di Brexit. Occorre tener conto delle strategie degli Usa che hanno internamente intrapreso una nuova stagione di riduzione (in parte anche eccessiva) della regolamentazione anche per favorire il credito alle piccole e medie imprese, mentre in Europa si continua ad incrementare una dettagliatissima regolamentazione per le banche e le assicurazioni: nel 2017 sono state emanate ben 1.509 norme di diritto europeo e nazionale, considerando tutte le fasi normative, circa sei al giorno lavorativo, in incremento rispetto alle 1.247 del 2016. Le direttive di Basilea debbono essere identiche e uniformemente applicate in tutto l’Occidente per assicurare nuovi equilibri fra stabilità e crescita, con pubblici esami preventivi d’impatto per ogni regola. La lunga crisi non deve far ripiegare l’Occidente dai suoi principi di crescenti libertà civili, economiche e sociali, di prosperità e certezza del diritto”.

L’EUROPA E L’UNIONE BANCARIA

“Da anni sosteniamo che l’alternativa è fra nuova Europa e neo nazionalismo. Occorre una svolta nell’Unione Europea con obiettivi ambiziosi di crescita che la riguardino tutta. L’Europa, sostiene giustamente anche il programma del governo della Repubblica Federale Tedesca, combina integrazione economica e prosperità con libertà, democrazia e giustizia sociale. Un’Europa forte e unita è la migliore garanzia per un futuro di pace, libertà e prosperità……L’Unione ha bisogno di un rinnovamento e di un nuovo inizio: vogliamo un’Europa della democrazia e della solidarietà. Vogliamo approfondire la coesione europea sulla base dei valori democratici e costituzionali a tutti i livelli e rafforzare il principio della solidarietà reciproca. La Bce di Mario Draghi ha garantito assai bassi tassi che, penalizzando le banche, hanno favorito la ripresa e salvato la Repubblica nella gestione del debito pubblico il cui peso, altrimenti, sarebbe caduto fiscalmente drammaticamente sulle imprese e sulle famiglie italiane. Il ritorno a politiche monetarie tradizionali sarà comunque con tassi proporzionati alla solidità dell’euro. In Italia, per diminuire la pressione fiscale, si deve ridurre il debito pubblico. Il peso maggiore della crisi l’hanno sostenuto le banche, compresse dalla crisi, da tassi infimi e da norme in continuo mutamento, talvolta anche da eccessi di burocratizzazione che non servono all’Europa. La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unione Europea impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea. Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani. In questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40%. Con la Lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%. Occorre una nuova spinta per un’Unione bancaria con regole identiche, con Testi unici di diritto bancario, finanziario, fallimentare e penale dell’economia e con coerenza fra regole contabili e prudenziali. Occorre superare le contraddizioni a cui sono soggette le banche che debbono operare come banche d’Europa, con la Vigilanza unica, e contemporaneamente come banche con ancora nazionali e diversi diritti bancari, finanziari, fallimentari, penali dell’economia e soggette alla concorrenza dei diritti tributari. La concorrenza in Europa si basa molto anche sulla produttività della giustizia civile. La concorrenza è indispensabile e necessita di regole identiche in Europa, con uguali punti di partenza, altrimenti diviene conflitto. Questi testi unici sono molto urgenti e possono anche favorire la riduzione e la condivisione dei rischi per la realizzazione del “terzo pilastro”. Le regole per la solidità delle banche debbono essere inserite in una maggiore stabilità e certezza del diritto, anche prospettica, debbono essere frutto di preventive convergenze fra le diverse Istituzioni e Autorità europee e debbono rappresentare equi presidi per prevenire ogni rischio e non complicare i fattori di ripresa dello sviluppo e dell’occupazione che debbono essere la stella polare dell’Unione Europea. La revisione della Direttiva su risanamento e risoluzione delle banche (BRRD) deve correggerne gli errori, innanzitutto per aumentare le tutele per i risparmiatori, anche in applicazione dell’articolo 47 della Costituzione italiana. Il MREL, requisito minimo di fondi propri e di passività utilizzabili in casi di crisi bancarie, deve essere equilibrato e coordinato con l’analogo requisito internazionale (TLAC), senza penalizzazioni per le banche europee che si rifletterebbero sull’economia tutta. L’Europa vince tutta insieme come quando riduce gli assorbimenti patrimoniali a fronte dei prestiti a diverse categorie di imprese e realizza i bonifici istantanei che consentono, in massimi dieci secondi, di trasferire denaro tracciato nell’area unica dei pagamenti in Euro. Apprezziamo le recenti scelte del Parlamento Europeo sui requisiti patrimoniali delle banche, fra cui i trattamenti meno gravosi per i finanziamenti alle piccole e medie imprese, per l’edilizia residenziale, per i prestiti garantiti da cessione del quinto, per la possibilità di dedurre dal capitale taluni investimenti in nuove tecnologie. Chiediamo che il Trilogo confermi presto queste scelte. Esprimiamo apprezzamento al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, al Presidente della Commissione economica, Roberto Gualtieri e a tutti coloro che sono impegnati per un’equilibrata Unione bancaria. Il realismo e il metodo della ragione debbono evitare di inasprire i conflitti nell’Europa e nell’Occidente che crescerebbero se venisse imposto un assorbimento patrimoniale sulle banche per il possesso di titoli pubblici che sono riserve di liquidità bancaria. I conflitti fra gli Stati su questi campi, prima delle banche, metterebbero in difficoltà gli Stati che hanno più debiti. Apprezziamo che il “Comitato di Basilea” non sia intervenuto sui titoli pubblici. L’Unione Europea deve essere più coordinata: le varie Istituzioni e Autorità non debbono sovrapporre normative come per gli Npl. I numeri dei “tetti” dei crediti deteriorati debbono essere motivati in modo trasparente, specificando le logiche che li esprimono, e non debbono soffocare la ripresa. L’Unione Europea è una e le fonti normative non possono essere disordinate. La certezza, l’univocità, la proporzionalità e la semplificazione del diritto devono essere garantite anche in una complessa fase di passaggio come quella che sta vivendo l’Unione bancaria che è la più avanzata integrazione d’Europa”.

LE CRISI BANCARIE IN ITALIA

“Le crisi bancarie si sono sviluppate in Italia più tardi rispetto al resto dell’Occidente e sono state affrontate, il più delle volte, con le nuove regole dell’Unione Bancaria nata il 4 Novembre 2014, purtroppo senza norme transitorie. La relazione del 12 dicembre 2017 del Direttore della Vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, alla Commissione parlamentare d’Inchiesta sulle crisi bancarie, ha chiarito i limiti del passaggio dalla sovranità nazionale nel diritto bancario, all’Unione bancaria europea. Quei limiti sono stati gravidi di conseguenze per le altre banche italiane che hanno dovuto sostenere i forzosi costi miliardari per le risoluzioni, più gravose degli interventi predisposti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il mondo bancario italiano, con Atlante e col nuovo Ramo Volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha subìto altri esborsi miliardari per prevenire ancora più gravi crisi. La Repubblica è intervenuta in concorso in due salvataggi e con una nazionalizzazione, con un esborso complessivo fra i minori in Europa. Le crisi bancarie in Italia hanno riguardato undici società. Le banche di credito cooperativo hanno fatto fronte ai problemi del loro mondo. Le crisi bancarie hanno stimolato un clima spesso giacobino e pesato sulla fiducia che è premessa di sviluppo. Con Raffaele Mattioli siamo convinti che chi tutela i risparmiatori, tutela la banca. L’Unione bancaria deve consentire ai sistemi nazionali di garanzia dei depositi di poter effettuare interventi preventivi per banche in crisi, per evitare danni maggiori”.

VOLTARE DEFINITIVAMENTE PAGINA

“Per voltare definitivamente pagina, occorre sia fatta definitiva luce sulle responsabilità nelle crisi bancarie. Le banche sane sono moralmente parte civile, avendo subito i danni dalle crisi bancarie altrui. Abbiamo grande rispetto per la Magistratura e attendiamo, il più presto possibile, le conclusioni dei processi. Siamo per la trasparenza sempre: perciò siamo stati favorevoli anche all’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle crisi bancarie, pur consapevoli dei suoi limiti innanzitutto temporali. Con indipendenza culturale e metodologica e lontananza dai conflitti politici, abbiamo approfondito i documenti resi noti dalla Commissione d’Inchiesta. Ci confrontiamo in modo razionale con ogni proposta, come quelle uscite dalla Commissione, innanzitutto col documento finale, per evitare il ripetersi di crisi bancarie che vi sono state anche nei decenni precedenti, ma affrontate non in una fase di passaggio dal diritto italiano a quello europeo. Le cause delle crisi, da combattere giorno per giorno, sono innanzitutto azzardo morale, conflitti d’interesse, carenze di sana e prudente gestione, di trasparenza e nei controlli interni, interferenze politiche, carenze di coordinamento fra pubbliche Autorità europee e nazionali. La Mifid 2 e i tanto da noi sollecitati KID vanno applicati sempre in pieno. Dieci anni di crisi hanno prodotto anche disagio sociale, minori speranze e fiducia. Bisogna indirizzare ogni energia alla ricostruzione morale ed economica, per lo sviluppo, la prosperità e la sicurezza sociale. Le crisi bancarie debbono essere prevenute, ma talune pratiche prudenziali, come gli stress test, non debbono favorire le crisi. Le crisi insegnano che l’autonomia delle Autorità di Vigilanza, nei confini delle leggi, è fra le principali garanzie a tutela delle imprese bancarie: la dialettica fra libertà d’impresa bancaria e Vigilanza pubblica è un equilibrio importante e complesso”.

LE RIFORME IN ITALIA

“L’Italia deve anche ammodernare le sue spesso vetuste normative, allineandole ai migliori standard europei – ha dichiarato il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) -. Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto passi avanti nelle regole del mercato. In autunno è stata approvata la riforma del diritto fallimentare del 1942: sollecitiamo l’emanazione dei relativi decreti delegati. La fine della legislatura non ha permesso l’approvazione della riforma della giustizia civile che è prioritaria. Anche sulla giustizia civile, negli ultimi anni, sono stati comunque fatti passi in avanti come con il nuovo processo civile telematico e con le prassi indicate dal Csm per la gestione delle procedure esecutive nei tribunali. I risultati iniziano a vedersi: si riducono le cause civili su “contratti bancari”, l’arretrato e i tempi della giustizia civile. Finché l’Unione Europea non avrà gli auspicati Testi unici, la Repubblica deve impegnarsi per ammodernare le proprie normative sul funzionamento del mercato. Finché gli Stati competono anche per efficienza ed efficacia delle singole normative nazionali, l’Italia deve fare ogni sforzo di ammodernamento per incoraggiare la correttezza, l’efficienza e l’economicità dei fattori produttivi. Utili sono le Garanzie per la cartolarizzazione dei crediti deteriorati (Gacs), il “Patto marciano”, con l’intesa ABI-Confindustria per la sua applicazione, e il pegno mobiliare non possessorio (che necessita di decreto attuativo). L’Abi collabora pienamente a ogni iniziativa sociale come le proroghe dei finanziamenti (moratorie), l’Anticipo pensionistico (APE) e i tanti accordi con le Associazioni delle altre imprese, dei Consumatori e con i Sindacati per lo sviluppo e l’occupazione, per le zone terremotate e per il Mezzogiorno. Positive sono le esperienze di sostegno fiscale (i PIR) per i risparmi indirizzati ad investimenti produttivi: queste misure vanno ampliate anche a favore dello stabile azionariato bancario, premessa di complessiva solidità e sviluppo. Auspichiamo si completi rapidamente la revisione dei limiti per le emissioni di obbligazioni bancarie garantite, avviata recentemente dalla Banca d’Italia. Le banche, consapevoli della funzione sociale del profitto, non debbono essere ostacolate nella ripresa della redditività, indispensabile per un nuovo ciclo virtuoso, per sempre cospicui accantonamenti, un’adeguata redditività per gli azionisti, giusti incentivi per chi li merita nel lavoro bancario”.

LA RIVOLUZIONE BANCARIA IN ITALIA

“Alle innovazioni bancarie internazionali ed europee si sono aggiunte quelle dell’Italia che lungamente aveva vissuto con leggi dirigiste – ha dichiarato il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) -. Sul fondamento del Testo Unico Bancario del 1993, le banche sono imprese, non si deve tornare indietro, ma proseguire in analogia con le migliori pratiche europee ed occidentali. La crisi e le tecnologie hanno rivoluzionato e continueranno a mutare il mercato bancario: rimane la necessità che la concorrenza venga tutelata anche nei mercati meno popolosi. Il ruolo sociale delle banche non va visto solo quando vengono chiusi gli sportelli e se ne sente la mancanza. La riduzione del numero delle banche deve essere selezione di mercato. Importanti sono le sinergie nei gruppi bancari o in società di prodotti e servizi. Ora l’Iva di gruppo favorisce le sinergie. Non si debbono attendere le crisi, ma prevenirle quando non vi siano prospettive di sana e prudente gestione bancaria. Occorre ricordarsi dei diritti e degli interessi legittimi degli azionisti bancari non solo nei casi di crisi. In Italia sono avvenuti i più forti cambiamenti d’Europa. Con oltre sessanta milioni di abitanti, a breve l’Italia avrà solo un centinaio di gruppi bancari e banche indipendenti. A dicembre 2017 l’Italia ha visto ridurre a circa 27 mila il numero di sportelli bancari, con tendenza a ulteriori diminuzioni, mentre crescono, con varie denominazioni, gli uffici finanziari. I canali distributivi sono sempre più concorrenti per le libere e responsabili scelte di risparmiatori e investitori. Di fronte alle crisi bancarie e per la ripresa, abbiamo contribuito a realizzare e abbiamo apprezzato il rispetto reciproco e la costruttività, nella dialettica, dei rapporti con i Sindacati, definendo insieme i percorsi delle ristrutturazioni basati sempre su scelte volontarie, rifiutando l’indifferenza sociale. La costruttività è stata, è e dovrà essere un valore di fronte ai nuovi modelli di banca e in vista del nuovo Contratto Nazionale di Lavoro che dovrà incoraggiare l’efficienza e l’economicità per favorire la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione, cogliendo ogni aspetto innovativo, guardando innanzi con lungimiranza. L’accordo dell’8 febbraio 2017 contro le indebite pressioni commerciali è una scelta d’avanguardia del mondo bancario italiano e va applicato appieno sempre. Il costante rispetto delle regole, la lealtà nei confronti di tutti, la collaborazione con le Istituzioni, l’impegno per l’educazione finanziaria e al risparmio, la trasparenza come valore, sono presupposti per lo sviluppo”.

L’ABI

“L’Abi sta realizzando la propria più importante riforma, con accentuazione anche statutaria delle finalità e riorganizzazione imperniata su Roma, sede centrale, e sulle sedi di Milano e Bruxelles, con continui risparmi e riduzioni di quote per gli associati, con spirito di austerità e funzionalità – ha dichiarato il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) –L’Abi è sempre più centro di iniziative, in coordinamento con la Federazione Bancaria Europea, la Federazione Banche, Assicurazioni e Finanza, la Fondazione per l’educazione finanziaria, in stretto confronto con gli organismi di rappresentanza delle altre imprese. In pochi mesi deve essere concretizzato il piano strategico di Abi. Il 2019 sarà il centenario della nascita dell’Abi, avvenuta a Milano nel 1919 con “finalità d’ordine morale e materiale per lo studio delle questioni generali e particolari che interessano le banche, la diffusione della conoscenza nel pubblico a mezzo della stampa dell’ausilio dato dalla Banca allo sviluppo dell’economia nazionale, la partecipazione ai lavori preparatori delle leggi che interessano la banca. Sempre attuali sono i moniti proprio di allora di Luigi Einaudi a non attenuare la concorrenza interbancaria e a tenere separate le banche dagli interessi delle altre imprese. Il prossimo anno terremo l’Assemblea dell’Abi a Milano, nel centenario, e ricorderemo anche i settantacinque anni dalla Resistenza che ebbe proprio a Milano il centro dei finanziamenti favoriti da diverse banche e che vide un banchiere, Alfredo Pizzoni, guidare il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Ringrazio gli organi dell’Abi, con i quali sviluppiamo intensamente la collegialità, a cominciare da chi è stato Vicepresidente nel biennio: Ranieri De Marchis, Camillo Venesio, Marina Natale, Alessandro Falciai, Guido Rosa, Corrado Sforza Fogliani e Massimo Tononi, il Presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro Eliano Omar Lodesani, il Presidente della FEBAF Luigi Abete, Maurizio Sella che ci rappresenta negli organismi europei assieme al Direttore Generale Giovanni Sabatini, che presiede anche il Comitato esecutivo della Federazione Bancaria europea, e il personale tutto di Abi”.

NUOVE PROSPETTIVE

“Lontani dai velleitarismi, con realismo, concretezza, indipendenza, lungimiranza e intransigenza morale, consapevoli dei doveri e delle responsabilità, procediamo decisi con in mano la Costituzione della Repubblica, con la volontà di concorrere a meglio realizzare il sogno europeo col metodo della ragione – ha dichiarato il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi) -. Abbiamo vissuto assieme gli anni difficili della crisi, lavoriamo per la libertà e responsabilità delle imprese bancarie, per la democrazia economica con sensibilità sociali, mai rassegnati, impegnati per la crescita economica, civile e sociale, consapevoli che occorre sempre innanzitutto tutelare gli interessi legittimi dei risparmiatori e le premesse del mercato libero e regolato. Abbiamo lavorato e lavoreremo con austera severità e forte determinazione, anche controvento quando necessita, consapevoli che l’economia è sotto ordinata all’etica, che le attività bancarie sono orientate alla tutela degli interessi legittimi e al bene comune per il progresso, con il coraggio di dire la verità e fare proposte giuste anche quando sono impopolari, salvaguardando sempre la centralità delle persone, delle famiglie e delle imprese”.

Abi, Patuelli rieletto presidente. “Italia partecipi di più a Unione Europea o rischia di finire in gorgo nazionalista” ultima modifica: 2018-07-10T13:11:40+00:00 da Redazione

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: