Abusivismo, Luchetti (Oam): “Le società devono prestare più attenzione nella fase di recruiting dei collaboratori”

Credito 2Continua ad essere quello dell’abusivismo il grande tema al centro del dibattito che anima il mondo dell’intermediazione creditizia. Sull’argomento sono tornati a confrontarsi ieri operatori del settore, rappresentanti di banche e istituzioni e rappresentanti dei consumatori nel corso del panel “L’abusivismo. Chi deve fare realmente qualcosa per eliminarlo?”, ospitato dalla summer edition del Leadership Forum di Roma.

Ad aprire la discussione è stato Antonio Giordano, consigliere dell’Ufi, che ha sottolineato come l’abusivismo “praticato” dagli iscritti negli elenchi dell’Oam e quello posto in essere dai non iscritti rappresentino in realtà due facce della stessa medaglia: entrambi generano nuovi illeciti e distorcono il mercato, recando danni agli operatori “regolari”. Il problema centrale è che contro l’abusivismo dei non iscritti, ha spiegato Giordano, l’Organismo ha a disposizione solo armi spuntate, potendo esercitare l’attività di vigilanza solo sui quanti sono presenti nei suoi elenchi.

“Un motivo in più per far sì che ogni elemento della filiera del credito faccia la sua parte nella lotta all’abusivismo”, ha fatto notare a questo proposito Donatella Righetti, direttore commerciale di Finint Mediatore Creditizio. Righetti ha richiamato società e professionisti al rispetto dell’obbligo che vige in capo ad ogni soggetto della filiera del credito di contrastare l’esercizio abusivo della professione, soffermandosi sul problema della cosiddetta consulenza, non consentita ma ancora molto praticata, e ricordando che l’Oam da solo non può contrastare un fenomeno così diffuso e sfaccettato, per l’eliminazione del quale è necessario uno sforzo collettivo della categoria.

Raimondo Lucariello, dell’ufficio crediti dell’Abi, ha risposto a quanti da tempo invocano una responsabilità diretta delle banche in merito al proliferare degli “abusivi” sottolineando che l’Associazione di cui è rappresentante ha dimostrato in varie sedi e varie occasioni il proprio impegno nella lotta al fenomeno. Un impegno che si è concretizzato attraverso l’offerta di una consulenza specifica sull’argomento, l’erogazione di corsi di formazione agli iscritti, l’emanazione di circolari ad hoc e la promozione del protocollo di contrasto all’abusivismo adottato dall’Oam e dalle sue associate.

Attività necessaria ma non sufficiente, esattamente come quella di Banca d’Italia e dell’Oam. Questa la risposta di Fabio Picciolini, presidente del Consumers’ Forum. Uno dei fattori determinati dell’abusivismo, secondo Picciolini, è la scarsa consapevolezza e la scarsa lungimiranza di alcuni operatori, che pur non riuscendo a stare sul mercato a causa dei costi elevati imposti dal decreto 141 e della stretta creditizia dovuto alla crisi, hanno continuato e continuano ad esercitare la professione, facendolo ovviamente in modo irregolare, nella speranza di continuare ad attrarre clienti e muovere un po’ di soldi. Nella parte finale del suo intervento Picciolini non ha risparmiato un attacco diretto all’Oam, che tra le sue associate non annovera alcuna organizzazione o associazione per la difesa dei consumatori. Una mancanza che il numero uno del Cosnumers’ Forum si è augurato possa essere sanata nel corso del mandato del nuovo board dell’Oam, che si insedierà dopo il 30 giugno.

A chiudere il panel sull’abusivismo è stato Federico Luchetti, direttore generale dell’Oam, che in apertura dell’intervento ha fornito alcuni numeri sul contrasto al fenomeno. Tra il 2014 e il 2015 l’Organismo ha ricevuto 136 segnalazioni di comportamenti abusivi. Di questi 36 riguardavano soggetti iscritti negli elenchi. Al 31 maggio scorso l’Oam ha fatto 41 esposti. Uno di questi, relativo a un iscritto, ha dato luogo a indagini da parte della Guardia di Finanza. Come già fatto più volte in passato Luchetti ha ricordato che gli operatori del settore sono i primi soggetti chiamati a contrastare l’esercizio abusivo della professione, “fornendo ognuno il proprio contributo contro un problema che la categoria deve affrontare nel suo insieme”. In questo senso il direttore dell’Organismo ha invitato le società a prestare maggiore attenzione nella fase di reclutamento dei collaboratori, soffermandosi con attenzione sulla capacità reddituale generata dall’esercizio della professione, perché “una scarsa capacità reddituale per un prolungato periodo di tempo deve portare a chiedersi come possa questo soggetto riuscire a tirare avanti”. A questo proposito, ha concluso Luchetti “è paradossale che l’Organismo abbia dovuto dedicare a questa questione una specifica faq, la 588, che sarà a breve messa online sul nostri sito: le prime a preoccuparsi dovrebbero essere le stesse società, visto che scegliere un collaboratore scarsamente produttivo rappresenta una sorta di eutanasia”.

Abusivismo, Luchetti (Oam): “Le società devono prestare più attenzione nella fase di recruiting dei collaboratori” ultima modifica: 2015-06-17T10:41:24+00:00 da Paolo Tosatti

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