Agcm: “Gli agenti dei servizi di pagamento italiani sono discriminati. Serve una riforma del D.Lgs. 141/2010”

Agcm LogoGli agenti in attività finanziaria degli istituti di pagamento italiani sono discriminati rispetto ai loro colleghi comunitari. A dirlo non sono solo le associazioni di categoria e gli operatori, ma anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, la quale ha auspicato che la normativa attuale possa essere oggetto di opportune modifiche tese a imporre obblighi in termini di riserva legale, contributi e aggiornamento professionale proporzionati rispetto agli interessi pubblici sottostanti e a eliminare gli effetti discriminatori tra le imprese attive in Italia, ma di diverse nazionalità, nell’offerta dei servizi di pagamento.

Era stata l’Ufi, Unione finanziarie italiane, a segnalare all’Agcm un’evidente penalizzazione degli operatori italiani gravati da contribuzioni economiche e da obblighi di aggiornamento professionale non previsti in ambito comunitario. L’Ufi aveva dunque palesato l’improrogabile necessità di modificare l’attuale Titolo VI bis del Tub essendo emersi alcuni profili di discriminazione nei riguardi degli agenti che operano per conto degli istituti di pagamento iscritti nella sezione speciale presso l’Organismo agenti e mediatori.

L’Autorità Garante ha esaminato nei mesi scorsi la segnalazione avanzata dall’Ufi e formulato alcune osservazioni in merito alle possibili criticità concorrenziali derivanti dalla discordanza della normativa di settore. Per ciò che riguarda la riserva di attività, la normativa italiana prevede che gli agenti dei servizi di pagamento debbano essere iscritti in una sezione speciale negli elenchi tenuti dall’Organismo agenti e mediatori, previo pagamento di una quota contributiva annuale. Tale riserva di attività non è prevista dalla Psd, la direttiva europea sui servizi di pagamento, e non si applica agli agenti che prestano servizi per gli istituti di pagamento comunitari. Ciò determina – secondo l’Agcm – oneri differenti per i prestatori di servizi di pagamento operanti in Italia, rispetto a quelli previsti per gli operatori attivi in Italia ma autorizzati in un diverso stato membro d’origine.

Anche per ciò che riguarda gli obblighi formativi esistono delle differenze tra gli agenti italiani e i loro colleghi comunitari.  Il Tub prima e il decreto del Mef del 28 dicembre 2012 hanno imposto agli agenti della sezione speciale il superamento di un apposito esame e la frequenza di un corso di formazione professionale curato dall’intermediario mandante almeno una volta l’anno. È intervenuta successivamente la circolare n. 12 del 2013 dell’Oam specificando nel dettaglio gli obblighi di formazione e di aggiornamento e indicando modalità e durata minima dei corsi. Inoltre, il complesso normativo italiano sarebbe anche in contrasto con i principi affermati dalla legge 246 del 2005 che esclude la possibilità che la normativa di recepimento comunitario introduca livelli di regolazione superiori a quelli richiesti dalle direttive stesse, e dalla legge n. 234 del 2012 che vieta norme e prassi nazionali che possano produrre effetti discriminatori rispetto al trattamento garantito in Italia ai cittadini dell’Unione europea.

Considerando quindi che gli operatori esteri possono operare in Italia senza essere sottoposti al quadro normativo nazionale che impone maggiori vincoli (e costi) rispetto a quelli previsti a livello comunitario, l’Agcm ritiene che tale discriminazione possa incidere negativamente sulle dinamiche competitive determinando possibili barriere all’entrata e, successivamente, un ostacolo al permanere sul mercato.

Il parere dell’Autorità è stato accolto con soddisfazione dalle associazioni di categoria. Luca Paoletti, vice segretario generale dell’Unione finanziarie italiane (ricordiamo che l’Ufi ha per prima sollevato la questione), ha espresso il suo gradimento in merito: “Siamo contenti che l’Autorità abbia accolto le nostre osservazioni – dice Paoletti -. È necessaria una modifica della legislazione nazionale perché evidentemente in contrasto con quella comunitaria. Il primo passo in tal senso lo ha fatto l’Agcm, ora tocca alle altre istituzioni coinvolte, Banca d’Italia e Oam affrontare la situazione e cercare delle soluzioni che non danneggino gli operatori italiani e non ostacolino una concorrenza sana e leale. Ci auguriamo che, dopo il rinnovo del suo board, l’Oam ponga la questione fra le sue priorità”.

Anche Thomas Kraicsovits, del comitato degli esperti di Afin (Associazione finanziarie italiane) e AssoIdp (Associazione italiana istituti di pagamento), ha manifestato compiacimento per quanto sostenuto dall’Agcm: “L’intento delle associazioni di categoria è quello di eliminare le discriminazioni derivanti dall’applicazione di una normativa comunitaria – spiega Kraicsovits -. Il parere emesso dell’Agcm rileva effettive discriminazioni di ordine pratico, connesse all’iscrizione negli elenchi dell’Organismo agenti e mediatori e ai corsi di formazione. Una soluzione deve essere innanzi tutto trovata a livello politico. Lo aveva ribadito nel corso di un convegno organizzato da AssoIdp nel marzo scorso anche il direttore generale dell’Organismo, Federico Luchetti, il quale aveva auspicato maggiore coerenza normativa e ribadito che le scelte principali devono investire prima il piano politico e di conseguenza quello più strettamente operativo. Tempi e soluzioni non sono al momento facili da definire – aggiunge Kraicsovits -. Una soluzione potrebbe arrivare dall’applicazione della PSD2, la direttiva sui servizi di pagamento, che però prevede tempi molto lunghi. Intanto il Mef da un lato e l’Oam dall’altro non possono non tener conto del suggerimento avanzato dal Garante del mercato e concorrenza. L’Oam da parte sua potrebbe impegnarsi a ridurre o semplificare parte degli adempimenti che comunque competono per legge e sono in capo agli agenti. È chiaro che se andiamo verso un irrigidimento delle posizioni e non si cerca di eliminare la sperequazione fra i due soggetti diventa economicamente più vantaggioso operare per quei soggetti che sfuggono al controllo dell’Oam”.

Agcm: “Gli agenti dei servizi di pagamento italiani sono discriminati. Serve una riforma del D.Lgs. 141/2010” ultima modifica: 2015-05-05T15:47:13+00:00 da Valentina Petracca

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: