Agenti di commercio, dalla Cassazione un insieme di regole per distinguerli dai procacciatori di affari

CassazioneCon la sentenza n. 1974 del 2 febbraio scorso la Sezione lavoro della Corte di Cassazione ha stabilito un insieme di regole per distinguere la figura dell’agente di commercio da quella del procacciatore di affari.

Secondo la Corte Suprema, al fine di ritenere un collaboratore inquadrato un agente di commercio e non un semplice procacciatore di affari è necessario esaminare le caratteristiche del rapporto emergenti dalla disamina dei contratti di “procacciamento”, rispetto ai parametri individuati dalla giurisprudenza di legittimità per distinguere la figura dell’agente da quella del semplice procacciatore, in particolare con riferimento all’incidenza sugli stessi del patto di esclusiva, della previsione di accordi provvigionali, dell’assegnazione di una zona, del patto di non concorrenza, dell’occasionalità o meno della collaborazione, dell’effettività o meno della collaborazione con altre mandanti nonché della conduzione diretta o meno delle trattative.

La sentenza è stata emanata in relazione a un contenzioso instaurato dall’Enasarco contro una società per azioni . In accoglimento del gravame proposto dalla C.I. s.p.a., la Corte d’appello ha revocato il decreto ingiuntivo emesso su istanza della Fondazione Enasarco per contributi previdenziali non corrisposti in relazione ad alcuni collaboratori inquadrati come procacciatori d’affari e ritenuti, invece, agenti di commercio.

Contro la sentenza ha proposto ricorso in Cassazione la Fondazione Enasarco sostenendo l’erroneità della soluzione cui era pervenuta la Corte d’appello, avendo considerato i collaboratori quali procacciatori d’affari e non quali agenti di commercio.

La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Enasarco, ribadendo che “i caratteri distintivi del contratto di agenzia sono la continuità e la stabilità dell’attività dell’agente di promuovere la conclusione di contratti per conto del preponente nell’ambito di una determinata sfera territoriale, realizzando in tal modo con quest’ultimo una non episodica collaborazione professionale autonoma con risultato a proprio rischio e con l’obbligo naturale di osservare, oltre alle norme di correttezza e di lealtà, le istruzioni ricevute dal preponente medesimo”.

Diverso il rapporto di procacciatore d’affari che si concreta “nella più limitata attività di chi, senza vincolo di stabilità ed in via del tutto episodica, raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole all’imprenditore da cui ha ricevuto l’incarico di procurare tali commissioni; mentre la prestazione dell’agente è stabile, avendo egli l’obbligo di svolgere l’attività di promozione dei contratti, la prestazione del procacciatore è occasionale nel senso che dipende esclusivamente dalla sua iniziativa”.

Da ciò deriva che “il rapporto di agenzia e il rapporto di procacciamento di affari non si distinguono solo per il carattere stabile del primo e facoltativo del secondo, ma anche perché il rapporto di procacciamento di affari è episodico, ovvero limitato a singoli affari determinati, è occasionale, ovvero di durata limitata nel tempo ed ha ad oggetto la mera segnalazione di clienti o sporadica raccolta di ordini e non l’ attività promozionale di conclusione di contratti”.

Nel caso in questione, hanno concluso ci supremi giudici, “pur dichiarando di aderire a tali premesse, la Corte di appello non aveva dato conto per ciascuno dei lavoratori interessati delle complessive risultanze istruttorie, siccome indicate nel ricorso, con particolare riferimento alle caratteristiche del rapporto emergenti dalla disamina dei contratti di “procacciamento”, rispetto ai parametri individuati dalla giurisprudenza di legittimità per distinguere la figura dell’agente da quella del semplice procacciatore, in particolare con riferimento all’incidenza sugli stessi del patto di esclusiva, della previsione di accordi provvigionali, dell’assegnazione di una zona e del patto di non concorrenza. Inoltre, non risultavano esaminati alcuni profili, attinenti in particolare all’occasionalità o meno della collaborazione, quali emergenti dalle fatture e dal prospetto riassuntivo in atti, all’effettività o meno della collaborazione con altre mandanti, alla conduzione diretta o meno delle trattative”.

Agenti di commercio, dalla Cassazione un insieme di regole per distinguerli dai procacciatori di affari ultima modifica: 2016-03-03T17:02:32+00:00 da Redazione

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