Aigab: affitti brevi, cauta soddisfazione per decreto su istituzione banca dati strutture ricettive

Il 30 settembre il ministero del Turismo ha adottato il decreto ministeriale prot. 1782 del 29 settembre 2021, recante le “Modalità di realizzazione e gestione della banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati alle locazioni brevi di cui all’articolo 13-quater del decreto-legge 30 aprile 2019, n.34 convertito con modificazioni dalla legge 28 giugno 2019, n.58”. Il decreto regolamenta le modalità di costituzione, gestione e accesso alla banca dati, nonché di acquisizione dei codici identificativi regionali, ove adottati.

Ringraziamo il ministro Garavaglia e attendiamo che il decreto venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale dopo il vaglio della Corte dei Conti per leggere nel dettaglio le misure predisposte. Nel frattempo possiamo però esprimere cauta soddisfazione, perché finalmente è stato dato seguito, come abbiamo chiesto in ogni nostra interlocuzione con il ministero del Turismo, ad una misura annunciata due anni fa e mai resa operativa”. Commenta così la firma da parte del ministro Garavaglia del decreto ministeriale che disciplina la banca dati delle strutture ricettive e degli immobili destinati agli affitti brevi Marco Celani, presidente Aigab (Associazione italiana gestori affitti brevi), costituita un anno fa su impulso degli ad delle principali aziende italiane che operano sul mercato del turismo professionale in appartamento, tra cui Altido con Davide Ravalli, CleanBnB con Francesco Zorgno, Italianway, Wonderful Italy con Michele Ridolfo,  Sweetguest con Rocco Lomazzi ed Italianway con lo stesso Celani, .

Ora è importante che il Ministro Garavaglia mantenga aperto il dialogo con gli operatori del settore in modo da rendere semplice ed economico comunicare i dati senza eccessivi aggravi per gli utenti e anche perché c’è ancora molto da fare. Avendo tutti i dati a disposizione le autorità, a patto di predisporre gli adeguati controlli, saranno in grado di porre fine al sommerso e alla concorrenza sleale di chi non paga le tasse – continua Celani -. Misurare il fenomeno e averne finalmente contezza è infatti solo un primo passo ma non basta. Quel che occorre è controllare e sanzionare eventuali abusi per consentire agli operatori legali di lavorare in un regime di vera concorrenza”.