Andrea Ciani: “Sono ancora molti i nodi da sciogliere in merito alla disciplina dei collaboratori dei Mediatori Creditizi”

Ormai da tempo ci stiamo intrattenendo sui possibili scenari che la nuova disciplina della mediazione creditizia potrà determinare. Un fattore decisivo è indubbiamente costituito dalla declinazione che verrà data nella normativa regolamentare alla figura dei “collaboratori” delle società di mediazione creditizia prevista dal nuovo art. 128-novies del T.U.B.
Il primo quesito che abbiamo posto all’avvocato Andrea Ciani, docente presso l’Università di Bologna, sede di Ravenna, è: tale dicitura deve essere interpretata in senso stretto, ossia il “collaboratore” possa essere esclusivamente la persona fisica che opera con un contratto di “collaborazione” (che dal 2003 nel settore privato può essere solo “a progetto”), o se piuttosto il Legislatore abbia utilizzato il termine “collaboratore” in un’accezione più ampia e tale da ricomprendere anche altre forme di lavoro autonomo?
La soluzione preferibile secondo un criterio logico è indubbiamente la seconda, risultando manifestamente insostenibile un sistema che imponga a tutti gli operatori della mediazione creditizia di contrattualizzare i propri addetti esclusivamente nelle forme del lavoro subordinato o della collaborazione a progetto: entrambi i rapporti sono infatti notoriamente onerosi (anche sotto il profilo contributivo) e manifestamente privi del carattere di elasticità che contraddistingue gli operatori delle reti terze. La logica appare però contrastante – nel caso di specie – con il tenore letterale della Legge: il Decreto n. 141/10 infatti, nell’indicare i soggetti sottoposti all’obbligo di aggiornamento professionale, affianca alle figure dei “dipendenti” e “collaboratori” quella dei “lavoratori autonomi” (art. 21, co. 1° lettera h). In tal modo il Legislatore pare quindi escludere, più o meno volontariamente, che il “collaboratore” della società di mediazione possa essere (anche) un lavoratore autonomo.

L’inserimento della norma da lei citata appare però il frutto di un refuso.
Sembrerebbe non essere la reale volontà del legislatore quella di distinguere le due categorie, anche perché in tale ipotesi i “lavoratori autonomi” sarebbero, evidentemente, esclusi dalla rigorosa disciplina introdotta per dipendenti e collaboratori, determinando così la paradossale situazione secondo cui i mediatori potrebbero avvalersi di addetti estranei alla struttura aziendale, che costano di meno e che non creano problemi in termini di responsabilità solidale, di obblighi di formazione e aggiornamento e i cui nominativi non debbono neppure essere comunicati all’Organismo.

L’attuale sistema normativo presenta quindi evidenti lacune e dovrà verosimilmente essere rivisto?
Sicuramente, a mimo avviso. Ma se i “collaboratori” sono (o, meglio, saranno) una categoria che ricomprende chiunque collabori a vario titolo con la società di mediazione, appare necessario domandarsi quanto ampia possa essere tale categoria. Nel nostro ordinamento conosciamo numerosissime figure contrattuali che disciplinano i rapporti tra l’impresa e i soggetti che operano nel suo interesse o per suo conto. A fini meramente esemplificativi possiamo ricordare: i lavoratori dipendenti, i collaboratori in senso stretto (co.co.pro.), i prestatori d’opera (lavoratori autonomi), gli agenti (quelli previsti dall’art. 1742 c.c., figura diversa dagli agenti in attività finanziaria), gli associati in partecipazione, i lavoratori somministrati, gli appaltatori, i mediatori, i mandatari, i procacciatori d’affari, e l’elenco potrebbe continuare ancora.

Dovrà comunque esistere un limite oltre il quale non si potrà andare.
È evidente: è possibile ad esempio domandarsi se tra i collaboratori potranno essere ricomprese anche soggetti diversi dalle persone fisiche (le società, ad esempio) che operino per conto del mediatore creditizio. L’attuale disciplina legislativa nulla dice in proposito e richiederà sicuramente un’integrazione in sede regolamentare. A tal proposito è stato da più parti suggerito di mutuare la disciplina regolamentare inerente i collaboratori dai modelli già esistenti, ad esempio nel settore della promozione finanziaria e dell’intermediazione assicurativa. A chi si cimentasse in tale esercizio non potrà sfuggire il fatto che la riforma introdotta dal Decreto n. 141/10 prevede – a prima vista – un regime particolarmente restrittivo. Non esiste infatti nel nostro sistema finanziario – né in altri settori – una regolamentazione che preveda in sostanza una catena distributiva totalmente accentrata.

Le nuove regole per la mediazione creditizia, però, sembrerebbero prevedere il mediatore come unico “anello” della catena distributiva, che si interponga tra i due terminali, la banca e il consumatore.
Infatti, così non è negli altri settori menzionati. La distribuzione di prodotti di investimento prevede oltre all’intermediario “principale” – ossia la S.I.M. – un intermediario “minore”, di secondo livello, costituito dal promotore finanziario (figura professionale individuale che molti avrebbero voluto vedere inserita anche nel Decreto n. 141/10 con la denominazione, ad esempio, di “consulente creditizio”). Allo stesso modo la categoria degli intermediari assicurativi (apparentemente unitaria) ricomprende oltre agli intermediari di primo livello (agenti, broker) anche i loro “collaboratori” (previsti dalla ormai nota lettera E dell’art. 109 del Codice delle Assicurazioni private).

Quindi si potrebbe prendere spunto da questi settori?
Sì, e proprio la categoria dei collaboratori assicurativi potrebbe costituire un modello da cui trarre elementi utili per disegnare la regolamentazione secondaria delle società di mediazione. Anche per tali soggetti sono infatti previsti una forma di solidarietà per la responsabilità civile con l’intermediario per cui operano; requisiti di onorabilità analoghi a quelli del settore creditizio; obblighi formativi minimi su cui i preponenti sono tenuti a vigilare; e coperture assicurative obbligatorie (i cui massimali erano stati ripresi alla lettera nella versione originaria del Decreto n. 141/10).

Ma le due figure sono realmente così sovrapponibili?
Al fine di valutare compiutamente il quadro normativo, appare utile evidenziare le differenze che caratterizzano i collaboratori assicurativi rispetto a quelli creditizi. Il Codice delle Assicurazioni non prevede l’obbligo di esclusiva a favore di un solo intermediario (mentre il Decreto n. 141/10 la prevede nel nuovo art. 128-octies co. 2 T.U.B.). I collaboratori assicurativi possono essere anche persone giuridiche, mentre il Decreto n. 141/10 non si esprime.  Secondo le indicazioni dell’ISVAP l’attività di mera “segnalazione” non rientra nell’attività di intermediazione e di collaborazione ed è pertanto estranea a tutti gli obblighi previsti per gli intermediari assicurativi (il Decreto n. 141/10 non prevede invece alcuna norma sull’attività di “segnalazione”). Sono dunque ancora molti i nodi da sciogliere in merito ai requisiti organizzativi che verranno imposti ai mediatori creditizi con le norme di attuazione del Decreto n. 141/10, soprattutto in relazione alla disciplina dei collaboratori. Nei mesi scorsi sono stati però molti i contributi al dibattito pubblico e privato su tali problematiche e le Istituzioni competenti non si troveranno impreparate di fronte alla necessità di definire nei prossimi mesi il quadro regolamentare di un settore economico complesso come pochi altri.

Andrea Ciani: “Sono ancora molti i nodi da sciogliere in merito alla disciplina dei collaboratori dei Mediatori Creditizi” ultima modifica: 2011-04-09T16:26:56+00:00 da Flavio Meloni

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