Ania, Farina: da fintech nuove opportunità e nuove sfide

Ania Logo“Le tecnologie digitali che consentono la trasmissione di grandi quantità e varietà di dati in tempo reale possono trasformare radicalmente le modalità di classificazione degli assicurati in funzione del rischio, passando dalle metodologie tradizionali a un approccio di tipo dinamico e prospettico, che riclassifica potenzialmente nel continuo il profilo di rischio dell’assicurato”. Così Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, è stata ascoltata in audizione dalla commissione Finanze della Camera sui temi dell’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo.

“In prospettiva – ha aggiunto la presidente dell’Ania – le soluzioni assicurative prevedranno un maggior ricorso alla soluzione dei problemi piuttosto che al risarcimento del danno.  evidente che l’uso delle nuove tecnologie non può essere limitato alla sola fase di selezione dei rischi e di distribuzione dei prodotti in quanto questo probabilmente non giustificherebbe l’investimento: occorre estendere, come sta già accadendo, l’approccio anche al processo di liquidazione del danno mirando a cogliere ulteriori vantaggi competitivi in termini di efficienza, ma contestualmente ricercando il miglioramento dell’esperienza del cliente. Da una parte quindi, tramite l’adozione di soluzioni mobili e di intelligenza artificiale, tale rinnovamento è di aiuto alle compagnie di assicurazione, consentendo la riduzione del costo dei sinistri e dei tempi di gestione, attraverso l’abbreviazione dei tempi di Fnol (first notification of loss) che riduce il periodo, fuori dal controllo dell’assicuratore, nel quale il rischio di frode è molto elevato; permette altresì il riscontro, anche qui in ottica antifrode, della veridicità delle circostanze del sinistro e della congruenza dei danni con le stesse, approfittando della migliore accuratezza dell’esame peritale e della sua rapidità (sempre più si diffondono metodologie di accertamento del danno da remoto, totalmente digitalizzate, spesso gestite in diretta con il cliente danneggiato). D’altra parte la tecnologia associata alla connessione telematica viene focalizzata non solo, come poc’anzi si è detto, al risparmio economico (che comunque porta a un vantaggio anche per il cliente, che ne usufruisce mediante il corrispondente contenimento del premio), ma anche al completamento ed all’arricchimento del servizio al cliente, che viene assistito dall’assicuratore dal momento dell’accadimento del sinistro fino al momento del pagamento del corrispettivo dovuto”.

L’innovazione tecnologica, ha rilevato Farina “oltre a generare notevoli benefici sul piano economico e sociale, può far emergere, in prospettiva, alcuni temi da affrontare. L’uso di informazioni riservate a fini assicurativi può portare a ridurre significativamente la mutualità e ridefinisce il concetto di assicurabilità. Le compagnie di assicurazione hanno già predisposto presidi materiali e informatici per ottenere i consensi informati necessari a disporre di questi dati nei due fondamentali momenti di relazione fra assicuratore e cliente: firma del contratto e denuncia del sinistro. Nell’assicurazione “connessa” le occasioni di incontro si moltiplicano nel continuo, complicando l’acquisizione dei consensi necessari. In secondo luogo, la connettività, in linea teorica, può portare a una classificazione del rischio estrema, arrivando fino al livello individuale. In tali circostanze, alcune categorie di rischio, i cosiddetti “rischi aggravati”, potrebbero non ottenere accesso alla copertura assicurativa. Dal punto di vista del benessere sociale un simile scenario può apparire desiderabile, come nel caso di automobilisti con sinistrosità seriale; in altri casi, invece, come per le persone affette da patologie croniche in cerca di copertura sanitaria, esso rappresenta una criticità. Ci sono tuttavia casi nei quali la combinazione tra più accurata classificazione del rischio e incentivi a comportamenti virtuosi può generare esternalità positive. Alcune categorie di rischio in ambito medico, che non potevano essere assicurate in quanto associate a frequenze di sinistro troppo alte per essere coperte in modo economicamente sostenibile, possono, grazie alle tecnologie digitali, essere riportate nell’alveo dei rischi assicurabili. In alcuni Paesi si stanno studiando, ad esempio, dispositivi che permettono di monitorare l’aderenza alle terapie salvavita, come la cura antiretrovirale per i contagiati dal virus Hiv, o di controllare e trasmettere i livelli glicemici dei malati di diabete. L’allocazione dei diritti di proprietà dei dati assume una valenza cruciale nella catena del valore Il processo di digitalizzazione porterà a una proliferazione di fonti di dati di rilevanza assicurativa, anche al di fuori del perimetro del settore. Sempre con riferimento al caso delle scatole nere, si rileva un crescente interesse delle case produttrici a installare i dispositivi nei veicoli già al momento della costruzione, collegandole con le centraline elettroniche, consentendo la rilevazione di informazioni notevolmente più articolate di quelle che vengono raccolte dai dispositivi attualmente in circolazione. L’allocazione dei diritti di proprietà rispetto a queste informazioni diverrà dunque cruciale nel determinare la morfologia futura della catena del valore assicurativo. Lo sviluppo delle tecnologie digitali, infine, fa emergere nuovi e importanti rischi (cyber risk). Lo sviluppo delle tecnologie digitali fa emergere nuovi e importanti rischi legati alla maggiore produzione e scambio di dati, ma può aprire opportunità di espansione delle attività per il settore assicurativo. Negli ultimi anni, il fenomeno dei rischi informatici (cyber risk) ha attirato l’attenzione di istituzioni e mercati. L’aumento del grado di interconnessione globale si associa a una crescita esplosiva della vulnerabilità ad attacchi e incidenti di tipo informatico, sviluppando, in parallelo, una preoccupante componente sistemica. Secondo un’indagine condotta presso i maggiori provider di servizi informatici, il costo annuo globale legato alle frodi informatiche è stimato in un intervallo posto tra circa 100 miliardi e un trilione di dollari. Il costo medio per incidente oscillerebbe tra 2,1 e 3,9 milioni di dollari. Si tratta di numeri enormi, capaci di incidere sul Pil degli Stati Uniti, ad esempio, per oltre mezzo punto percentuale; in Germania l’incidenza potrebbe addirittura raggiungere un punto percentuale e mezzo. Le assicurazioni, da un lato, devono gestire con efficienza i rischi di natura informatica cui sono esposte, garantendo la sicurezza dei dati di cui dispongono. Dall’altro, però, sono le istituzioni più “equipaggiate” per supportare tutte le altre imprese nel far fronte a questa complessa tipologia di rischi. Anche il settore retail dovrà sempre più gestire efficacemente, anche con il ricorso alle coperture assicurative, i rischi informatici. Secondo l’Insurance Information Institute, i premi globali per coperture cyber-risk raddoppieranno in breve tempo, raggiungendo i 7,5 miliardi di dollari entro il 2020. In una prospettiva di più lungo termine, le opportunità di mercato per gli assicuratori si amplieranno ulteriormente con la commercializzazione in larga scala di soluzioni tecnologiche provenienti dal campo della robotica, dell’intelligenza artificiale, del machine learning”.

L’innovazione tecnologica, ha proseguito Farina “è destinata ad avere un impatto significativo anche nei confronti della regolamentazione e della vigilanza sull’ attività assicurativa. RegTech può essere definita come l’uso di nuove soluzioni tecnologiche per facilitare la compliance regolamentare nel settore dei servizi finanziari. Nel breve termine l’adozione di RegTech fornisce efficienze operative e risparmi sui costi se applicato alla corrente compliance e alle pratiche di gestione del rischio. Nel lungo termine, i principali benefici della RegTech saranno la capacità di permettere l’innovazione, facendo nel contempo crescere la fiducia dei consumatori attraverso una migliore esperienza del cliente. Diverse autorità, sia in Europa che altrove, hanno recentemente adottato una serie di iniziative che mirano a promuovere l’innovazione finanziaria nelle loro rispettive giurisdizioni. Fra esse rientrano: Innovation Hub: i regolatori offrono assistenza ad hoc alle imprese che non sono abituate alla regolamentazione finanziaria e/o che hanno dubbi sull’applicazione della normativa alla loro attività; Sandbox regolamentari: ambiente controllato per testare innovazioni finanziarie che rispondono a criteri predefiniti. Tipicamente, le Sandbox riducono le barriere per fare prove all’interno di un quadro regolamentare esistente, assicurando a tutti i partecipanti (imprese e clienti) una protezione adeguata. Se, dopo il periodo di prova, l’impresa vuole offrire i propri servizi a un mercato più ampio, deve conformarsi al quadro regolamentare esistente applicabile a quel tipo di attività; partnership pubblico-privato: le Autorità pubbliche aiutano le entità private, creando un forum per gli operatori tradizionali e le start-up, finalizzato allo scambio di risorse, knowhow e esperienze, e cooperando nel finanziamento e nello sviluppo di soluzioni innovative. Un progetto di Sandbox assicurativa è stato avviato anche in Italia, con la partecipazione di Ivass e Ania. Tutte le iniziative in questo ambito debbono rispettare i principi chiave della vigilanza: neutralità tecnologica, proporzionalità, integrità del mercato, ma soprattutto la necessità di avere sempre al centro dell’azione del supervisore la protezione del consumatore. Ania crede che il miglior modo per supportare l’innovazione su scala europea e nazionale sia quello di assicurare che l’esistente quadro regolamentare sia “digital-friendly”, tecnologicamente neutrale (né incoraggiare, né scoraggiare l’innovazione finanziaria e la digitalizzazione) e sufficientemente flessibile in modo da essere facilmente adattabile all’era digitale. Mentre non ci dovrebbero essere inutili barriere alle start-up assicurative con la possibilità di avere accesso al mercato come nuovi soggetti, è altresì importante che gli assicuratori tradizionali abbiano l’opportunità di sviluppare prodotti innovativi e servizi a beneficio dei clienti, e abbiano accesso agli strumenti della vigilanza a supporto dell’innovazione”.

Farina ha concluso il suo intervento con raccomandazioni: “regolatori e supervisori dovrebbero essere incoraggiati ad assumere iniziative o creare strumenti a supporto dell’innovazione degli attori del mercato e a beneficio dei consumatori; queste iniziative e strumenti dovrebbero essere a disposizione dei nuovi soggetti/start-up e degli assicuratori tradizionali che stanno sviluppando prodotti innovativi e servizi”.

Ania, Farina: da fintech nuove opportunità e nuove sfide ultima modifica: 2017-12-07T14:09:32+00:00 da Redazione

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: