Antiriciclaggio: dal 31 ottobre agenti e mediatori parleranno al fisco con la Pec. Ma cade l’obbligo di fornire il proprio indirizzo

Agenzia Entrate LogoMediatori creditizi e agenti in attività finanziaria hanno un motivo in più per controllare assiduamente la propria casella di posta elettronica certificata. A partire dal 31 ottobre, infatti, oltre a verificare se è pervenuta qualche comunicazione da parte dell’Oam, gli intermediari del credito dovranno verificare che a scrivere loro non sia stata l’Agenzia delle Entrate. Al contempo, tali soggetti non sono più obbligati a inoltrare il loro indirizzo di posta certificata all’Agenzia delle Entrate come precedentemente richiesto. È la stessa Agenzia a darne comunicazione tramite la Risoluzione n. 88 del 14 ottobre scorso, nella quale ha fornito chiarimenti relativi al Provvedimento congiunto Agenzia e Guardia di Finanza dell’8 agosto 2014, riguardante le modalità e i termini relativi alle richieste di informazioni sulle operazioni intercorse con l’estero, sui rapporti ad esse collegate e sull’identità dei relativi titolari.

Decade quindi l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo Pec in quanto già sussistono nell’ordinamento interno, registri ed elenchi detenuti da pubbliche amministrazioni contenenti gli indirizzi Pec, ai quali la stessa Agenzia delle entrate può liberamente accedere.

La precisazione dell’Agenzia delle Entrate è avvenuta a seguito della richiesta di chiarimenti da parte di molti soggetti sottoposti ai dettami antiriciclaggio. Molti operatori, infatti, lamentavano oggettive difficoltà nell’invio dei propri indirizzi Pec attraverso i sistemi messi a punto dall’Agenzia delle Entrate, difficoltà che avrebbero ritardato notevolmente l’adempimento dell’obbligo stesso.

Con la Risoluzione 88/E del 14 ottobre 2014 l’Agenzia delle Entrate così ha chiarito che “l’articolo 6bis del decreto legislativo n. 179 del 2012 ha istituito presso il Ministero per lo Sviluppo Economico l’Indice Nazionale degli indirizzi di posta elettronica (Ini-Pec), al fine di favorire la presentazione di istanze, dichiarazioni e dati, nonché lo scambio di informazioni e documenti tra la pubblica amministrazione e le imprese e i professionisti in modalità telematica. Tale elenco, in sostanza, raccoglie tutti gli indirizzi di posta certificata ed è liberamente accessibile, anche da parte delle pubbliche amministrazioni”.

Il decaduto adempimento era una diretta emanazione del provvedimento congiunto disposto dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza n. 105953/2014 dell’8 agosto 2014 che resta pienamente in vigore e reca nuove disposizioni in materia di rilevazione di informazioni sulle operazioni intercorse con l’estero, sui rapporti a esse collegate e sull’identità dei relativi titolari effettivi.

Ricordiamo che, allo scopo di garantire la massima efficacia all’azione di controllo il provvedimento n. 105953/2014 dell’8 agosto 2014 ha attribuito specifici poteri di richiesta all’Ufficio Centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali (Ucifi) istituito presso l’Agenzia delle Entrate e ai nuclei speciali della GdF.

Tale provvedimento si è configurato come un nuovo strumento a disposizione della Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza volto a rafforzare i poteri istruttori in materia di indagini finanziarie. Questi organi infatti possono:

  1. richiedere agli intermediari finanziari i dettagli delle operazioni finanziarie effettuate dai clienti – diversi da quelli già oggetto di monitoraggio in base all’art. 1 del decreto legge 167/1990 – che abbiano determinato un trasferimento di denaro da o verso l’estero per un ammontare pari o superiore ai 15.000 euro;
  2. nel caso di richieste effettuate con riferimento a specifiche operazioni con l’estero poste in essere da clienti di intermediari finanziari (o professionisti), potranno essere richieste maggiori informazioni in relazione all’identità del titolare effettivo per conto del quale l’operazione sia stata posta in essere.

In sintesi, tramite Pec agenti e mediatori potranno essere chiamati a fornire informazioni su operazioni di importo superiore ai 15.000 euro, sia che si tratti di un’operazione unica sia che si tratti di più operazioni che appaiono tra di loro collegate per realizzare un’operazione frazionata, e le informazioni relative all’identità dei titolari effettivi con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o rapporti a esse collegate.

È da sottolineare che le richieste di informazioni da un lato e le relative risposte degli intermediari a partire dal 31 ottobre prossimo dovranno necessariamente essere effettuate tramite posta certificata (finora, e per tutto il periodo transitorio, la trasmissione è avvenuta in formato cartaceo), anche se è decaduto l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo.

Questa nuova procedura non prevede l’obbligo di inviare i dati all’amministrazione finanziaria con una cadenza periodica, ma solo a seguito di specifica richiesta. Il termine entro il quale gli intermediari dovranno rispondere agli uffici è di 30 giorni per le richieste di informazioni relative alle operazioni di importo pari o superiore ad € 15.000, eventualmente prorogabili di altri 20 giorni. Nel caso in cui la richiesta abbia invece per oggetto l’identità dei titolari effettivi, gli intermediari del credito avranno 15 giorni per fornire le informazioni al Fisco. Le informazioni richieste dovranno essere inviate mediante documenti statici non modificabili all’Ucifi o al Reparto Speciale della Guardia di Finanza. La validità della risposta sarà attestata da parte dell’Agenzia delle Entrate con apposita comunicazione prodotta tramite Pec; le risposte non accettate dal sistema di validazione dovranno essere riprodotte in forma valida entro 5 giorni dal ricevimento del messaggio Pec.

Provvedimento 105953_2014 dell 8 agosto 2014

Risoluzione n. 88 del 14 ottobre 2014

Antiriciclaggio: dal 31 ottobre agenti e mediatori parleranno al fisco con la Pec. Ma cade l’obbligo di fornire il proprio indirizzo ultima modifica: 2014-10-21T18:44:25+00:00 da Valentina Petracca

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