Antitrust, necessaria più concorrenza sul massimo scoperto

E ha affermato che in questa situazione “possono essere giustificate misure di regolazione più incisive dirette a contenere l’esercizio del potere di mercato”.

Catricalà ha ricordato i risultati dell’indagine presentata dall’Autorithy a dicembre, nella quale si denunciava un aumento dei costi trimestrali per le commissioni in 5 gruppi bancari dei 7 presi in considerazione (rappresentativi di più del 50% degli sportelli distribuiti sul territorio nazionale). E ha sottolineato la necessità di rimediare a una situazione pesante, che riguarda mediamente il 10% dei correntisti italiani, “tanti sono quelli che ogni trimestre presentano saldi negativi, secondo i dati forniti dai maggiori istituti” ha precisato.

Lo scoperto di conto

È la facoltà concessa ai titolari di conto corrente dalle banche di ottenere servizi di pagamento pur in assenza di denaro sufficiente sul conto. Si tratta di un servizio diverso da quello di affidamento, in cui la banca mette a disposizione dei clienti una somma che essi possono utilizzare a loro discrezione, restituendola secondo un piano di rateazione prestabilito. Mentre il fido è una forma di prestito, utilizzato dal cliente che sa a priori della sua necessità di indebitarsi e consapevolmente chiede l’anticipazione di denaro; lo scoperto è rivolto invece a coloro che non prevedono di doversi indebitare, come strumento di salvaguardia nel caso tale necessità si presenti inaspettatamente.

Uno strumento di emergenza da rendere più economico

Per Catricalà è auspicabile che il prezzo dello scoperto di conto rifletta la funzione di tale servizio. Il costo non deve gravare “su coloro che lo utilizzano correttamente, come vero servizio di emergenza, ma se mai su coloro che eventualmente ne abusano e vi ricorrono con frequenza e per importi notevoli, utilizzandolo come vero e proprio strumento di indebitamento anziché accendere un fido”.  In questo modo si orienterebbero i consumatori a fare la giusta scelta tra i due strumenti.

Le proposte

1 – Una prima soluzione può essere, secondo il presidente dell’Antitrust, quella di stabilire che gli oneri complessivamente imposti al cliente per lo sconfinamento nei conti non affidati non debbano essere superiori a quelli stabiliti per i conti affidati. “Ciò si realizza necessariamente applicando, agli utilizzi in assenza di fido, una commissione, con riferimento al massimo saldo debitore nel trimestre, con aliquota pari a quella applicata per la messa a disposizione di fondi nei rapporti di affidamento; e comunque nel limite dell’importo massimo di 0,5%, per trimestre, così come disposto dall’art. 2-bis del DL 29 novembre 2008, n. 185” ha precisato. E ha aggiunto che è essenziale in questa proposta che il legislatore stabilisca l’identità delle aliquote da applicare e sarebbe opportuno che fossero fissate anche franchigie in termini di valori assoluti e/o di durata dello scoperto al di sotto delle quali non applicare le commissioni.

2 – Un’altra soluzione potrebbe essere quella di esplicitare chiaramente per i conti non affidati il divieto tout court di qualunque commissione. La remunerazione dei costi che la banca sostiene per garantire gli scoperti occasionali dovrebbe essere conseguita mediante la sola fissazione di un tasso debitore. “In tal modo, il correntista avrebbe un unico indice cui fare riferimento per comprendere i costi effettivi cui va incontro e in relazione a cui fare confronti per scegliere tra le diverse proposte possibili – ha spiegato -. Anche in questo caso il compenso dovuto alla banca sarebbe sempre correlato all’effettivo utilizzo delle somme”.

3 – Alle proposte alternative precedenti che riguardano le condizioni economiche del servizio di scoperto Catricalà ha suggerito di aggiungere sul piano procedurale “alcune cautele a garanzia della piena consapevolezza del consumatore, come, a esempio, la tempestiva segnalazione, da parte degli istituti di credito, della situazione debitoria verificatasi, almeno oltre una certa soglia”.

Infine ha sottolineato la necessità di ribadire il particolare onere della pattuizione scritta per la stipulazione delle clausole che disciplinano simili commissioni, quando previste. “Per evitare facili elusioni, si potrebbe pensare inoltre di porre a carico delle banche l’onere della prova della dimostrazione dell’effettiva individuale pattuizione, in mancanza della quale la commissione non potrebbe essere richiesta” ha concluso.

Antitrust, necessaria più concorrenza sul massimo scoperto ultima modifica: 2010-04-22T07:11:29+00:00 da Flavio Meloni

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