Antonio Catricalà, presidente Oam: “Abbiamo un nuovo strumento contro chi non rispetta le regole: la diffida”

Antonio CatricalàGiro di boa per il comitato di gestione dell’Oam. Nominato a giugno del 2015, il board si è lasciato alle spalle un anno e mezzo di lavoro e altrettanto ne ha davanti, su una strada tracciata in salita, visto che ai compiti già affidati all’Organismo agenti e mediatori si andrà ad aggiungere la tenuta di due registri: quello dei compro oro e quello dei soggetti convenzionati e agenti di istituti di pagamento e istituti emittenti moneta elettronica. Abbiamo incontrato il presidente Antonio Catricalà per tracciare con lui un bilancio di metà mandato e parlare delle sfide che l’Oam e tutto il settore dei professionisti del credito si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi.

Quali sono stati i passi in avanti più importanti fatti dall’Organismo nell’ultimo periodo?
Abbiamo lavorato molto per rendere più efficiente il funzionamento della nostra struttura, che ha piccole dimensioni ma diversi compiti da svolgere. Tra le tante cose, è stato avviato un nuovo ciclo di ispezioni e di verifiche che hanno portato a procedimenti istruttori anche di una certa rilevanza. A questo proposito è importante sottolineare che la maggior parte dei provvedimenti adottati fino a questo momento ha retto alla “verifica” da parte del Tar, a dimostrazione dell’attenzione che viene posta nel lavoro che portiamo avanti quotidianamente. Non a caso, per conformarci a una sentenza della Cedu (la Corte europea per i diritti dell’uomo, ndr), e a ulteriore garanzia dei consumatori finali e dei nostri iscritti, abbiamo anche operato una distinzione tra gli uffici che gestiscono le istruttorie e quelli che riferiscono al consiglio sull’intera procedura. Accanto a ciò, è stato fatto uno sforzo di contenimento della spesa particolarmente rilevante. Siamo riusciti a raggiungere una sorta di pareggio di bilancio senza intaccare riserve e mantenendo invariato il costo della quota di iscrizione. Questo impegno continuerà e non si può escludere che in futuro un aumento del numero degli iscritti porti con sé una diminuzione di tale quota. Ancora, sono stati intensificati i rapporti con l’Enasarco sia per quanto riguarda le ispezioni sia per il progetto sull’apprendistato, al quale teniamo molto, perché permetterebbe al nostro settore, e in generale al mondo degli agenti di commercio, di assumere giovani a costi ridotti rispetto a quelli attuali. È dunque auspicabile un impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti per la sua concreta attuazione in tempi rapidi. Da ultimo abbiamo trovato un sistema per accelerare le pratiche di iscrizione, che ormai vengono chiuse in una trentina di giorni dal momento della presentazione della domanda. Un risultato che è stato raggiunto affiancando al canale ordinario per l’acquisizione di documenti un altro canale riservato ai “casi urgenti”.

Quest’anno “erediterete” da Palazzo Koch la gestione del registro degli operatori professionali in oro. Siete pronti per questa nuova incombenza?
Siamo orgogliosi di assumere una funzione che in precedenza era svolta dalla Banca d’Italia. Certamente questo comporterà un lavoro notevole, anche perché si affiancherà alla gestione del registro dei compro oro di nuova istituzione per effetto del recepimento della IV direttiva anti-riciclaggio. Dovremo fare il censimento di tutti i soggetti tenuti a iscriversi al registro, compito in cui saremo aiutati dalla disciplina sanzionatoria, che prevede “ammende” da 1.500 a 4.500 euro a carico dei soggetti che non effettueranno le dovute comunicazioni. Da un punto di vista operativo sarà necessario come primo passo delineare le procedure da seguire per l’iscrizione. L’anno che abbiamo davanti, quindi, sarà dedicato al censimento dei compro oro e all’avvio della “macchina” per la loro gestione. Senza dimenticare gli ulteriori oneri organizzativi che deriveranno, se lo schema di decreto legislativo verrà approvato nella versione predisposta dal ministero dell’Economia, dall’istituzione del registro dei soggetti convenzionati e agenti di istituti di pagamento e istituti emittenti moneta elettronica comunitari.

Sul fronte della lotta all’abusivismo come vi muoverete?
Il problema a nostro avviso non è stato ancora affrontato con la dovuta attenzione da parte del potere politico. Lasciare la possibilità di erogare sanzioni solo al giudice penale significa nella sostanza consentire al fenomeno di dilagare. La colpa di ciò non è certo dei giudici, che svolgono al meglio il proprio lavoro, ma dipende dalla mole di reati che devono esaminare e dalla loro gravità, al cui confronto l’abusivismo può apparire una violazione della legge di secondaria importanza. Ormai da tempo sottolineiamo che la soluzione della questione può venire dalla previsione di un potere sanzionatorio amministrativo, sull’esempio di quello riconosciuto alla Consob in materia di insider trading. In questo modo l’Organismo potrebbe colpire direttamente l’abusivismo, deflazionando il carico di lavoro dei giudici. Tutto questo chiaramente necessiterebbe di una riforma legislativa che fino ad oggi è mancata. Ci rendiamo conto che non è facile avere norme ritagliate su misura delle proprie specifiche esigenze ma è sempre più evidente che quella da noi proposta è una strada obbligata per la soluzione del problema. In quella sede andrebbe affrontato anche il tema delle sanzioni che l’Oam può comminare agli iscritti: l’Organismo deve avere la possibilità di utilizzare strumenti che siano proporzionati al tipo di infrazione commessa, mentre oggi si oscilla tra l’eccessiva levità del richiamo scritto e l’altrettanto eccessiva pesantezza della sospensione, che rischia di mettere in ginocchio una società e le persone che ci lavorano.

Per cambiare la legge ci vorrà comunque del tempo. Si può fare qualcosa nell’attesa?
Per le sanzioni a carico degli iscritti abbiamo trovato una soluzione tampone mentre aspettiamo una modifica della disciplina: accanto al richiamo scritto invieremo ai soggetti che violano la legge una diffida a cessare il comportamento illecito. Dopodiché, qualora tale comportamento illecito continui, in sede di nuova procedura provvederemo alla sospensione del soggetto. In questo modo, senza violare il principio di tipicità delle sanzioni, andremo ad applicare quello di proporzionalità e adeguatezza delle stesse, che è stato recentemente ribadito da una sentenza del Consiglio di Stato e che informa di sé tutto l’acquis communautarie.

A proposito di Europa, che fine ha fatto la proposta del “tesserino europeo” per gli intermediari del credito?
Siamo in attesa di conoscere il parere del ministero dell’Economia. Dal nostro punto di vista siamo tutt’altro che contrari a una liberalizzazione della professione a livello europeo. Senza dubbio i professionisti del nostro settore sono in larga maggioranza molto preparati e perfettamente in grado di competere con i colleghi degli altri Paesi. Gli operatori comunitari dovranno offrire le stesse garanzie per operare in Italia.

L’eccesso di burocratizzazione che alcuni operatori lamentano è una conseguenza inevitabile del maggior controllo sul settore?
In realtà uno dei nostri sforzi costanti è quello di ridurre al minimo le pratiche burocratiche per gli iscritti e le tempistiche degli interventi. Il nostro compito non è quello di complicare ma anzi di semplificare il più possibile il lavoro degli intermediari del credito. Siamo pronti a ricevere e a discutere tutte le proposte che ci verranno rivolte e ad accettare suggerimenti per riuscire a fare sempre meglio il nostro lavoro.

A livello di comunicazione avete progetti in cantiere?
È molto importante riuscire a intervenire nel campo della formazione, non solo dei professionisti ma anche dei consumatori. Le campagne di comunicazione devono essere concertate tra tutti i soggetti interessati perché da soli non riusciremmo ad avere un impatto significativo. Nostri alleati devono essere in primo luogo le associazioni di consumatori e di categoria, come ad esempio l’Abi, estremamente sensibile, sotto la presidenza Patuelli, al tema della correttezza nei confronti della clientela. Insieme a loro possiamo raggiungere il pubblico con messaggi efficaci per veicolare informazioni utili per tutta la collettività.

Antonio Catricalà, presidente Oam: “Abbiamo un nuovo strumento contro chi non rispetta le regole: la diffida” ultima modifica: 2017-02-02T14:36:24+00:00 da Paolo Tosatti

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