Antonio Falanga, vicepresidente Assopam: “Siamo nati per tutelare i piccoli mediatori. Lavoriamo per avviare un dialogo costruttivo con le banche”

Falanga Assopam 2“La nostra associazione è nata per tutelare i diritti dei piccoli operatori che oggi lavorano nel settore dell’intermediazione del credito, sia che si tratti di mediatori che di agenti in attività finanziaria. Il decreto legislativo 141 ha portato un importante e necessario rinnovamento nel settore ma ha lasciato alcuni “punti oscuri” nella disciplina. Questo ha determinato, in diverse circostanze, l’applicazione di criteri interpretativi delle norme di tipo soggettivo o situazioni di confusione, incertezza o di impasse, che di fatto hanno creato e creano non poche difficoltà agli operatori, specie se di dimensioni modeste, e che spesso non consentono loro di operare in maniera efficiente”. Antonio Falanga, vice presidente della neonata Assopam, spiega così le ragioni che hanno portato alla costituzione di questa nuova realtà del settore dell’intermediazione del credito. “La prima battaglia che abbiamo intrapreso è quella per far sì che l’intermediario venga riconosciuto come esponente di una categoria professionale, al pari di quanto accade oggi per gli avvocati e i commercialisti. Certamente si deve ammettere che in passato c’è stata non poca confusione in merito all’esatto ruolo e agli esatti diritti e doveri dei vari consulenti finanziari; oggi però il settore ha subito una profonda revisione, voluta dal legislatore proprio per fare chiarezza e mettere ordine. È giusto quindi che coloro che operano nel campo siano trattati e riconosciuti per quello che sono: professionisti competenti e certificati”.

Quali sono le principali difficoltà che un piccolo mediatore si trova davanti in questo momento?

Oggi molti operatori, e non solo tra coloro che si affacciano per la prima volta in questo settore, incontrano crescenti problemi a interloquire con gli istituti di credito. Sovente, infatti, a causa della scarsa chiarezza della normativa, gli istituti si rifiutano di dialogare e di costruire rapporti di collaborazione, adducendo ragioni che noi giudichiamo per lo meno opinabili, quando non palesemente in contrasto con il decreto 141. La nostra associazione vuole appunto porsi come un soggetto nuovo, capace di avviare un percorso di confronto diretto con le associazioni di categoria quali l’Abi, l’Assofin, l’Assilea, per individuare insieme a loro un punto di contatto e promuovere una serie di iniziative per lo sviluppo e la crescita del settore del credito.

Secondo voi, dunque, quando si parla di intermediazione del credito la mentalità delle banche è ancora legata ai vecchi schemi?

Sicuramente gli istituti di credito hanno preso un po’ le distanze dai mediatori creditizi perché sono rimasti “scottati” da quello che avveniva in passato. Oggi però le cose sono profondamente cambiate e quello che a nostro avviso rappresenta il problema principale è rappresentato dall’eccesso di burocrazia e di ostacoli che le banche devono affrontare per avviare e mantenere un rapporto con gli intermediari del credito. Sia chiaro che non è in alcun modo nostra intenzione entrare nel merito delle politiche commerciali degli istituti: tutto quello che chiediamo è che vengano applicati i dettami del decreto 141, che tra le altre cose prevedono che il mediatore metta in relazione tra loro banche e clienti.

Come intendete muovervi, nel concreto?

La nostra prima decisione è stata quella di rivolgerci all’Antitrust per capire se l’atteggiamento di alcuni istituti di creare una discriminazione tra agenti e mediatori rappresenti un comportamento lecito. A questo proposito sono già arrivate le prime risposte ma servono ulteriori chiarimenti, per fornire i quali l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha necessità di ottenere maggiori informazioni, che stiamo provvedendo a fornire. Il nostro principale interesse è quello di poter svolgere il nostro lavoro. Per questo siamo disposti a operare tutti gli interventi che si rendano necessari per dimostrare agli istituti di credito la nostra capacità di operare nel completo rispetto della normativa vigente. A questo scopo è necessario avviare un dialogo costruttivo con le banche e con le loro associazioni di categoria.

Siete nati da poco più di dieci giorni. Avete già degli iscritti?

Sì. Oltre ai soci fondatori abbiamo avuto alcune iscrizioni. Contiamo entro la fine dell’anno di raggiungere un numero significativo di aderenti.

Quando sarà pronto il vostro sito?

Mancano solo gli ultimi dettagli. Dovrebbe essere online tra la fine del mese e gli inizi di ottobre.

Avete già un logo?

Certo, sarà visibile sul sito.

Antonio Falanga, vicepresidente Assopam: “Siamo nati per tutelare i piccoli mediatori. Lavoriamo per avviare un dialogo costruttivo con le banche” ultima modifica: 2014-09-19T18:31:28+00:00 da Paolo Tosatti

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