Antonio Lo Monaco, segretario generale Federconfidi: “Serve uno sforzo collettivo per razionalizzare il sistema dei confidi”  

Lo Monaco FederconfidiCoordinare il sistema dei confidi a livello nazionale e rappresentare in modo unitario le loro istanze e i loro interessi, migliorandone costantemente l’efficienza e l’assetto organizzativo. È questo l’obiettivo con cui è nata nel 1972 Federconfidi, la federazione tra i consorzi di garanzia collettiva dei fidi di Confindustria. Una realtà che opera da oltre quarant’anni e che rappresenta attualmente un punto di riferimento per l’intero settore. Abbiamo raggiunto al telefono Antonio Lo Monaco, segretario generale dell’associazione, per parlare con lui del complesso ruolo che oggi i confidi sono chiamati a giocare come strumenti di sostegno alla ripresa e del problema della loro ricapitalizzazione.

Può tracciare un sintesi bilancio di questo primo trimestre per il settore dei confidi? Il difficile biennio 2012-2013 è finalmente alle spalle?

Premetto che rispondo più sulla base delle mie sensazioni che su quella di dati documentati. La parola d’ordine è certamente ottimismo, perché i segnali di ripresa dell’economia non mancano ed è necessario credere nella possibilità di tornare a crescere. Chiaramente il settore dei confidi è l’ultimo che percepisce tale ripresa, pur avendo fornito un sostegno importante e in molti casi indispensabile per l’accesso al credito bancario. E tuttavia in questo momento, guardandomi intorno non posso non notare un atteggiamento di apertura e di grande impegno da parte di tutti i consorzi di garanzia dei fidi. L’attività del settore è in accelerazione. Da un punto di vista dell’operatività, nei due anni precedenti c’è stata una netta battuta d’arresto, che è andata ovviamente a coincidere con il momento in cui le banche hanno chiuso i rubinetti del credito. Fortunatamente anche da questo punto di vista si comincia a registrare un cambio di rotta. È chiaro che in questo senso è di capitale importanza l’intervento del settore pubblico. Il primo pensiero va alle Regioni e alle Camere di Commercio, con cui si lavora piuttosto bene.

Come federazione, quali sono al momento le vostre priorità?

Il problema fondamentale resta quello della ricapitalizzazione dei confidi, che per dare fiducia devono essere innanzitutto solidi. Il principale sforzo di noi operatori è teso proprio in questa direzione. Altra questione da non sottovalutare è quella della razionalizzazione del sistema dei consorzi di garanzia, che attualmente sono tanti, forse troppi. È chiaro infatti che per svolgere la propria attività nel migliore dei modi è necessario che i consorzi assumano dimensioni congrue, che non siano dunque né troppo grandi né troppo piccoli, in modo da avere al possibilità di soddisfare i gravosi adempimenti previsti dalla legge e di poter fare affidamento su un conto economico di una certa consistenza. Come federazione siamo da tempo impegnati anche su questo versante e crediamo che particolare attenzione debba essere prestata al fatto che i confidi non devono perdere la loro peculiarità, rappresentata dalla prossimità al territorio e alle imprese associate. Puntiamo pertanto a conservare il localismo, raggiungendo però al tempo stesso delle dimensioni appropriate.

Avete in mente un “modello” preciso?

Non credo che si possa parlare di un modello unico che tutti i confidi devono adottare. La soluzione più adatta deve essere cercata e trovata in relazione ai singoli contesti regionali e locali. Da questo punto di vista un passo avanti importante è rappresentato dall’articolazione in rete, che consente ai confidi, esattamente come avviene per le imprese, di potersi avvicinare e lavorare insieme, condividendo esperienze e mantenendo al contempo le proprie individualità e peculiarità.

Quanti sono al momento i vostri associati?

Sono 38, di cui 16 vigilati dalla Banca d’Italia.

Agli inizi degli anni Settanta erano un centinaio. Come mai questa contrazione?

In realtà questa diminuzione non corrisponde a una ridotta presenza sul mercato, ma è in parte frutto delle politiche della nostra federazione, che, come accennavo poc’anzi, ha promosso fusioni e aggregazioni tra i confidi soci con l’intento di raggiungere una dimensione aziendale maggiore per affrontare al meglio le sfide del mercato e raggiungere standard patrimoniali e organizzativi adeguati alla trasformazione in intermediari finanziari e creditizi. Sotto questo profilo un’operazione importante che stiamo portando avanti, su indicazione della Banca d’Italia, è quella di verificare quali sono confidi veri e quali invece “finanziarie camuffate”, che inquinano il settore. Grazie agli sforzi congiunti di tutti i soggetti coinvolti, possiamo dire che questo fenomeno è andato riducendosi nell’ultimo periodo.

Che progetti avete in cantiere?

Sicuramente in questo momento il problema più pressante per l’intero settore è quello della ricapitalizzazione, cui ho accennato prima. Ci sono leggi approvate che necessitano di decreti di attuazione e che sono in lavorazione presso i competenti ministeri. Come associazione siamo impegnati in primo luogo su questo fronte e stiamo cercando dei criteri orientativi da fornire alle istituzioni.

Antonio Lo Monaco, segretario generale Federconfidi: “Serve uno sforzo collettivo per razionalizzare il sistema dei confidi”   ultima modifica: 2014-05-16T16:14:53+00:00 da Paolo Tosatti

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