Antonio Lo Monaco, segretario generale Federconfidi: “Sulla riforma dei confidi il governo deve muoversi in fretta”

Lo Monaco, FederconfidiRafforzare la patrimonializzazione dei confidi, valorizzare e razionalizzare le attività svolte dai soggetti operanti nella filiera della garanzia e della controgaranzia, favorire la raccolta di risorse pubbliche, private e del terzo settore, sviluppare strumenti innovativi che rispondano alle nuove esigenze delle Pmi e dei liberi professionisti, aiutandoli ad accedere al credito di cui hanno bisogno per le loro attività. Sono queste le linee guida contenute nella legge delega per la riforma del sistema dei consorzi di garanzia approvata in via definitiva la settimana scorsa dalla Camera dei deputati. Ne abbiamo parlato con Antonio Lo Monaco, segretario generale di Federconfidi.

Qual è l’aspetto più importante della legge delega?
L’approvazione del decreto legislativo per la riforma del sistema dei confidi deve portare a concludere che c’è una convergenza nel Paese nel voler riaffermare una particolarità italiana, che forse a causa della crisi nell’ultimo periodo è stata in parte dimenticata: quella di un sistema di garanzie che coinvolge contemporaneamente risorse pubbliche e private. È necessario prendere le distanze da un’ottica ristretta che considera la garanzia come una semplice linea di credito e parallelamente accettare che i confidi possano essere garanti non solo delle operazioni creditizie delle banche ma di ogni tipo di attività finanziaria.

Il governo avrà sei mesi per ridisciplinare il sistema dei confidi. Saranno sufficienti?
Ora che la linea è stata tracciata dal legislatore i tecnici dovranno dare concretezza ai principi fissati. È un compito indubbiamente delicato ma la riforma è attesa da tempo e ora deve essere fatta in tempi brevi. Quello che conta è che venga meno la “rivalità” tra banche e confidi, che devono tornare a essere visti come soggetti complementari all’interno della filiera del credito. Quando, tanti anni fa, ho iniziato a fare questo lavoro esisteva un sistema che portava imprese tra loro concorrenti a prestarsi reciproche garanzie. Il nostro sforzo, come Federconfidi, è quello di tornare a quel sistema.

Che ruolo hanno in questo quadro le imprese?
Certamente le aziende devono credere nel sistema dei confidi. Gli imprenditori devono fare la propria parte contribuendo alla patrimonializzazione dei confidi, che è fondamentale per il funzionamento del sistema.

A che punto sono i lavori per la costituzione dell’Organismo dei confidi?
Sono state prospettate alla Banca d’Italia alcune possibili candidature per i componenti dell’Organismo. Adesso il ministero dell’Economia e della Finanze dovrà procedere concretamente alle nomine. I tempi precisi non sono noti ma le voci di palazzo dicono che il tutto dovrebbe prender forma a partire da settembre, quando i commissari dovranno concretamente cominciare a mettere in piedi l’Organismo. In questo senso è importante sottolineare l’attenzione che il legislatore ha voluto riservare ai confidi di minori dimensioni, quelli appunto vigilati dall’Organismo, ritenendoli strumenti utili nel comparto del credito grazie alle loro peculiarità, quali la radicata presenza sul territorio e lo stretto rapporto con le imprese in esso operanti. Caratteristiche che, malgrado le loro dimensioni ridotte, li rendono ancora oggi dei soggetti importanti all’interno della filiera del credito.

Antonio Lo Monaco, segretario generale Federconfidi: “Sulla riforma dei confidi il governo deve muoversi in fretta” ultima modifica: 2016-07-13T09:35:05+00:00 da Paolo Tosatti

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