Armando Capone, chief commercial officer Experian: “Ad aprile le richieste di credito sono in contrazione in tutte le regioni italiane”

Capone, ExperianIn un momento caratterizzato da una complessità estrema come quello che l’economia sta vivendo a causa dell’epidemia da coronavirus, le informazioni registrate nei Sic, i sistemi di informazioni creditizie, risultano particolarmente utili per fornire un quadro complessivo dello stato di salute del settore del credito. Experian, che fa capo a un gruppo multinazionale di analisi di informazioni creditizie, è una società che tra le altre cose gestisce uno dei quattro Sic attivi in Italia. Abbiamo raggiunto al telefono Armando Capone, chief commercial officer dell’azienda, per porgli alcune domande sui dati raccolti nel periodo di marzo e aprile, la prima fase dell’emergenza.

Che andamento ha avuto la domanda di credito da parte di imprese e famiglie nei due mesi passati?
Il dato più significativo che abbiamo a disposizione riguarda le richieste di credito registrate ad aprile 2020 rispetto ad aprile 2019. In generale queste richieste sono diminuite in una forchetta che va dal 50 al 60% in tutte le regioni d’Italia. Ovviamente i cali maggiori si registrano nelle zone maggiormente colpite dalla pandemia. Tutto sommato, però, non ci sono grandissime differenze tra le diverse regioni. Al nostro sistema di informazioni creditizie partecipano banche, finanziarie, società captive delle automotive e le società telefoniche e utility, che richiedono informazioni al Sic. Le banche fanno registrare una diminuzione di circa il 50% delle richieste di finanziamento; per le finanziarie la riduzione arriva al 72%, anche perché molto del loro lavoro è legato al credito al consumo, che durante il lockdown ha subito una contrazione importante; le società captive delle automotive hanno subito l’impatto più pesante, con un meno 94%, perfettamente in linea con il calo del settore automobilistico; viceversa le società telefoniche se la sono cavata con un meno 27%. Per quanto riguarda i singoli prodotti di finanziamento, si osserva che quelli maggiormente collegati all’acquisto di beni “materiali” hanno subito gli effetti più pesanti. Chiaramente anche il noleggio a lungo termine ha risentito della situazione, con un meno 84%, mentre le domande di prestiti personali hanno fatto segnare un meno 80%.

Come sono andate le richieste di mutuo?
Il dato registrato dal nostro Sic mostra un meno 44%. È opportuno sottolineare che questo trend non riflette l’andamento del mercato immobiliare, perché spesso la richiesta di un finanziamento avviene in un momento differente rispetto alla stipula del contratto di compravendita e perché si deve tener conto anche delle domande di surroga.

Qual è il trend relativo alle insolvenze?
A questo proposito è necessario fare una premessa: il dato che abbiamo a disposizione riguarda il mese di marzo, che possiamo comparare con quello di febbraio. È chiaro però che i numeri più interessanti sono quelli relativi ad aprile, che tuttavia non sono ancora disponibili. Ciò posto, quello che vediamo ad oggi è un aumento significativo delle insolvenze. A questo proposito si devono distinguere soggetti che erano completamente in bonis, e dunque regolari nei pagamenti, da quelli che avevano già qualche rata non pagata. Relativamente ai primi soggetti non abbiamo ancora dati da valutare. In merito ai secondi, invece, osserviamo che la percentuale di coloro che sono riusciti a tornare in una situazione di regolarità nei pagamenti tra febbraio e marzo ha subito una diminuzione dell’8-9% rispetto all’andamento medio. Ovviamente questi dati dovranno essere corretti una volta che si avranno a disposizione i numeri esatti delle moratorie che sono state varate sui prestiti. Un altro trend interessante che osserviamo, basandoci sui dati della Banca d’Italia, è relativo alla situazione di vulnerabilità delle famiglie italiane. Nel 2007 il numero di famiglie che aveva una rata del mutuo superiore al 30% del reddito disponibile era il doppio rispetto al 2018. Ciò significa che gli effetti sul deterioramento del credito sono mitigati rispetto al passato. Parallelamente, per quanto concerne il credito al consumo, la quota dei debitori ad alto rischio è diminuita nel 2019 al 2% rispetto al 9% del 2012. Questo andamento consente di ipotizzare una tenuta da parte delle famiglie maggiore rispetto alle crisi che si sono verificate nel passato.