Assicurazioni, le proposte dell’Ania: “Incentivare la partecipazione dei giovani alle forme pensionistiche complementari”

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Ania LogoPrevidenza complementare, investimenti nell’economia reale, sanità e welfare integrativo, calamità naturali. Sono questi gli ambiti toccati dalle proposte presentate dall’Associazione nazionale imprese di assicurazione (Ania) tramite la presidente Bianca Maria Farina, in audizione davanti alle Commissioni congiunte V (Bilancio, Tesoro e Programmazione) della Camera dei Deputati e 5a (Bilancio) del Senato della Repubblica.

“Sarebbe estremamente utile incentivare la partecipazione dei soggetti giovani alle forme pensionistiche complementari, ancora oggi decisamente scarsa, attraverso una duplice linea di intervento sulla disciplina fiscale che regola la fase del finanziamento delle predette forme pensionistiche e quella dell’accumulo dei rendimenti derivanti dalle risorse investite – ha spiegato Bianca Maria Farina -. Attualmente sul risultato netto della gestione delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo n. 252 del 2005 grava un’imposta sostitutiva prelevata annualmente con aliquota del 20 per cento, a seguito dell’aumento (dall’11 per cento) disposto dalla legge di stabilità 2015.

La nostra proposta è di azzerare l’onere fiscale sopportato dalle forme pensionistiche complementari nella fase dell’investimento delle risorse per i giovani di età inferiore ai 35 anni.

Si potrebbe prevedere, inoltre, un ampliamento del plafond di deducibilità, ai fini dell’IRPEF, dei contributi versati dall’iscritto nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico (cioè a dire quelli per i quali il contribuente ha diritto alla detrazione per i carichi di famiglia). Se ne avvantaggerebbe principalmente la popolazione under 35 perché la proposta agevola le posizioni pensionistiche integrative costituite e alimentate dai genitori per i figli (o dai nonni per i nipoti).

Investimento nell’economia reale

Gli assicuratori italiani sono il principale investitore istituzionale del Paese. I titoli di Stato italiani sfiorano il 40% circa del totale del portafoglio delle imprese di assicurazione e rappresentano il 15% dell’intero stock in circolazione. Cifre importanti sono già oggi investite in azioni e obbligazioni emesse da società italiane.

Nell’ottica di rafforzare il contributo del settore assicurativo all’economia reale del Paese, sarebbe opportuno:

1)      ritornare sul tema dei PIR, visto che le modifiche apportate dalla scorsa legge di bilancio – che pure avevano la condivisa finalità di indirizzare maggiormente le risorse verso le PMI – hanno di fatto bloccato la commercializzazione di tali strumenti;

2)      estendere, a beneficio degli assicurati delle polizze vita tradizionali che hanno finalità previdenziali, gli incentivi fiscali già previsti per gli iscritti alla previdenza complementare quando gli enti investono in azioni di imprese residenti e PIR .

3)      estendere gli incentivi previsti per gli impieghi in fondi Eltif anche agli iscritti alla previdenza complementare e agli assicurati delle polizze tradizionali.

Sanità e Welfare Integrativo

Una moderna democrazia deve saper coniugare al meglio l’interesse pubblico con tutte le risorse disponibili. Auspichiamo pertanto la realizzazione di un nuovo modello sulla salute che mantenendo al centro il servizio universale, utilizzi in modo strutturato tutte le competenze e le risorse ottimizzando l’imprescindibile rapporto pubblico-privato.

Si deve, innanzitutto, rendere più efficiente e più equa la spesa sanitaria privata che ha ormai raggiunto i 40 miliardi di euro. Spesa che si caratterizza per la straordinaria incidenza della componente pagata di tasca propria dai cittadini (“out of pocket”) che in Italia è pari al 90% del totale, rispetto al 40% in Francia e al 55% in Germania. Spesa privata, quindi, che per la sua quasi totalità mette il cittadino di fronte alla scelta tra pagare, quando è in condizione di farlo, o rinunciare alle cure nel momento in cui è più fragile.

A tal fine, auspichiamo un sistema sanitario in cui, a integrazione del prezioso sistema pubblico, trovino spazio non solo i fondi chiusi di categoria ma anche i fondi aperti e le polizze assicurative, con condizioni di accesso, di gestione e di trattamento fiscale uguali per tutti. Ciò consentirebbe di istituzionalizzare l’integrazione alle tutele già garantite dal settore pubblico, secondo un modello coerente con i valori del sistema di sicurezza sociale del nostro Paese.

Con specifico riferimento al trattamento fiscale, l’esigenza di equiparare fondi, casse, mutue e polizze è ulteriormente rafforzata dalla previsione di riduzione/eliminazione delle detrazioni fruibili per le spese sanitarie per una quota di contribuenti (peraltro quelli connotati da maggiore capacità di spesa) .

Considerazioni analoghe possono essere svolte per le coperture long term care. È molto positiva l’istituzione (articolo 40) del “Fondo per la disabilità e la non autosufficienza” con una dotazione pari a 50 milioni per il 2020, a 200 milioni per il 2021 e a 300 milioni a decorrere dall’anno 2022. Congiuntamente all’istituzione del fondo, andrebbe aumentato il grado di copertura dei cittadini, attraverso l’equiparazione del trattamento di favore oggi previsto nell’ambito dei piani di welfare aziendale, alle polizze assicurative.

La soluzione delle criticità appena menzionate potrebbe ottenersi grazie alle seguenti iniziative:

  • estensione della deduzione attualmente prevista per i contributi ai fondi sanitari integrativi anche ai contributi (anche in forma di premi assicurativi) per le coperture long term care e patologie gravi. In tal modo anche i lavoratori dipendenti sprovvisti di un fondo sanitario e i lavoratori autonomi (soprattutto artigiani e piccoli commercianti) potrebbero beneficiare del medesimo trattamento previsto per i lavoratori dipendenti con fondo sanitario o copertura assicurativa collettiva (per i quali i premi per le coperture assicurative long term care e contro il rischio di gravi patologie versati dal datore di lavoro costituiscono un fringe benefit non imponibile);
  • riconoscimento alle polizze malattia delle agevolazioni fiscali oggi previste per i contributi versati ai Fondi e alle casse assistenziali. In tal modo i premi pagati per le polizze sanitarie risulterebbero deducibili dall’imponibile IRPEF, entro il medesimo tetto stabilito per i contributi a fondi e casse assistenziali. Verrebbe, conseguentemente, razionalizzato l’attuale assetto fiscale che concede uno sgravio (sotto forma di detraibilità) solo a coloro che sono in grado di sostenere (direttamente) le spese sanitarie, passando ad un sistema che, incentivando ex ante il ricorso a coperture sanitarie, avrebbe l’effetto di ridurre il costo medio delle spese grazie ai benefici della redistribuzione delle stesse. Tale scenario consentirebbe, inoltre, di contrastare il fenomeno del “sommerso”.


Calamità naturali

Per rimanere in tema di protezione, il settore da anni si sta impegnando anche sotto il profilo della tutela dai danni catastrofali, elaborando specifiche proposte per affiancare lo Stato nella gestione di questo rischio che sempre più, come evidenziano i recenti accadimenti, interessa il nostro territorio.

Come è noto, l’Italia è un paese esposto in modo rilevante alle calamità naturali: secondo nostre stime, il 75% delle abitazioni è esposto a un rischio medio-alto o alto di terremoto o alluvione. Nonostante ciò, il finanziamento pubblico alla ricostruzione del patrimonio immobiliare non è prestabilito per legge, ma deciso ex post mediante stanziamenti non pianificati, con risultati di norma inferiori alle attese, che peraltro, data l’errata convinzione di avere diritto a un ripristino totale a carico dello Stato, scoraggiano la scelta responsabile di assicurarsi con una copertura contro i danni da catastrofi naturali.

Ad oggi, nel nostro Paese è vigente, sostanzialmente, un sistema assicurativo di tipo volontario, dal 1° gennaio 2018 incentivato dai benefici fiscali riconosciuti ai premi versati per polizze catastrofali a copertura di abitazioni private. La diffusione delle coperture è tuttavia ancora limitata, pari lo scorso marzo ad appena il 3,2% delle abitazioni.  Peraltro, come già commentato, le misure previste dal disegno di legge di Bilancio limitano/eliminano i benefici fiscali a una fetta consistente degli attuali sottoscrittori.

Ania sostiene da tempo che il Paese ha l’esigenza e la responsabilità di realizzare un sistema strutturato di gestione ex ante dei rischi catastrofali.

La soluzione consiste nella creazione di un impianto fondata sulla mutualizzazione dei rischi. Tale sistema garantirebbe tempi certi e ragionevoli di risarcimento del danno, contenimento dei costi, trasparenza nelle procedure, un focus sulla prevenzione, standard adeguati di sicurezza, opportune modalità di finanziamento della ricostruzione e ottimizzazione della gestione delle emergenze post-evento. L’interazione pubblico-privato potrà essere modulata secondo diverse forme e misure di compartecipazione, ma sarebbe un segnale di particolare importanza se fosse inserito nel testo della Legge di Bilancio un principio che manifestasse la scelta politica di dar vita ad una tale partnership, lasciando ad un successivo regolamento la definizione delle modalità applicative.

Anche in questo caso siamo pronti a offrire il nostro contributo nelle sedi competenti per arrivare a un sistema regolamentato ritenuto più efficace per la protezione del nostro Paese”.