Athora Italia – Nomisma: previdenza complementare, il 30% degli over 55 rimpiange sottoscrizione tardiva

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Tra coloro che hanno aderito a una soluzione di previdenza complementare, quasi un over 55 su tre (30%) prova rimpianto per averla sottoscritto troppo tardi. A segnalarlo è il primo dei tre approfondimenti dell’Osservatorio Look to the Future realizzata da Athora Italia in collaborazione con Nomisma, diffusa oggi.

L’indagine, condotta a gennaio 2026 attraverso 1.200 interviste a una fascia di popolazione tra 18 e 75 anni, riscontra un livello di soddisfazione pari al 91% tra coloro che hanno strumenti come fondi pensione e pip. Evidenzia, tuttavia, un elemento critico legato al timing: il 26% ritiene di aver aderito troppo tardi, con una percezione più diffusa nel Centro Italia (30%). 

Approcci diversi alla longevità

Genere, età e residenza geografica risultano fattori determinanti nel definire gli approcci degli italiani verso la longevità e la previdenza pubblica e integrativa, mostrando sostanziali differenze sia nei sentimenti, sia nei comportamenti, così come nella percezione del loro presente e futuro.

La prospettiva di una vita più lunga genera emozioni contrastanti che variano sensibilmente lungo la penisola e tra le generazioni:

  • gioia e ottimismo (dichiarati dal 27% del totale) sono più diffusi tra gli uomini (30%) e nel Centro Italia (30%);
  • maggiore vulnerabilità appare nei giovani under 35 appaiono, che registrando i livelli più alti di ansia (15%) e preoccupazione (22%). 

Questa fragilità generazionale si riflette anche nelle preoccupazioni economiche, sentite dal 33% della fascia più giovane (18-34 anni) e con un picco del 34% tra i 35-54enni, contro appena il 19% degli over 55, segnale di una maggiore precarietà percepita nelle fasi centrali della vita”, si legge nell’analisi.

Non autosufficienza, timore principale

Il timore della non autosufficienza emerge come una questione prioritaria per il 73% degli italiani, soprattutto per la componente femminile (81%) e per i più anziani (76% degli over 55). A destare le maggiori preoccupazioni è il peso dell’assistenza sui familiari (72%) e i costi correlati (68%).

Per contrastare questi rischi e prepararsi all’avanzare dell’età, i comportamenti divergono tra aree geografiche e fasce d’età: se la cura della salute fisica è la strategia principale per gli over 55 (75%) e per i residenti al Centro Italia (67%), chi vive al Nord è più propenso all’accumulo di risorse economiche (50%), così come gli over 55 (52%). Malgrado ciò, gran parte della popolazione rimane inattiva, e in particolare il 23% dei giovanissimi tende a rimandare il tema al futuro.

Barriere finanziarie ostacolo per i 53% degli intervistati. Le donne arrivano al 64%

Tra chi non accumula risorse, le barriere finanziarie restano un ostacolo insormontabile per il 53% degli italiani, in particolare per il 64% delle donne e della fascia 35-54 anni.

Il divario demografico si conferma netto anche nell’ambito della previdenza. La sfiducia nel sistema pubblico accomuna il 66% degli italiani, ma l’attivazione di strumenti complementari resta una prerogativa maschile e degli over 55 (31%) e geograficamente localizzata al Nord (34%). Al contrario, i giovani mostrano un forte ritardo nell’adesione a strumenti di lungo periodo (solo il 18%), pur manifestando l’interesse potenziale più alto: il 49% degli under 35 ha infatti valutato soluzioni integrative senza ancora concretizzarle.

Anche le aspettative sulla rendita variano per area geografica e fascia d’età tra coloro che conoscono gli strumenti di previdenza complementare: se nel Sud Italia e nella fascia tra i 35-54 anni si auspica una pensione integrativa superiore ai 700 euro mensili (rispettivamente, 41% e 39%) la capacità di versamento effettivo è ridotta a meno di 100 euro al mese, soprattutto tra le donne (42%) e gli over 55 (43%).