Audizione di Bankitalia sulla riforma della professione del mediatore creditizio

{jcomments on}

Lo schema di decreto legislativo, sottoposto al parere parlamentare, recepisce la direttiva 2008/48/CE in materia di credito al consumo – si legge nella relazione di Bankitalia -. L’iniziativa legislativa trae quindi origine dall’esigenza di attuare nel nostro ordinamento la nuova normativa europea che, approvata dopo un dibattito durato oltre cinque anni, ha introdotto significative novità in questo segmento di mercato e ha previsto strumenti di tutela del consumatore incisivi, uniformi, di massima armonizzazione. Nel nostro paese si è colta – opportunamente – questa occasione per realizzare una riforma più ampia, che incide non solo sulla trasparenza e correttezza dei comportamenti con la clientela ma anche sulla disciplina degli intermediari non bancari e dei loro canali distributivi. Il disegno unitario e organico che connota l’intervento è coerente e condivisibile. Per conseguire gli obiettivi cui tende la regolamentazione finanziaria anche in questo settore – l’efficienza del sistema, la sua stabilità e integrità – è infatti necessario assicurare la presenza di: i) operatori finanziari professionalmente idonei, patrimonialmente solidi, adeguati dal punto di vista organizzativo; ii) canali distributivi diversificati, in grado di favorire anche la concorrenza nel settore, in cui siano attivi soggetti che abbiano le competenze necessarie e che diano nel continuo prova di affidabilità dei comportamenti; iii) regole adeguate di tutela della clientela; iv) un sistema di enforcement efficace”.

Secondo la Szego l’attuale quadro legislativo relativo all’intermediazione finanziaria non bancaria, all’agenzia in attività finanziaria e alla mediazione creditizia ha mostrato lacune e criticità che ostacolano il pieno conseguimento di questi obiettivi.

Le nostre principali osservazioni riguardano l’efficacia complessiva dei controlli proposti – spiega sempre la Szego –. Gli aspetti su cui focalizzare l’attenzione sono: i) il regime delle deroghe previsto per gli intermediari finanziari; ii) l’efficacia dei poteri attribuiti ai futuri Organismi per il microcredito, i confidi, gli agenti e i mediatori; iii) l’assetto previsto per le società fiduciarie “statiche” e per gli intermediari che esercitano l’attività di negoziazione o gestione in valuta.

Con riferimento al primo aspetto, uno dei punti più delicati della riforma è rappresentato dalla definizione delle attività di microcredito: se non correttamente circoscritta, la deroga prevista per gli operatori specializzati in questo settore rischia di essere utilizzata come canale per il mantenimento o l’ingresso sul mercato di iniziative non affidabili e, conseguentemente, di compromettere gli obiettivi fondamentali che ispirano la revisione della disciplina degli intermediari finanziari. E’ essenziale dettare una definizione puntuale e limitata di questa attività e assicurarne un’attuazione stringente e accurata, attraverso i regolamenti attuativi del Ministro dell’Economia e delle finanze nonché i controlli svolti dall’Organismo. Per quanto attiene al ruolo degli Organismi – previsti per i settori del microcredito, dei confidi, degli agenti e dei mediatori – le previsioni del decreto rappresentano un passo avanti rispetto all’impostazione dei testi posti in consultazione. E’ tuttavia essenziale che ad essi siano espressamente attribuiti i poteri necessari ad assicurare una corretta ed efficace gestione nel continuo degli elenchi, corredando il potere di iscrizione con quello di cancellazione o sospensione in caso di riscontrate irregolarità: solo così sarà possibile garantire presidi efficaci, non meramente formali. In quest’ottica occorre inoltre assicurare che nei tre comparti in cui è previsto un ruolo degli Organismi sia adottato un impianto omogeneo per la loro disciplina e evitato l’uso di formulazioni variegate che inducano a ritenere esistenti differenze nella loro modalità di costituzione e funzionamento. Sul piano operativo è indispensabile che gli Organismi siano dotati di professionalità e risorse adeguate, in termini di personale e strutture organizzative, anche attraverso un forte impegno da parte dell’industria finanziaria; la Banca d’Italia ha segnalato in più occasioni di essere pronta a fornire piena collaborazione per favorire il corretto funzionamento dei nuovi Organismi e per gestire la delicata fase di transizione al nuovo sistema”.

Spazi di intervento si ravvisano anche per la disciplina di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi – prosegue Bankitalia –. A fianco delle norme che confluiranno nel TUB, le disposizioni del decreto che prevedono misure di attuazione presentano tuttora incongruenze e lacune e richiedono opportuni affinamenti tecnici. Da un punto di vista sostanziale s’impone in ogni caso l’esigenza di assicurare che i più stringenti requisiti previsti siano effettivamente richiesti a tutti i soggetti (compresi i dipendenti e i collaboratori) che entrano in contatto con il pubblico, anche se non tenuti ad un’autonoma iscrizione nei relativi elenchi. Vorrei poi svolgere alcune considerazioni sul metodo di regolazione adottato nei testi posti in consultazione, in particolar modo per la disciplina di agenti e mediatori e per il recepimento della direttiva sul credito al consumo. La regolamentazione del sistema finanziario, per sua natura assai complessa e tecnica, presenta un inevitabile trade-off tra specificità ed esaustività dei contenuti – da un lato – e, dall’altro, grado di flessibilità e chiarezza delle previsioni; un giusto equilibrio tra norme di rango legislativo e disposizioni secondarie può contemperare questi obiettivi. Soprattutto per l’attuazione di direttive di massima armonizzazione (come nella parte del decreto legislativo che recepisce la direttiva sul credito ai consumatori) o di altri interventi normativi in cui le scelte di policy sono esigue o di carattere eminentemente tecnico (come le previsioni che riguardano i requisiti per l’iscrizione nell’albo degli agenti e mediatori e le attività materiali svolte dall’Organismo) si ritiene che le disposizioni di rango legislativo dovrebbero limitarsi a fissare principi generali, rimettendone l’attuazione alla regolamentazione secondaria”.

La riforma è di ampia portata ed è condivisa dalla Banca d’Italia nelle sue linee essenziali e nelle scelte di fondo – ha concluso Szego –. Per realizzare gli obiettivi ad essa sottesi è tuttavia essenziale garantirne un’attuazione accurata e stringente e assicurare che gli Organismi di nuova costituzione abbiano strumenti e mezzi per operare in modo efficace. Solo così potranno derivarne benefici per la clientela – soprattutto famiglie e piccole e medie imprese – nonché per la stessa industria finanziaria, in termini di maggiore professionalità, affidabilità, efficienza, trasparenza. Per la completa realizzazione della riforma il decreto legislativo prevede l’emanazione di disposizioni di attuazione di rango secondario ad opera di diversi attori. La Banca d’Italia, oltre a esercitare le competenze regolamentari ad essa attribuite, continuerà a prestare ogni collaborazione utile al miglior compimento della riforma”.

Leggi il testo completo dell’audizione

Audizione di Bankitalia sulla riforma della professione del mediatore creditizio ultima modifica: 2010-07-27T20:23:42+00:00 da Flavio Meloni

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli che potrebbero interessarti: