Banca del Mezzogiorno, presentata interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia

Banca del Mezzogiorno LogoA seguito delle notizie uscite nelle scorse settimane sulla stampa che riferivano di un notevole rallentamento dell’attività di erogazione del credito da parte dell’istituto, i senatori Morra, Morese, Endrizzi, Cappelletti, Crimi, Nugnes, Bulgarelli, Lezzi, Mangiu, Bertorotta, Donno, Santangelo, Puglia hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze in merito alle sorti della Banca del Mezzogiorno.

Ecco il testo completo dell’interrogazione:

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

si apprende da notizie di stampa, un articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano del 1° luglio 2015, e dalle segnalazioni dei suoi stessi clienti che l’unico istituto di credito di proprietà pubblica, la banca del Mezzogiorno-Mediocredito centrale, a suo tempo istituita per finanziare le imprese, soprattutto del Sud, sembra che sia ferma, inerte e quasi indifferente a svolgere i suoi compiti statutari;

ad aprile 2015 è stato nominato un nuovo consiglio di amministrazione, composto da Luigi Ferraris, già in Ubi Banca ed attuale direttore finanziario di Poste italiane, Silvia Marinari e Tancredi Marino nonché Massimiliano Cesare, quale presidente, e Luigi Calabria, che nei mesi precedenti è stato direttore finanziario di Poste italiane poi sostituito dallo stesso Ferraris, come amministratore delegato;

considerato che:

ad aprile 2015, il nuovo consiglio di amministrazione avrebbe ridotto fortemente le competenze dei funzionari e del responsabile dell’ufficio crediti attribuendo tutte le decisioni creditizie rilevanti al comitato crediti ed allo stesso consiglio, generando con questi nuovi “poteri delegati” un collo di bottiglia soprattutto in riferimento al comparto impresa;

risulta agli interroganti che il precedente consiglio di amministrazione avrebbe già valutato e bocciato tali modifiche proprio per gli impatti negativi che avrebbero avuto sulla gestione delle richieste e quindi sulla soddisfazione dei clienti;

nessuno dei nuovi consiglieri della banca, in particolare il presidente e l’amministratore delegato, sembrano avere alcuna competenza in materia di crediti e di erogazione alle imprese e di gestione bancaria in generale;

nonostante la totale mancanza di conoscenza delle procedure e degli aspetti gestionali della banca il nuovo consiglio di amministrazione si è invece affrettato a modificare i “poteri delegati” il giorno stesso del suo insediamento;

la banca, come riportato dalla stampa, fa sapere che “I poteri di delega saranno nuovamente ampliati alla conclusione della fase ricognitiva effettuata dal nuovo management”; fase ricognitiva che, a giudizio degli interroganti, appare quantomeno inutile, dal momento che 2 primarie società di consulenza hanno già condotto una costosa due diligence durata ben 5 mesi, che l’azionista Poste italiane ha approvato senza alcun rilievo il bilancio di esercizio 2014 e la trimestrale 2015 e che la società di revisione ha regolarmente certificato il bilancio della banca;

attualmente la banca delibera sulla cessione del quinto sui mutui casa e sulle operazioni destinate alle imprese con tempi enormemente più lunghi della concorrenza e che di fatto la collocano fuori mercato;

per il 2015 il nuovo management prevede di far crescere lo stock dei crediti erogati almeno del 20 per cento rispetto al 2014 (ammonterebbero quindi a circa 300.000.000 euro le nuove erogazioni) a fronte di un piano industriale vigente che prevede una crescita di un miliardo di euro di cui circa 800 milioni solo per il comparto imprese;

l’ammontare dei crediti ai privati è di appena 82 milioni di euro nei primi 6 mesi del 2015;

risulta agli interroganti che da aprile 2015 ad oggi sono state deliberate soltanto una ventina di operazioni di imprese, con un’erogazione totale che in 6 mesi arriva a 140 milioni di euro, con un tasso di declino che in alcuni segmenti risulta vicino all’80 per cento e si rischia che anche i 300 milioni dichiarati dal management siano difficilmente realizzabili;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

le decisioni assunte dalla nuova governance paralizzano l’operatività della banca del Mezzogiorno, non le consentono di perseguire la propria missione istituzionale, rallentano le valutazioni dei crediti e provocano notevoli malumori tra i clienti, che, di fronte alle lentezze della banca stessa, protestano con Banca d’Italia e si rivolgono presso altri istituti bancari;

la banca del Mezzogiorno, dopo uno stentato avvio ed una missione improbabile, aveva trovato, sotto la guida del presidente Massimo Sarmi e dell’amministratore delegato, ex capo di Barclays Italia, Pietro D’Anzi, un posizionamento strategico chiaro e finalmente aveva iniziato ad erogare crediti ed a produrre utili;

nel 2012 il bilancio, che si prevedeva in perdita, si chiude invece con un utile netto di 7,1 milioni, a fronte di crediti erogati per 179 milioni di euro;

nel 2013 i frutti dell’espansione della rete commerciale aumentano a vista d’occhio e lo stock totale dei crediti erogati sale a 771 milioni di euro e l’utile netto tocca gli 11,6 milioni;

nel 2014 a fronte di 387 milioni di euro prestati a privati e 911 ad imprese, lo stock crediti si espande fino a 1.345.000.000 euro, e l’utile netto sale ancora fino a 37,6 milioni di euro;

l’autorizzazione concessa a Poste italiane di esercitare l’attività bancaria attraverso l’acquisizione del Mediocredito centrale è stata data a condizione che l’azienda ne facilitasse l’espletamento della funzione sociale e pubblica di sostegno all’economia, soprattutto a quella del Mezzogiorno;

tale missione verrebbe ora surrettiziamente interrotta da Poste italiane senza dare comunicazioni e senza nemmeno modificare il piano industriale tuttora vigente;

il precedente consiglio ha subito una prorogatio di 12 mesi, cosa totalmente inusuale per il sistema bancario, e la banca è stata oggetto di trattative di vendita poco trasparenti prima con Invitalia ed ora, a quanto sembra, con Cassa depositi e prestiti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se ritenga accettabile che una banca fin qui ben gestita, con ottimi risultati economici, redditizia e che sta assolvendo appieno alla propria missione ed al piano strategico, debba oggi vedere il suo management ed i suoi collaboratori mortificati da una continua indifferenza verso la qualità raggiunta, in primis dall’azionista Poste italiane, e da continui mutamenti della vocazione strategica (Banca per lo sviluppo, Exim Banca, società prodotto di Poste);

se intenda adottare le opportune iniziative di competenza per vigilare affinché gli obiettivi di nuovo credito concesso, fissati per l’anno 2015 in un miliardo di euro, vengano confermati e semmai potenziati, viste le difficoltà delle imprese del Sud e la continua necessità di credito a medio e lungo termine;

se e quali misure intenda adottare per assicurare che l’attuale management di Poste italiane gestisca la banca del Mezzogiorno nel rispetto della sua mission statutaria, del suo ruolo strumentale al servizio delle imprese e degli obiettivi economici e sociali di interesse pubblico che le sono propri e senza tradire gli impegni assunti nel 2011.

Banca del Mezzogiorno, presentata interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia ultima modifica: 2015-07-16T18:10:47+00:00 da Redazione

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