Banca d’Italia: economia molisana in contrazione nel 2012

La prolungata fase recessiva dell’economia regionale ha inciso sia sulla domanda di finanziamenti, sia sulle condizioni di offerta degli intermediari. Il calo della domanda ha riguardato le imprese di tutti i comparti produttivi e ha interessato la realizzazione di investimenti e, nell’ultimo anno, la copertura del capitale di funzionamento. L’accresciuta rischiosità delle imprese, in parte connessa con la crisi di specifici settori dell’economia regionale, ha inoltre contribuito al restringimento dell’offerta di credito, prevalentemente attraverso un innalzamento dei tassi di interesse.

La flessione del reddito disponibile e le incerte prospettive occupazionali hanno indebolito la domanda delle famiglie relativa ai mutui per l’acquisto delle abitazioni; l’inasprimento delle condizioni di offerta dei finanziamenti bancari si è concretizzato in un ulteriore aumento dei tassi di interesse.

La qualità del credito è notevolmente peggiorata. Sull’incremento del flusso di nuove sofferenze ha inciso soprattutto il deterioramento dei finanziamenti concessi alle imprese. Seppure in misura minore, anche gli indicatori relativi alle famiglie evidenziano segni di difficoltà nel rimborso del debito.

Le politiche di bilancio delle Amministrazioni locali continuano a essere condizionate dall’esigenza di contenere la dinamica della spesa. Per il terzo anno consecutivo, il disequilibrio dei conti sanitari ha obbligato la Regione Molise a utilizzare la leva fiscale oltre i livelli massimi praticati dalle altre regioni a statuto ordinario.

In un contesto caratterizzato da una marcata contrazione del PIL e dall’esigenza di una gestione oculata della spesa pubblica, un efficace utilizzo dei fondi strutturali delle politiche di coesione destinati alla nostra regione potrebbe contribuire a mitigare gli effetti della crisi economica sul tessuto imprenditoriale locale, rilanciando le prospettive di crescita dell’economia.

Dopo la debole dinamica del biennio precedente, nel 2012 il credito bancario alla clientela molisana è diminuito in corrispondenza con la nuova contrazione dell’attività economica. Tenendo conto dell’effetto contabile delle cartolarizzazioni, alla fine dello scorso dicembre i prestiti bancari lordi erano diminuiti del 2,9 per cento su base annua (tav. 3.1). Nei primi mesi dell’anno in corso, in base a dati provvisori, la dinamica è ulteriormente peggiorata.

La flessione è da ricondurre al calo dei prestiti alle imprese (–4,2 per cento), che è risultato più accentuato per le aziende di minori dimensioni (–5,9 per cento); il credito alle famiglie consumatrici ha ristagnato, dopo un prolungato periodo di espansione (fig. 3.1a). Secondo le informazioni della Regional Bank Lending Survey (RBLS), le dinamiche del credito continuano a essere condizionate da una domanda molto debole e da un’offerta che rimane caratterizzata da condizioni restrittive (cfr. il riquadro: L’andamento della domanda e dell’offerta di credito).

La riduzione dei finanziamenti è stata diffusa fra le differenti classi dimensionali di banca, sebbene sia risultata più accentuata per gli istituti appartenenti ai primi cinque gruppi bancari nazionali. Per queste ultime il calo alla fine del 2012 era pari al 3,8 per cento, contro la flessione dell’1,6 delle altre banche (fig. 3.1b). Tale differenza si è sostanzialmente annullata nei primi mesi del 2013.

Il credito alle imprese. – Nel complesso dei finanziamenti delle banche e delle società finanziarie, il credito al settore produttivo è calato del 2,2 per cento alla fine del 2012 (tav. 3.2), a fronte della lieve crescita dell’anno precedente (0,8 per cento). L’analisi delle forme tecniche evidenzia una riduzione marcata sia per gli anticipi sia per i mutui, in corrispondenza della flessione del circolante e degli investimenti produttivi; le aperture di credito in conto corrente sono invece lievemente cresciute.

Il calo dei prestiti ha riguardato il settore delle costruzioni (–4,4 per cento), che continua a essere interessato da profonde difficoltà (cfr. il paragrafo: Le costruzioni), e, in misura minore, quello dei servizi (–2,5 per cento). Per le imprese del terziario il calo dei consumi interni nel 2012 ha indebolito la richiesta di credito nei principali comparti, fra cui il commercio, i trasporti e le attività di ristorazione (tav. a24). I prestiti al settore manifatturiero sono rimasti sostanzialmente invariati a dicembre 2012 (–0,4 per cento): al calo dei finanziamenti al comparto metallurgico si è contrapposto l’incremento per quelli al settore dei prodotti tessili, dell’abbigliamento e delle pelli. Fra gli altri settori di specializzazione della produzione regionale, i finanziamenti all’industria alimentare si sono attestati sostanzialmente sui medesimi livelli dell’anno precedente.

Da elaborazioni su un campione di società di capitali appartenenti al settore non finanziario, presenti negli archivi della Cerved e nella Centrale dei rischi, è emerso che la dinamica del credito è stata più favorevole per le imprese affidate da una sola banca. Tale fenomeno, in atto da diversi anni, ha contributo a incrementare la concentrazione dei rapporti fra banca e impresa (cfr. il riquadro: I rapporti banca-impresa).

Nella media del quarto trimestre del 2012, i tassi a breve termine applicati alle imprese erano pari all’8,1 per cento (tav. a28), mezzo punto percentuale in più rispetto allo stesso periodo del 2011; tuttavia il costo dei finanziamenti è calato nello scorcio dell’anno rispetto al valore massimo raggiunto nel secondo trimestre (fig. 3.2a). I tassi di interesse sulle operazioni a breve termine sono aumentati nel settore dei servizi e in quello delle costruzioni; per le imprese manifatturiere il costo del denaro è invece sceso. L’aumento dei tassi di interesse è stato maggiore per le operazioni a medio e a lungo termine. Il tasso medio praticato sui nuovi finanziamenti con scadenza superiore

a un anno è aumentato dal 5,4 al 6,3 per cento. L’analisi di un campione di oltre 600 imprese, per le quali si dispone sia dei dati di bilancio sia delle segnalazioni alla Centrale dei rischi, consente di analizzare l’andamento dei tassi a breve termine applicati in base al profilo di rischio delle imprese, approssimato dallo score calcolato annualmente dalla Centrale dei bilanci. L’aumento dei tassi di interesse è stato diffuso nell’ambito delle differenti classi di rischiosità delle imprese prenditrici: nello scorcio del 2012 il divario fra il costo del credito pagato dalle imprese rischiose rispetto a quelle sicure è rimasto sostanzialmente invariato nel confronto con gli ultimi 3 mesi del 2011, collocandosi a circa 2,6 punti percentuali (fig. 3.2b). L’ampliamento del differenziale tra le imprese rischiose e quelle sane, avvenuto nel primo semestre del 2012, si è riassorbito nella seconda parte dell’anno.

Il finanziamento delle imprese della filiera immobiliare. – I finanziamenti alla filiera immobiliare (cfr. la sezione: Note metodologiche) rappresentano una quota significativa del credito bancario complessivamente concesso al sistema produttivo. Alla fine del 2012, in base ai dati della Centrale dei rischi, l’incidenza sul totale dei prestiti alle imprese ha raggiunto il 34,5 per cento (30,2 per cento nel 2007), valore superiore al dato del Mezzogiorno e in linea con quello nazionale. Di tale

quota più dei due terzi è riconducibile alle imprese di costruzioni e più della metà ai primi cinque gruppi bancari; in entrambi i casi si tratta di valori superiori sia al Mezzogiorno sia all’Italia nel suo complesso (fig. 3.3). Dal picco osservato nel 2007 (cfr. anche il paragrafo: Le costruzioni), i finanziamenti alla filiera hanno progressivamente decelerato (fig. 3.4). Fino al 2010 il rallentamento è risultato tuttavia meno intenso rispetto a quello registrato nelle regioni meridionali e nell’intero Paese. Nell’ultimo biennio la dinamica è invece divenuta negativa (–3,8 per cento nel 2012), con una contrazione superiore a quella rilevata nelle aree di confronto (–2,1 per cento nel Mezzogiorno e –2,5 per cento in Italia).

La difficile situazione del mercato immobiliare e il connesso peggioramento della situazione economico-finanziaria delle imprese del comparto si sono riflessi in un rapido deterioramento della qualità del credito alla filiera immobiliare. Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2012, il flusso di nuovi prestiti segnalati in anomalia in rapporto ai prestiti in bonis dell’anno precedente (tasso di ingresso in anomalia; fig. 3.5a) è salito al 17,0 per cento, con un deterioramento più marcato rispetto al dato medio nazionale (salito nello stesso periodo al 9,2 per cento). L’incidenza dei prestiti deteriorati sul totale dei crediti alla filiera immobiliare è salita dal 19,8 al 42,4 per cento (fig. 3.5b), permanendo su livelli superiori a quelli dell’intero Paese. Vi ha contribuito in particolare l’aumento della quota di prestiti su cui sono stati segnalati ritardi di pagamento (scaduti) e su cui sono state registrate temporanee difficoltà di rimborso (incagli). La maggiore rischiosità delle imprese della filiera immobiliare nel confronto con il resto del Paese si è riflessa sulle condizioni di costo e di garanzia del credito. I tassi sui nuovi prestiti a medio e a lungo termine (TAEG) alle imprese delle costruzioni e dei servizi immobiliari dal 2007 si collocano su livelli superiori a quelli nazionali (fig. 3.6).

Nel 2012 il 45,0 per cento dei prestiti erogati alle imprese della filiera era assistito da garanzia reale (per lo più ipoteca), quota in aumento rispetto al 2007 e più elevata del dato meridionale e nazionale (rispettivamente 54,0 e 58,4 per cento nel 2012).

Il credito alle famiglie. – Tenendo conto non solo dei prestiti bancari ma anche di quelli delle società finanziarie, il credito alle famiglie consumatrici è rimasto sostanzialmente invariato (0,4 per cento; tav. 3.3). A fronte del calo dei mutui immobiliari il credito al consumo ha mostrato una moderata crescita nel secondo semestre del 2012.

I prestiti per l’acquisto delle abitazioni sono diminuiti dell’1,4 per cento alla fine del 2012, interrompendo un lungo periodo di espansione. In un contesto caratterizzato dalla flessione del reddito disponibile e dalle incerte prospettive occupazionali, la domanda di mutui immobiliari è rimasta debole. Rispetto all’anno precedente l’ammontare delle nuove erogazioni di mutui si è dimezzato, tornando a un livello di poco superiore a quello registrato all’inizio dello scorso decennio (fig. 3.7a). Alla marcata riduzione delle richieste di finanziamento delle famiglie consumatrici ha contribuito anche una politica d’offerta da parte degli intermediari improntata ancora alla prudenza (cfr. il riquadro: L’andamento della domanda e dell’offerta di credito). Nel corso del 2012, i tassi sulle operazioni creditizie finalizzate all’acquisto di abitazioni sono aumentati per il secondo anno consecutivo, sebbene in misura inferiore rispetto al periodo precedente. Nella media dell’ultimo trimestre del 2012, il TAEG sulle operazioni a tasso fisso era pari al 5,2 per cento, contro il 4,9 dello stesso periodo del 2011; analogamente il costo dei mutui indicizzati è passato dal 3,8 al 4,1 per cento (fig. 3.7b).

La qualità del credito

Nel corso del 2012 la qualità del credito erogato in regione è nettamente peggiorata. Nella media dei quattro trimestri del 2012, il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti in bonis in essere all’inizio del periodo (tasso di decadimento) è cresciuto al 4,4 per cento, un valore più che doppio rispetto a quello dell’anno precedente (2,0 per cento; tav. a25 e fig. 3.8a).

L’aumento è da ricondurre in gran parte al settore produttivo. Il tasso di ingresso in sofferenza dei crediti alle imprese è salito dal 2,7 al 6,7 per cento, principalmente per il sostenuto incremento del flusso di nuove sofferenze nel settore manifatturiero, a causa delle difficoltà in diversi comparti di specializzazione regionale, come quello alimentare, metallurgico e chimico (materie plastiche). Anche nel settore edile il tasso di decadimento è significativamente cresciuto, mentre nel terziario l’incremento è stato contenuto. Per le famiglie consumatrici il tasso di decadimento è salito nel 2012 all’1,5 per cento dei finanziamenti, dall’1,0 per cento del 2011. Nel corso dell’anno è aumentato in misura rilevante anche il valore dei finanziamenti deteriorati diversi dalle sofferenze (incagli, scaduti e ristrutturati): il loro peso sul totale dei prestiti è salito al 9,1 per cento alla fine dello scorso dicembre, oltre 3 punti percentuali in più rispetto a un anno prima. Per le imprese esso ha raggiunto il 10,7 per cento (6,5 per cento nel 2011). Per le famiglie consumatrici la crescita è stata più contenuta: l’incidenza sul totale dei prestiti è salita di 0,6 punti percentuali al 3,6 per cento (fig. 3.8b).

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Banca d’Italia: economia molisana in contrazione nel 2012 ultima modifica: 2013-06-18T10:21:56+00:00 da Flavio Meloni

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