Banca d’Italia: fase recessiva per l’economia della Sardegna

I finanziamenti alle imprese sono diminuiti più intensamente della media italiana: la dinamica ha accomunato tutti i comparti produttivi e si è estesa anche alle classi meno rischiose di merito creditizio. Per la prima volta dall’inizio della crisi il credito alle famiglie si è ridotto, risentendo della netta flessione dei mutui immobiliari, su cui ha inciso anche l’incremento del costo dei finanziamenti, e del calo del credito al consumo. La rischiosità del credito alle imprese è complessivamente aumentata. Il tasso di decadimento dei prestiti, che era leggermente diminuito a dicembre, è tornato ad aumentare nei primi mesi dell’anno in corso; la quota dei crediti deteriorati è cresciuta e anche altri indicatori prospettici evidenziano un peggioramento della capacità di rimborso in tutti i settori, in particolare in quello edile.

La raccolta bancaria ha ripreso ad aumentare, trainata dalla crescita dei depositi delle famiglie, per le quali la forte espansione della componente a risparmio ha più che compensato l’ulteriore diminuzione dei conti correnti.

Nel 2012 la fase recessiva che caratterizza l’economia italiana e quella regionale si è riflessa sull’andamento dell’intermediazione finanziaria. I prestiti bancari alla clientela residente in Sardegna si sono complessivamente ridotti del 3,5 per cento, contro un aumento dell’1,5 per cento alla fine dell’anno precedente (tav. 3.1). Ha pesato la forte contrazione dei finanziamenti al settore produttivo (-5,6 per cento; erano aumentati dell’1,3 per cento nel 2011); per la prima volta dall’inizio della crisi, anche il credito alle famiglie si è ridotto (-0,3 per cento a fronte del 3,0 di dicembre 2011; fig. 3.1a). La dinamica è stata condizionata dalla flessione dei finanziamenti dei primi cinque gruppi bancari italiani (fig. 3.1b), principalmente con riferimento alle imprese. In base ai primi dati disponibili, nel primo trimestre del 2013 il calo dei prestiti si sarebbe attenuato.

Sull’andamento del credito hanno inciso principalmente fattori legati alla domanda, depressa dalla scarsa propensione a investire di imprese e famiglie. Anche le condizioni di accesso al credito rimangono tese, soprattutto per i timori legati all’incerta evoluzione congiunturale e alla rischiosità dei prenditori (cfr. il riquadro: L’andamento della domanda e dell’offerta di credito).

Il credito alle famiglie

Nel 2012 i finanziamenti concessi alle famiglie consumatrici dalle banche e dalle società finanziare si sono ridotti dello 0,3 per cento (dal 2,1 per cento del 2011), in corrispondenza del negativo andamento dei consumi e del mercato immobiliare: i mutui per l’acquisto di abitazioni hanno continuato a rallentare, fino a ristagnare a dicembre (0,1 per cento a fronte del 3,4 del 2011; tav. 3.2).

Il credito al consumo è diminuito dell’1,0 per cento (aveva ristagnato nell’anno precedente): la debole espansione di quello erogato dalle società finanziarie (0,5 per cento) è stata più che compensata dalla riduzione dei finanziamenti erogati dalle banche (-2,5 per cento).

La composizione dei mutui. – Le nuove erogazioni di mutui alle famiglie consumatrici per l’acquisto di abitazioni hanno subito una riduzione del 27,1 per cento rispetto all’anno precedente (fig. 3.2). La contrazione è stata più contenuta di quella del Mezzogiorno e di quella registrata mediamente in Italia. Il tasso annuo effettivo globale (TAEG) medio sui nuovi mutui è aumentato: a dicembre 2012, il dato era pari al 4,4 per cento, a fronte del 4,1 dell’anno precedente; si è tuttavia osservata una diminuzione a partire dal secondo trimestre (tav. a29). Nel 2012 è lievemente aumentato il peso delle erogazioni a tasso fisso (al 40,5 per cento del totale), in corrispondenza della riduzione del differenziale tra quest’ultimo tasso e quello variabile. Nel corso dell’anno i nuovi affidamenti si sono concentrati in misura crescente presso le fasce di clientela di età più avanzata (tav. a22); tra il 2006 e il 2012 la quota di nuovi mutui a debitori con meno di 35 anni si è ridotta di circa 3 punti percentuali, dal 38,3 al 35,4 per cento.

L’housing affordability index misura convenzionalmente la capacità della famiglia media di sostenere l’onere del mutuo per l’acquisto di un appartamento di 100 metri quadri, alle condizioni

prevalenti sul mercato. In Sardegna l’indicatore ha raggiunto il valore massimo nel 2010 (fig. 3.3). Successivamente, il rialzo dei tassi d’interesse ha provocato un nuovo calo dell’indice. La capacità di accesso al mercato immobiliare attraverso un mutuo si è portata su un livello inferiore rispetto al dato nazionale, risentendo nell’ultimo biennio di una differente dinamica dei prezzi al metro quadro delle abitazioni (0,4 contro -3,4 per cento) e del calo più marcato del reddito disponibile delle famiglie sarde rispetto alla media italiana.

L’indebitamento e la vulnerabilità finanziaria delle famiglie. – I dati dell’indagine comunitaria Eu-Silc sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie consentono di analizzare il livello di indebitamento e la vulnerabilità finanziaria delle famiglie nelle diverse regioni italiane (cfr la sezione: Note metodologiche). Dal 2007 al 2011, ultimo anno per il quale si dispone dei dati, la quota di famiglie indebitate (per un mutuo o per credito al consumo) è cresciuta in Sardegna più che nelle altre aree del paese (tav. a23). Il valore regionale è rimasto significativamente più elevato della media nazionale (38,9 per cento a fronte del 27,3): al divario contribuisce soprattutto una più elevata diffusione del credito al consumo.

Tra l’indagine del 2007 e quella del 2011 l’incidenza della rata del mutuo sul reddito delle famiglie indebitate è rimasta pressoché invariata a circa il 19 per cento, confermandosi sostanzialmente in linea con il dato italiano. Anche la percentuale delle famiglie la cui rata del mutuo assorbe almeno il 30 per cento del reddito, soglia convenzionalmente identificata con la vulnerabilità finanziaria, si attesta su livelli analoghi a quelli nazionali (2,4 e 2,5 per cento). Tra queste famiglie, considerando solo quelle con un reddito inferiore al valore mediano, la quota scende all’1,6 per cento.

Il credito alle imprese

La sfavorevole fase ciclica ha comportato una significativa contrazione del credito al settore produttivo. Nel 2012, tenendo conto non solo dei prestiti bancari, ma anche di quelli delle società finanziarie, i finanziamenti alle imprese sarde si sono ridotti del 2,5 per cento; erano aumentati del 2,3 per cento alla fine del 2011 (tav. 3.3). Sull’andamento ha pesato la decisa contrazione dei mutui (-8,4 per cento da 0,6 percento), anche per effetto della flessione degli investimenti. Tra le altre forme tecniche, il calo ha interessato soprattutto i prestiti autoliquidanti, in connessione con la debolezza del fauturato delle imprese; più contenuta è stata la riduzione delle aperture di credito in conto corrente.

Si sono ridotti i prestiti alle imprese del terziario (-4,0 per cento contro 1,9 per cento dell’anno precedente), principalmente nel comparto dei servizi turistici (-12,0 per cento, dal -1,1 a dicembre del 2011). I prestiti all’attività manifatturiera, che erano cresciuti dell’1,8 per cento a dicembre del 2011, hanno ripreso a diminuire (-3,8 per cento): ha influito la dinamica relativa alle industrie alimentare, del legno e della chimica (tav. a24). Nelle costruzioni il protrarsi del quadro congiunturale particolarmente negativo ha rafforzato la flessione dei prestiti in atto dalla metà dell’anno precedente (-1,6 per cento a fronte del -1,0 per cento di dicembre 2011; cfr. il riquadro Il finanziamento delle imprese della filiera immobiliare).

I tassi di interesse sui finanziamenti a breve termine al settore produttivo sono aumentati di circa 20 punti base nel corso del 2012, raggiungendo il 7,7 per cento nell’ultimo trimestre dell’anno (tav. a29): dopo aver mostrato una tendenza crescente fino a giugno, si sono tuttavia ridotti nella seconda parte del 2012, beneficiando anche dell’orientamento accomodante della politica monetaria. L’incremento è risultato analogo per le imprese medie e grandi e per quelle piccole, che mantengono un costo del credito a breve termine superiore di circa 1 punto percentuale. Anche il tasso applicato ai nuovi finanziamenti a medio e a lungo termine è aumentato, dal 5,3 al 5,8 per cento tra l’ultimo trimestre del 2011 e il periodo corrispondente del 2012.

Credito e classe di rischio delle imprese. – In seguito all’insorgere della crisi economica e finanziaria del 2008, le banche hanno adottato politiche di affidamento più selettive in relazione al profilo di rischio delle imprese. Per approfondire l’andamento dei finanziamenti in base al grado di rischiosità è stato analizzato un campione di circa 3.500 società di capitali con sede in Sardegna, per le quali sono disponibili sia dati di bilancio sia le segnalazioni alla Centrale dei rischi. Il credito alle aziende finanziariamente più fragili ha mostrato tassi di variazione marcatamente negativi nell’ultimo biennio (circa -6 per cento nel 2012; fig. 3.4a).

Nel 2012 la flessione dei finanziamenti è stata ampia anche per le imprese vulnerabili (-4,9 per cento, da -1,3 a dicembre 2011), le quali hanno sofferto una forte riduzione del credito nella prima metà dell’anno. Sono diminuiti, seppure in misura più contenuta, i prestiti alle imprese classificate come sicure, che erano cresciuti fino alla prima metà del 2011, per poi ristagnare a dicembre dello stesso anno. La differenza nel costo del credito a breve termine tra le imprese rischiose e quelle sicure, che era salita fino a 3,3 punti percentuali nel primo semestre del 2012, si è attestata a 2,6 punti a dicembre, in linea con il dato dell’anno precedente (fig. 3.4b). Per i finanziamenti a medio e a lungo termine il differenziale è più contenuto; vi contribuisce anche la maggiore frequenza dei prestiti assistiti da garanzie reali in questo segmento.

La qualità del credito

Il perdurare delle difficoltà cicliche si è tradotto in un sostanziale deterioramento della qualità del credito in regione: sono cresciuti in particolare i prestiti deteriorati con grado di anomalia più contenuto rispetto alle sofferenze. Nella media dei quattro trimestri del 2012, il tasso di decadimento (nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti di inizio periodo) è stato complessivamente pari al 2,1 per cento, in lieve calo dal 2,3 dell’anno precedente (tav. a27). Per le famiglie consumatrici l’indicatore è rimasto invariato (0,9 per cento); nel settore produttivo è sceso al 3,2 dal 3,5 per cento di dicembre 2011, dato sul quale aveva inciso un marcato aumento delle sofferenze nel settore delle costruzioni, in connessione con il default di alcune importanti imprese (fig. 3.5a). L’indicatore rimane costante al 2,5 per cento nei servizi e in lieve aumento per l’attività manifatturiera (dal 4,0 al 4,1 per cento). In base ai dati del primo trimestre del 2013 il tasso di decadimento è tornato a crescere (al 2,5 per cento), principalmente per il deterioramento relativo alle imprese dei servizi.

La rischiosità del credito al settore produttivo rimane comunque elevata: nello scorso dicembre i crediti in sofferenza rappresentavano il 23,1 per cento dei prestiti lordi (20,3 nel 2011). Anche la dinamica degli altri crediti deteriorati indica la possibilità di un ulteriore deterioramento. Tra la fine del 2011 e quella del 2012 il rapporto tra i crediti scaduti, incagliati, o ristrutturati e il totale dei prestiti è salito dall’8,5 al 12,2 per cento. In particolare, è bruscamente aumentata la quota dei finanziamenti in temporanea difficoltà al comparto edile (fig. 3.5b). L’indice di deterioramento netto dei prestiti alle imprese, basato sull’osservazione delle transizioni attraverso i vari stati di rischiosità per grado crescente di ‘anomalia’, è aumentato in valore assoluto, segnalando un più rapido peggioramento (dal -7,3 per cento del 2011 al -8,1 per cento; fig. 3.5c); l’indicatore si attesta su valori peggiori rispetto alla media nazionale. A partire dal 2011, il contributo principale proviene dal deterioramento subito dai prestiti in precedenza in bonis, cioè privi di qualsiasi anomalia; potrebbero avervi influito anche criteri di maggiore selettività di classificazione dei prestiti da parte delle banche. Il deterioramento è stato più rapido per le imprese con oltre 20 addetti rispetto a quelle più piccole (-8,7 e -6,5 per cento, rispettivamente) e tra le imprese delle costruzioni (-13,0 per cento).

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Banca d’Italia: fase recessiva per l’economia della Sardegna ultima modifica: 2013-06-18T10:45:21+00:00 da Flavio Meloni

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