Banca d’Italia: in Campania calano i prestiti alle imprese

Rispetto alla media del paese, resta elevato il ricorso alla leva fiscale da parte delle Amministrazioni locali della Campania, impegnate in politiche di riduzione del debito accumulato negli anni passati. Proseguono le azioni di contenimento della spesa imposte dal Piano di rientro dal deficit sanitario.

Negli anni recenti, dalla sanità, alla gestione dei rifiuti, fino al settore dei trasporti pubblici locali, sono state numerose in regione le situazioni di dissesto economico di interi comparti dove l’operatore pubblico è chiamato a fornire servizi essenziali. Appare necessario insistere nella ricerca di azioni strutturali, non solo dal lato delle entrate, che impediscano per il futuro il riformarsi di tali squilibri.

I crediti bancari erogati alla clientela residente in regione sono diminuiti del 2,3 per cento a dicembre 2012 rispetto a dodici mesi prima (erano cresciuti del 3,1 per cento a fine 2011; tav. 3.1 e fig. 3.1a), un calo più pronunciato di quello italiano. La flessione ha riguardato soprattutto il settore delle imprese e, in base ai dati provvisori, sarebbe proseguita nei primi mesi del 2013. Come nel 2011, la dinamica del credito è stata simile tra le tipologie dimensionali di banca: i prestiti erogati

dalle banche appartenenti ai primi cinque gruppi nazionali sono calati del 2,5 per cento a fine 2012, quelli delle altre banche del 2,0 per cento (fig. 3.1b). Sulla dinamica dei prestiti hanno pesato sia la debolezza della domanda di finanziamenti sia le residue tensioni riguardanti i criteri di offerta (cfr. il riquadro: L’andamento della domanda e dell’offerta di credito).

Il credito alle famiglie. – A dicembre 2012 i prestiti bancari alle famiglie consumatrici hanno sostanzialmente ristagnato (-0,2 per cento rispetto a dodici mesi prima; +4,2 a fine 2011; fig. 3.1a e tav. 3.1), in linea con la media nazionale. A marzo del 2013, sulla base dei dati provvisori, la diminuzione sarebbe dello 0,6 per cento. Tenendo conto non solo dei prestiti bancari, ma anche di quelli delle società finanziarie, a dicembre la contrazione del credito alle famiglie consumatrici è stata dello 0,3 per cento (+3,4 a fine 2011; tav. 3.2). Il credito al consumo è diminuito dello 0,6 per cento (era cresciuto dell’1,6 per cento a fine 2011). La componente erogata dagli intermediari bancari è in flessione dalla primavera del 2012, segnando una contrazione del 2,6 per cento a fine anno. I finanziamenti finalizzati al consumo e concessi dalle società finanziarie, dopo il calo rilevato nel primo semestre, sono tornati a crescere nella seconda metà dell’anno (2,0 per cento a dicembre). I prestiti per l’acquisto di abitazioni hanno decelerato nel corso del 2012, segnando alla fine dell’anno una lieve contrazione (-0,5 per cento).

Le erogazioni di mutui alle famiglie campane per l’acquisto di abitazioni hanno subito una sensibile riduzione nel corso del 2012, a circa 1,4 miliardi di euro (-43,6 per cento rispetto al 2011; oltre il 60 per cento in meno del picco del 2006; fig. 3.2). La contrazione è stata meno pronunciata di quella del Mezzogiorno. In corrispondenza con la riduzione del differenziale tra i tassi fissi e quelli variabili al momento dell’erogazione, il peso dei mutui erogati a tasso fisso è aumentato nel 2012 (al 46 per cento del totale; cfr. il sottoparagrafo: I tassi di interesse).

Nel corso del 2012 le nuove erogazioni di mutui si sono ulteriormente concentrate presso le fasce più anziane e i prenditori italiani (tav. a30). Tra il 2006 e il 2012 la quota di nuovi mutui a debitori con meno di 35 anni si è ridotta di circa 8 punti percentuali al 32,1 per cento. La quota di erogazioni effettuate a favore di stranieri, storicamente su livelli bassi, è ulteriormente diminuita nel 2012 (1,9 per cento). Nel periodo considerato è aumentata la percentuale dei nuovi mutui alle

donne (circa il 44 per cento nel 2012), in linea con il resto del paese. Si è infine arrestata, nel corso del 2012, la tendenza all’aumento delle erogazioni di mutui di importo elevato. I nuovi mutui oltre i 150.000 euro, che avevano raggiunto un massimo storico del 54,8 per cento nel 2011, sono diminuiti al 49,2 per cento nel 2012.

In Campania l’housing affordability index, che misura convenzionalmente la capacità della famiglia media di sostenere l’onere del mutuo per l’acquisto di un appartamento di 100 metri quadri alle condizioni prevalenti sul mercato, ha raggiunto il suo livello massimo nel 2011 (fig. 3.3; cfr. la sezione: Note metodologiche). Il successivo rialzo dei tassi d’interesse ha più che compensato la moderata flessione dei prezzi immobiliari, provocando nel 2012 una lieve diminuzione dell’indice. In confronto alla media nazionale, l’accessibilità della casa di proprietà attraverso un mutuo si colloca su livelli meno favorevoli, anche per effetto del minor reddito medio delle famiglie campane.

Il credito alle imprese. – Il credito bancario alle imprese si è ridotto del 3,5 per cento a dicembre 2012 rispetto a dodici mesi prima (fig. 3.1a e tav. 3.1), un calo più pronunciato di quello rilevato per l’Italia. Considerando i finanziamenti delle banche e delle società finanziarie, la flessione è stata del 2,4 per cento (+2,5 per cento a fine 2011; tav. 3.3). I prestiti alle imprese manifatturiere sono calati del 3,5 per cento (+2,9 per cento a dicembre 2011), riflettendo prevalentemente la contrazione nei comparti dei prodotti alimentari, tessili e della metallurgia (tav. a29). I finanziamenti al terziario hanno decelerato nella prima parte del 2012 incominciando a calare nell’autunno (-2,8 per cento a fine 2012) soprattutto nelle branche del commercio e delle attività immobiliari. Anche i prestiti all’edilizia sono diminuiti (-0,6 per cento). In base ai dati della Centrale dei rischi, i finanziamenti al settore delle costruzioni e alle altre componenti della filiera immobiliare (cfr. la sezione: Note metodologiche) erano pari, alla fine del 2012, a oltre un quarto del totale dei prestiti alle imprese campane, valore sostanzialmente in linea rispetto al 2007 ma al di sotto del dato del Mezzogiorno e nazionale (fig. 3.4a e tav. a31). Dal picco osservato nel 2006, i finanziamenti alla filiera hanno progressivamente decelerato, calando del 2,5 per cento a fine 2012 (fig. 3.4b).

Con riferimento alle forme tecniche di affidamento, i mutui e gli altri rischi a scadenza, che rappresentano circa il 70 per cento dei prestiti vivi alle imprese, sono diminuiti del 6,7 per cento a dicembre 2012 (+0,7 per cento a fine 2011; tav. 3.3) riflettendo la debolezza dell’attività d’investimento. I prestiti vivi associati alla gestione del portafoglio commerciale (anticipi e altri crediti autoliquidanti) sono fortemente diminuiti (-12,1 per cento, dal +3,1). Le aperture di credito in conto corrente hanno decelerato (1,7 per cento, dal 2,4).

In linea con le indicazioni provenienti dalla RBLS (cfr. il riquadro: L’andamento della domanda e dell’offerta di credito), anche l’indagine della Banca d’Italia su un campione di imprese con almeno 20 dipendenti indica residue rigidità nelle condizioni di offerta. Poco più di un terzo di aziende campane ha riscontrato un inasprimento nel complesso delle condizioni creditizie tra la prima e la seconda metà del 2012, percentuale in lieve diminuzione rispetto a quella rilevata nel medesimo periodo del 2011 (oltre il 40 per cento); le previsioni riferite al primo semestre del 2013 segnalano un’ulteriore lieve attenuazione del fenomeno (32 per cento). Secondo le imprese il livello dei tassi d’interesse e dei costi accessori applicati hanno rappresentato i principali fattori di inasprimento dei criteri d’offerta.

I tassi di interesse. – Nell’ultimo trimestre del 2012 in Campania i tassi di interesse sono aumentati rispetto al periodo corrispondente del 2011: la crescita osservata nella prima parte dell’anno non è stata riassorbita dalla lieve diminuzione che ha caratterizzato i trimestri successivi (tav. a35).

I tassi d’interesse sui prestiti a breve termine sulle operazioni in essere verso la clientela residente sono aumentati al 7,6 per cento a fine 2012 (fig. 3.5a), con un incremento di 30 punti base rispetto alla fine dello scorso anno ma in lieve ripiegamento dal massimo raggiunto nel secondo trimestre (circa 1,7 punti percentuali superiore alla media nazionale). Tale andamento ha interessato anche il settore produttivo, indipendentemente dalla classe dimensionale d’impresa (al 7,9 per cento, dal 7,6 per cento di fine 2011; cfr. il riquadro: Credito e caratteristiche delle imprese). I tassi d’interesse sulle operazioni a scadenza alle imprese si sono attestati al 5,9 per cento (dal 5,5), circa 1,2 punti percentuali al di sopra della media nazionale.

Le condizioni che regolano le relazioni creditizie dipendono da numerosi fattori, tra i quali la dimensione e il settore di attività economica dell’affidato, a loro volta connessi con il rischio d’insolvenza. Applicando una correzione che attribuisce al settore produttivo campano la composizione settoriale e dimensionale media nazionale (cfr. la sezione: Note metodologiche), il divario tra il tasso medio regionale e quello del paese sulle operazioni a breve termine si riduce di mezzo punto percentuale nella media del 2012 (a 1,1 punti percentuali; fig. 3.5b).

Il tasso annuo effettivo globale (TAEG) sui nuovi prestiti a medio e a lungo termine alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è attestato a dicembre 2012 al 4,5 per cento, un livello di circa 30 centesimi superiore a quello di fine 2011 e di quasi 60 centesimi superiore al dato italiano.

La qualità del credito

Nella media dei quattro trimestri terminanti a dicembre 2012, il flusso di nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti in essere all’inizio del periodo è stato pari al 3,8 per cento, in aumento rispetto all’anno precedente (2,6 per cento; tav. a32) e superiore al dato nazionale (2,3 per cento). Alla stabilizzazione dell’indicatore di rischiosità relativo alle famiglie consumatrici (all’1,8 per cento di fine 2012, dall’1,7 di un anno prima) si è contrapposto l’aumento di quello riferito alle imprese (al 5,6 per cento, dal 3,6). Il deterioramento della qualità del credito è stato più pronunciato per le imprese medie e grandi (5,9 per cento a dicembre 2012) e per quelle del settore delle costruzioni (8,4 per cento).

A dicembre 2012 lo stock delle sofferenze sui prestiti lordi si è attestato al 18,8 per cento (16,3 per cento a fine 2011; tav. a32), un livello superiore alla media italiana (10,6 per cento). L’incidenza è aumentata sia per le famiglie consumatrici (al 12,6 per cento, dall’11,5) sia, più marcatamente, per le imprese (al 23,7, dal 20,2). Per tutte le branche di attività economica l’indicatore di rischiosità in Campania si collocava al di sopra della media nazionale (fig. 3.6); quasi un terzo dei prestiti erogati alle piccole imprese campane erano classificati in sofferenza (17,8 per cento in Italia).

Il peggioramento della qualità dei portafogli degli intermediari finanziari emerge anche dalla dinamica delle posizioni caratterizzate da anomalie meno gravi nel rimborso del debito; l’incidenza degli incagli, dei prestiti ristrutturati e scaduti o sconfinanti da oltre 90 giorni sul totale dei finanziamenti, è aumentata nel corso del 2012, raggiungendo il 9,2 per cento a dicembre (era pari al 6,7 per cento un anno prima; tav. a32). Anche prendendo in considerazione tale indicatore, la rischiosità delle imprese delle costruzioni e di quelle di maggiore dimensione permane al di sopra della media del settore produttivo (14,0 e 12,3 per cento a fine 2012, rispettivamente).

Considerando l’intera filiera immobiliare, tra il 2007 e il 2012 il flusso di nuovi prestiti segnalati in anomalia in rapporto ai prestiti in bonis dell’anno precedente (tasso di ingresso in anomalia; fig. 3.7a) è cresciuto di 6,6 punti percentuali, all’11,0 per cento, mantenendosi al di sopra del dato medio nazionale (salito dal 2,2 al 9,2 per cento). In termini di consistenze, nello stesso periodo l’incidenza dei crediti deteriorati sui prestiti alle imprese della filiera è cresciuta dal 25,6 al 43,2 per cento (dal 12,5 al 32,6 per cento nella media italiana; fig. 3.7b), un incremento superiore a quello rilevato per il complesso delle imprese.

Gli indicatori prospettici della qualità dei prestiti alle imprese, basati sulla transizione delle posizioni per grado crescente di anomalia, prefigurano un rischio di ulteriore deterioramento della qualità del credito. L’indice di deterioramento netto, che misura il saldo tra i miglioramenti e i peggioramenti nelle transizioni dei crediti, è tornato a peggiorare nel 2011, collocandosi al -11,3 per cento a fine anno (fig. 3.8a), un livello inferiore rispetto sia al Mezzogiorno sia alla media nazionale. Come nel passato, il nuovo deterioramento dipende principalmente dai prestiti precedentemente privi di qualsiasi anomalia. Potrebbe avervi influito una più rigorosa politica di classificazione dei finanziamenti da parte delle banche. Nel 2012 il deterioramento è stato più rapido per le imprese con oltre 20 addetti rispetto a quelle più piccole (-12,4 e -6,9 per cento a dicembre, rispettivamente; fig. 3.8b) e per i settori delle costruzioni e dei servizi (entrambi poco oltre il -13 per cento).

Nel 2012 si sono confermati gli effetti della maggiore selettività adottata dalle banche  dell’erogazione dei mutui abitativi e del ricorso ai provvedimenti di moratoria creditizia da parte dei mutuatari: i casi di anomalia sui mutui erogati nei tre anni precedenti, dopo il massimo del 5,8 per cento raggiunto nel 2009, si sono infatti mantenuti sui più contenuti livelli del 2011 (2,1 per cento; fig. 3.9a). Nell’ultimo biennio, l’indice di anomalia non è risultato significativamente diverso tra le categorie di clientela, distinta per classe di età e nazionalità, e di tipologia di mutuo (tasso fisso o variabile). Anche l’indice di deterioramento netto, che considera i mutui e tutte le altre tipologie di prestiti erogati alle famiglie consumatrici, è rimasto sostanzialmente stabile tra la fine del 2011 e quella del 2012 (-3,1 per cento; fig. 3.9a), pur permanendo su valori lievemente più sfavorevoli rispetto alla media del Mezzogiorno e a quella italiana.

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Banca d’Italia: in Campania calano i prestiti alle imprese ultima modifica: 2013-06-18T15:05:36+00:00 da Flavio Meloni

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