Banca d’Italia: in flessione in Toscana il credito alle imprese e alle famiglie

Alla fine del 2012 il complesso delle  posizioni caratterizzate da difficoltà di rimborso, più o meno gravi, rappresentava poco più di un quarto dei prestiti complessivi. Ciò si è riflesso in un aumento dei tassi di interesse praticati. Segnali di peggioramento hanno cominciato a interessare i prestiti alle famiglie, le cui partite anomale ammontavano a un decimo del totale. È tornata a crescere la raccolta bancaria delle famiglie, specialmente nelle forme con un vincolo temporale. Le scelte di impiego del risparmio si indirizzano verso gli strumenti più tradizionali.

Il credito bancario complessivo alla clientela residente in regione ha decelerato nella prima parte del 2012 per restare pressoché stazionario nel secondo semestre: includendo le sofferenze e le operazioni di pronti contro termine e correggendo per cartolarizzazioni, cessioni e riclassificazioni, i prestiti erano aumentati in dicembre dello 0,2 per cento (2,8 nel 2011; tav. 4.1 e fig. 4.1a). Nei primi mesi dell’anno in corso la dinamica non è cambiata.

A fronte del rallentamento dei prestiti alle famiglie consumatrici, arrestatisi nello scorcio dell’anno, il credito alle imprese è stato interessato da una flessione a partire dal secondo trimestre del 2012. In base alle informazioni della Regional Bank Lending Survey (RBLS), sul finanziamento delle banche a imprese e famiglie hanno pesato sia la debolezza della domanda di prestiti, sia l’applicazione di requisiti di accesso al cre- dito ancora restrittivi (cfr. il riquadro: L’andamento della domanda e dell’offerta di credito). Alla tenuta del credito al settore privato ha contribuito la crescita dei prestiti alle società finanziarie e assicurative.

Dal 2008 alla metà del 2012 una minore dinamica dei finanziamenti aveva contraddistinto le banche facenti parte dei primi cinque gruppi rispetto agli altri intermediari; successivamente l’andamento è stato omogeneo (fig. 4.1b). È proseguita nel 2012 la crescita del costo del credito, dovuta sia alla maggiore onerosità della raccolta bancaria, connessa con le tensioni sul mercato del debito sovrano, sia all’incremento degli spread applicati dalle banche per la maggiore rischiosità delle controparti (cfr. il sottoparagrafo: Finanziamenti bancari e caratteristiche d’impresa). Nel quarto trimestre i tassi di interesse a breve termine per il complesso della clientela toscana erano saliti al 6,6 per cento dal 6,3 della fine del 2011; quelli sui finanziamenti a medio e a lungo termine erano aumentati di quattro decimi di punto, portandosi al 4,5 per cento (tav. a30). Nel primo trimestre dell’anno in corso i tassi di interesse per i finanziamenti a breve sono lievemente cresciuti, mentre sono diminuiti di tre decimi di punto percentuale per quelli a protratta scadenza.

Il credito alle famiglie consumatrici. – I finanziamenti bancari concessi alle famiglie consumatrici, inclusivi delle posizioni in sofferenza, sono rimasti pressoché invariati alla fine del 2012 rispetto a dodici mesi prima (–0,2 per cento), a fronte della crescita del 3,1 del 2011 (tav. 4.1). Tale dinamica è confermata anche considerando il volume complessivo dei prestiti di banche e società finanziarie (0,2 per cento, dal 2,7; tav. 4.2).

L’andamento è riconducibile principalmente ai mutui per l’acquisto di abitazioni: dopo la forte contrazione del 2011, nel 2012 le nuove erogazioni sono ulteriormente diminuite di oltre il 40 per cento (fig. 4.2a). Come avviene ormai da diversi anni, i nuovi finanziamenti sono stati effettuati prevalentemente a tasso indicizzato o variabile (circa i tre quarti dei flussi complessivi).

Le condizioni di costo applicate alle famiglie consumatrici sui mutui immobiliari non sono mutate significativamente. Dopo il lieve incremento del primo trimestre del 2012, una moderata riduzione ha interessato successivamente sia i contratti negoziati a tasso variabile sia quelli a tasso fisso (fig. 4.2b); il costo del credito si è quindi riportato in media al 3,8 per cento nell’ultimo trimestre del 2012, rimanendo stazionario a marzo dell’anno in corso (tav. a30). In un quadro di debolezza della spesa delle famiglie, lo stock dei prestiti concessi da banche e da società finanziarie nelle forme di credito al consumo ha mostrato una modesta flessione nella prima metà del 2012, seguita da un lieve recupero alla fine dell’anno (2,2 per cento; tav. 4.2); vi ha contribuito il moderato incremento della componente attribuibile alle società finanziarie, proseguito pure nel primo trimestre del 2013. Il credito alle imprese. – Nel 2012 il progressivo deterioramento del quadro congiunturale ha negativamente inciso sulla dinamica del credito bancario concesso alle imprese: i prestiti, inclusivi delle posizioni in sofferenza, al complesso del settore produttivo mostravano a dicembre una flessione dell’1,4 per cento, a fronte di una crescita di oltre il 3 al termine del 2011 (tav. 4.1). Nei primi mesi dell’anno in corso i prestiti bancari sono ulteriormente scesi (–1,7 per cento a marzo).

Considerando il complesso dei finanziamenti di banche e società finanziarie, al termine del 2012 i crediti al settore produttivo toscano erano diminuiti su base annua del 2,2 per cento (tav. 4.3), dopo la crescita dell’1,9 emersa a dicembre del 2011; in base a dati preliminari, il calo dei volumi di credito alle imprese si è intensificato nel primo trimestre dell’anno in corso (–2,5 per cento). Alla fine del 2012 la riduzione era particolarmente marcata nell’industria manifatturiera (–5,5 per cento; 0,3 dodici mesi prima), coinvolgendo in particolare i segmenti dell’abbigliamento, metallurgia ed elettronica

(tav. a27). La flessione è proseguita nelle costruzioni (–0,8 per cento), anche se a un ritmo più moderato di quello registrato nella prima parte del 2012. Una contrazione più contenuta rispetto alla manifattura ha interessato anche le imprese di servizi (–1,5 per cento), in particolare quelle immobiliari (–2,5), negativamente condizionate dalla crisi del settore (cfr. il riquadro: Il credito alla filiera immobiliare).

Nell’ambito delle diverse forme tecniche di finanziamento, al netto delle posizioni in sofferenza, un modesto incremento dei crediti erogati ha riguardato esclusivamente le aperture di credito in conto corrente (0,6 per cento), verosimilmente in relazione con la necessità di sostenere la liquidità delle imprese. Le altre forme di finanziamento del circolante (principalmente anticipi su fatture, factoring e altri crediti autoliquidanti) sono invece diminuite (–7,5 per cento) in corrispondenza con la contrazione

del fatturato. Hanno inoltre accentuato la flessione i prestiti a scadenza predefinita (mutui e leasing), passando dal –0,7 al –5,7 per cento, a causa della prosecuzione del calo degli investimenti in capitale fisso. Tra la fine del 2011 e l’ultimo trimestre del 2012 vi è stato un aumento medio del costo del credito a breve termine alle imprese toscane di circa mezzo punto percentuale (7,0 per cento a dicembre scorso; tav. a30); l’incremento è stato più elevato per le piccole unità produttive (0,8 punti percentuali). In relazione all’elevata rischiosità i tassi applicati al comparto edile sono rimasti mediamente più alti. Nello stesso periodo il tasso di interesse sui finanziamenti a protratta scadenza ha mostrato un moderato incremento, portandosi dal 4,4 al 4,6 per cento. Nel primo trimestre dell’anno in corso il costo del credito è lievemente salito solo per i contratti a breve termine.

Finanziamenti bancari e caratteristiche d’impresa. – A partire dal 2008, in un contesto di crescente fragilità degli equilibri finanziari e reddituali delle imprese e di cautela nelle politiche di offerta da parte del sistema finanziario, l’andamento dei prestiti bancari è risultato differenziato rispetto al merito di credito delle imprese. Per approfondire la dinamica dei prestiti in base al grado di rischiosità dei prenditori è stato analizzato un campione di circa 18 mila società di capitale con sede in Toscana, per le quali si dispone sia dei dati di bilancio sia delle segnalazioni alla Centrale dei rischi. Dall’analisi emerge che nel 2012 si è ampliato il divario di crescita fra le imprese rischiose e vulnerabili da un lato, e quelle sicure dall’altro. Considerando i valori di fine periodo la flessione dei finanziamenti è stata molto più accentuata per le prime rispetto a quanto era accaduto nel 2009; per quelle sicure la dinamica ha invece registrato variazioni modeste in entrambi i periodi (fig. 4.3a). Un’ulteriore differenza ha riguardato il comportamento delle diverse tipologie di banche finanziatrici nei confronti delle imprese più rischiose, maggiormente colpite

dalla riduzione del credito. Nel 2009 il calo aveva interessato soprattutto i cinque maggiori gruppi bancari italiani, mentre per gli altri intermediari la variazione era stata pressoché nulla. Nel 2012 la flessione è stata maggiormente diffusa, riflettendo un atteggiamento da parte del sistema bancario che è divenuto più omogeneo rispetto al precedente triennio già dal 2010 (fig. 4.3b).

La crisi del debito sovrano ha avuto un impatto più accentuato sui tassi di interesse rispetto a quanto era accaduto nel 2009. Il differenziale del costo del credito fra imprese rischiose e sicure si è ulteriormente allargato. Tale fenomeno ha riguardato soprattutto i tassi di interesse a breve termine: il divario è salito a 3,8 punti percentuali nell’ultimo trimestre del 2012, contro i 2,6 dello stesso periodo del 2009 (fig. 4.4a). Nel segmento dei finanziamenti a medio e a lungo termine, più frequentemente assistiti da garanzie reali, il differenziale è aumentato in misura più contenuta (da 2,1 a 2,4 punti percentuali; fig. 4.4b).

La qualità del credito

Nel 2012 sono proseguite le difficoltà di rimborso dei finanziamenti da parte delle imprese e, in misura minore, delle famiglie. Il tasso di decadimento, definito come flusso di nuove sofferenze in rapporto al totale dei prestiti vivi in essere all’inizio del periodo, è stato pari in media d’anno al 3,0 per cento, un valore di poco superiore a quello del 2011 e ancora alto rispetto ai livelli precedenti la crisi economica e finanziaria (fig. 4.5a e tav. a28). Nel primo trimestre dell’anno in corso l’indicatore è ulteriormente aumentato, portandosi al 3,6 per cento.

Il continuo peggioramento della qualità del credito negli ultimi anni ha determinato una sensibile crescita dei prestiti in sofferenza: in rapporto al totale dei finanziamenti, essi erano pari all’11,1 per cento alla fine del 2012, in aumento di 2 punti percentuali rispetto a un anno prima (fig. 4.5b). Anche l’ammontare dei finanziamenti deteriorati diversi dalle sofferenze ha continuato a salire; l’incidenza sul totale dei prestiti era pari all’8,3 per cento alla fine dello scorso dicembre, un punto percentuale in più rispetto al 2011.

Nel settore produttivo il tasso di decadimento è rimasto molto alto (4,3 per cento nella media del 2012). I flussi di ingresso in sofferenza continuano a essere elevati soprattutto nel comparto edile, riflettendo la fase recessiva del settore immobiliare (cfr. il riquadro: Il credito alla filiera immobiliare). Per le imprese manifatturiere si è registrato un sensibile peggioramento, proseguito nei primi mesi dell’anno in corso a causa delle difficoltà nel comparto dei metalli. Per le imprese dei servizi nel 2012 l’aumento del decadimento è stato di lieve entità. La quota dei crediti deteriorati non in sofferenza del complesso delle imprese è cresciuta di oltre un punto percentuale, raggiungendo l’11,1 per cento dei prestiti totali

alla fine dello scorso dicembre (fig. 4.5b). Includendo anche le sofferenze il peso sul portafoglio dei crediti alle imprese superava un quarto. Nonostante il calo del reddito disponibile e le difficoltà sul mercato del lavoro, la qualità del credito alle famiglie consumatrici ha mostrato solo deboli segnali di deterioramento. Il tasso di decadimento è rimasto invariato all’1,1 per cento, un valore storicamente contenuto e solo leggermente superiore ai livelli precedenti il diffondersi della crisi (fig. 4.5a).

Alla stabilità del decadimento per le famiglie ha contribuito la possibilità offerta dal sistema bancario, anche nell’ambito del cosiddetto Piano famiglie, di sospendere il pagamento delle rate del mutuo a fronte di situazioni di difficoltà. In base a stime sui dati della Centrale dei rischi, nel 2012 la quota di prenditori per i quali il pagamento delle rate è stato sospeso per almeno un semestre risultava pari al 4 per cento, un valore

inferiore di circa un punto rispetto all’anno precedente. Un leggero incremento ha invece interessato la quota di finanziamenti deteriorati non in sofferenza (dal 3,2 al 3,8 per cento). Includendo anche le sofferenze, l’incidenza sul totale dei prestiti alle famiglie era pari al 10,0 per cento alla fine del 2012 (fig. 4.5b).

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Banca d’Italia: in flessione in Toscana il credito alle imprese e alle famiglie ultima modifica: 2013-06-18T13:35:25+00:00 da Flavio Meloni

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