Banca d’Italia: nei primi 9 mesi del 2013 fatturato in flessione per il 43% delle aziende

Banca Italia LogoSei imprese su dieci riferiscono che nel 2013 la propria spesa per investimenti è stata in linea con quella pianificata alla fine dell’anno scorso; il 12% ha rivisto al rialzo le proprie aspettative, il 28% al ribasso. Lo rivelano i dati raccolti nell’ultima indagine congiunturale della Banca d’Italia sulle imprese industriali e dei servizi.

Le percentuali, si legge nell’analisi, sono pressoché analoghe nell’industria in senso stretto e nei servizi e variano in maniera  contenuta fra le classi di dimensione d’impresa; nella manifattura, tuttavia, il saldo percentuale negativo tra la quota di aziende che indica una spesa maggiore delle attese e quella che segnala un ridimensionamento dei programmi tende a restringersi al crescere della quota di fatturato esportato, fino a ridursi ad appena meno 2 punti percentuali per le imprese che vendono all’estero oltre i due terzi della propria produzione.

Nel caso di revisioni al ribasso della spesa rispetto ai programmi iniziali, i fattori ritenuti più rilevanti sono le condizioni di finanziamento, le variazioni inattese della domanda e l’incertezza imputabile a cause di natura economica o politica, oltre ad aspetti organizzativi o tecnici; questi ultimi prevalgono largamente tra le determinanti di livelli di spesa in eccesso rispetto ai piani.

Nel secondo semestre dell’anno in corso, tenendo conto della dimensione d’impresa, gli investimenti della manifattura si stabilizzerebbero in termini congiunturali per effetto della maggiore accumulazione delle imprese più grandi a fronte del calo registrato per quelle più piccole, mentre nel terziario si registrerebbe una diminuzione.

Nel 2014 gli investimenti sono giudicati in crescita rispetto all’anno in corso dal 19 per cento delle imprese, in diminuzione dal 23 per cento; tra le aziende di maggiori dimensioni (almeno 50 addetti) prevalgono tuttavia i giudizi di aumento. Ponderando le risposte in base al numero dei dipendenti, in modo da tenere conto, sia pure approssimativamente, del diverso peso relativo delle imprese nel determinare gli ammontari totali, la spesa per accumulazione crescerebbe nell’industria e si ridurrebbe nei servizi.

Fra i fattori di rischio che potrebbero portare a revisioni degli investimenti pianificati, le aziende citano una evoluzione diversa rispetto al previsto della domanda interna (indicata dal 37 per cento delle imprese come un fattore che potrebbe indurre una revisione al rialzo della spesa per accumulazione, dal 31 come un rischio al ribasso) e di quella internazionale (segnalata rispettivamente dal 20 e dal 16 per cento); il possibile riacutizzarsi delle tensioni sui costi di finanziamento potrebbe indurre a una riduzione degli investimenti il 20 per cento delle aziende; il miglioramento delle condizioni finanziarie è indicato dal 16 per cento come fattore che potrebbe accelerare i programmi di accumulazione. La capacità produttiva nell’industria è prevista in crescita nel 2014 rispetto all’anno in corso.

Domanda, produzione e quadro congiunturale

Nei primi nove mesi del 2013, il 43 per cento delle aziende segnala una flessione del proprio fatturato complessivo rispetto al corrispondente periodo del 2012, contro il 27 per cento che ne indica un incremento. Il saldo fra le due quote diviene positivo qualora si consideri il solo fatturato all’esportazione, in crescita per il 36 per cento delle imprese che vendono all’estero (l’80 per cento delle imprese industriali, il 38 per cento di quelle del terziario) e in diminuzione per il 29 per cento.

In settembre gli ordinativi complessivi risultano in calo rispetto a giugno; anche in questo caso vi fa eccezione la componente estera, sospinta in particolare dalle valutazioni favorevoli delle imprese industriali più grandi. Il 28 per cento delle aziende prefigura un volume di ordini nel complesso crescente nel prossimo semestre, a fronte del 23 per cento che ne stima una flessione; nell’analogo Sondaggio congiunturale condotto dodici mesi fa il saldo fra le due quote era negativo per dieci punti percentuali. Le prospettive sono nettamente più positive per gli ordinativi esteri, attesi in rialzo da quasi il 40 per cento delle aziende, in riduzione dal 16 per cento (il saldo era di solo 5 punti percentuali nel 2012).

La produzione industriale aumenterebbe nello scorcio del 2013 per il 31 per cento delle imprese del comparto (il 36 fra quelle che esportano almeno un terzo del proprio fatturato), calerebbe per il 22 per cento; quasi metà delle risposte indica stazionarietà della produzione.

Aspetti finanziari

Circa due terzi delle imprese riportano una domanda di credito sostanzialmente invariata nel primo

semestre del 2013 rispetto al secondo semestre dell’anno precedente (tav. B1). Quelle che indicano un incremento della domanda di prestiti (22,5 per cento) prevalgono rispetto a quante ne segnalano una riduzione (13,5 per cento). Il saldo, pari a 9 punti percentuali, si è ulteriormente ridotto rispetto all’anno precedente (12,5 per cento nella rilevazione del 2012), delineando una tendenza al rallentamento della domanda di credito, confermato anche dalle valutazioni prospettiche sul secondo semestre del 2013 rispetto al primo semestre dello stesso anno (saldo pari a 8,6 punti percentuali, contro 15,4 dello scorso anno).

I fattori che secondo le imprese hanno influito in modo più rilevante sull’aumento della loro domanda di prestiti sono l’esigenza di finanziare il capitale circolante e di compensare variazioni nell’autofinanziamento, e l’esigenza di fondi per gli investimenti fissi.

Il 63 per cento delle imprese giudica stabili le condizioni di indebitamento nella prima metà di quest’anno rispetto al semestre precedente, mentre il 27,6 per cento le ritiene peggiorate; su questo andamento negativo influiscono soprattutto il livello dei costi accessori, la complessità delle informazioni aziendali richieste e il livello dei tassi di interesse applicati. Le prospettive sulle condizioni di indebitamento riferite al secondo semestre dell’anno segnalano una evoluzione meno sfavorevole di quella di inizio anno: il saldo tra giudizi di miglioramento e quelli di peggioramento passa da -18,2 a -13 punti percentuali.

Pagamenti delle Amministrazioni pubbliche

Il 10 per cento delle imprese (il 6 nell’industria, il 14 nei servizi) dichiara di aver detenuto alla fine del 2012 crediti verso le Amministrazioni pubbliche che potevano beneficiare dei provvedimenti introdotti nel corso del 2013 riguardanti l’accelerazione dei pagamenti di debiti pregressi; fra le aziende che ne hanno diritto, quasi sei su dieci sostengono di aver ricevuto un rimborso almeno parziale negli ultimi mesi.

Gli impieghi verso cui questi fondi sono stati già indirizzati, o lo saranno entro la fine dell’anno, sono principalmente la riduzione dei debiti commerciali, altre forme di finanziamento del capitale circolante

(a eccezione degli stipendi) e la diminuzione dell’esposizione verso il sistema finanziario. Quest’ultimo impiego è indicato con maggiore frequenza dalle imprese più grandi; una quota non trascurabile delle aziende con meno di 50 addetti (l’11 per cento) indica inoltre il pagamento degli stipendi arretrati come destinazione prioritaria dei fondi ricevuti.

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Sfoglia il sondaggio della Banca d’Italia

Banca d’Italia: nei primi 9 mesi del 2013 fatturato in flessione per il 43% delle aziende ultima modifica: 2013-11-07T16:11:15+00:00 da Redazione

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