Banca d’Italia, nel 2016 prestiti in ripresa in Emilia Romagna

Banca Italia Logo UltimoNel corso del 2016 in Emilia Romagna i prestiti bancari al settore privato non finanziario hanno ripreso a crescere (0,5 per cento alla fine dell’anno); tale andamento è sostanzialmente confermato dai dati riferiti a marzo 2017. Secondo l’ultima edizione della periodica analisi che la Banca d’Italia dedica alle economie regionali, l’andamento dei finanziamenti bancari riflette il più favorevole quadro congiunturale, in particolare la ripresa della spesa delle famiglie per l’acquisto di beni durevoli e abitazioni e quella delle imprese per investimenti. Il moderato incremento dei finanziamenti è riconducibile alle banche di maggiori dimensioni, a fronte di una variazione pressoché nulla per le altre categorie di intermediari. La quota di mercato detenuta dai primi cinque gruppi rimane sostanzialmente stabile intorno al 44 per cento, dopo essersi ridotta in misura significativa nel triennio 2008-10. Le condizioni di accesso al credito sono rimaste pressoché invariate; le banche hanno mantenuto politiche d’impiego ancora selettive verso la clientela più rischiosa.

La qualità del credito
Nel corso del 2016 è proseguito il graduale miglioramento della qualità dei prestiti di banche e società finanziarie: nella media dei quattro trimestri del 2016, il flusso di nuovi prestiti deteriorati (tasso di deterioramento) è risultato pari al 2,8 per cento del totale dei crediti (3,8 nel 2015); un valore non lontano da quello del 2007. L’indicatore è diminuito significativamente per i finanziamenti alle imprese dei servizi e soprattutto delle costruzioni; per le imprese manifatturiere e per le famiglie è invece rimasto sostanzialmente invariato su livelli ormai simili a quelli pre-crisi. La riduzione del tasso di deterioramento non si è ancora significativamente riflessa sul tasso di ingresso in sofferenza, stabile rispetto all’anno precedente. L’andamento di quest’ultimo indicatore risente dell’accumulo, durante gli anni di recessione, delle altre partite deteriorate (inadempienze probabili e past due) che si stanno in parte trasformando in sofferenze, alimentandone il flusso.

I prestiti deteriorati
Le due severe recessioni che hanno colpito l’economia italiana tra il 2008 e il 2014 hanno determinato un peggioramento della qualità degli attivi bancari, con una conseguente forte accumulazione di prestiti deteriorati (non performing loans, Npl). Nonostante la moderata espansione ciclica in atto abbia contribuito a ridurre la velocità di deterioramento dei crediti, lo stock di prestiti problematici è ancora molto elevato. Considerando i prestiti verso i residenti in regione, alla fine del 2016 la quota di crediti bancari deteriorati, al lordo delle rettifiche di valore, si collocava intorno al 20 per cento dei prestiti complessivi. Tale indicatore presentava un valore più elevato per le imprese (27,1) e uno più contenuto per le famiglie (9,6). I crediti in sofferenza costituivano il 62 per cento del totale dei prestiti deteriorati; in rapporto ai finanziamenti bancari complessivi la loro incidenza era il 12,7 per cento. Sulla base delle informazioni tratte dai bilanci non consolidati delle banche, nel 2016 il tasso di copertura dei prestiti deteriorati nei confronti della clientela residente in regione (calcolato come rapporto tra le rettifiche di valore e l’ammontare lordo dei crediti deteriorati) si è attestato al 49,9 per cento; quello relativo ai soli crediti in sofferenza al 61,1. Il tasso di coperura ha mostrato una significativa flessione durante la crisi finanziaria internazionale, risentendo della rapida crescita dei prestiti problematici; negli anni più recenti è lentamente risalito, riportandosi su valori di poco inferiori alla media registrata nel biennio pre-crisi.

L’incidenza delle rettifiche di valore risultava più elevata per le esposizioni verso le imprese rispetto a quelle verso le famiglie consumatrici, riflettendo il minor peso delle garanzie reali sui prestiti alla prima classe di prenditori. Alla fine del 2016 l’incidenza delle garanzie (reali o personali) sul totale delle esposizioni deteriorate lorde si attestava a circa due terzi. I tassi di copertura sui prestiti deteriorati non assistiti da garanzia erano significativamente più elevati rispetto ai livelli medi.

L’uscita dei prestiti in sofferenza dai bilanci delle banche
Il rapido aumento della quota di prestiti deteriorati è derivato, da un lato, dall’elevato tasso di deterioramento osservato negli anni di recessione (accumulo di deteriorati); dall’altro, da una più lenta attività di dismissione (decumulo di deteriorati). L’uscita di queste partite dai bilanci delle banche si realizza tramite due canali: l’attività di recupero (con eventuale stralcio della componente di perdita) e la cessione. Negli ultimi anni l’attività di dismissione ha registrato una lieve ripresa, che potrebbe aver riflesso sia l’impulso derivante dalla valutazione della qualità degli attivi bancari operata nell’ambito dell’Asset quality review sia gli interventi normativi in materia di procedure di recupero dei crediti e di trattamento fiscale delle perdite su crediti approvati ad agosto del 2015.

Le banche ricorrono allo stralcio definitivo della componente di perdita qualora quest’ultima sia comprovata da elementi certi e precisi. Negli ultimi anni l’ammontare complessivo dei prestiti in sofferenza stralciati per perdite è gradualmente cresciuto. Nel 2016 gli stralci sono stati pari al 6,3 per cento dell’esposizione lorda dei prestiti in sofferenza all’inizio dell’anno. Le operazioni di stralcio hanno prevalentemente riguardato i prestiti alle imprese e hanno interessato i crediti erogati dai primi cinque gruppi bancari in misura più che doppia rispetto agli altri intermediari.

Le cessioni di sofferenze con cancellazione dal bilancio sono ancora di entità modesta. Tuttavia, il loro ammontare è cresciuto significativamente nell’ultimo biennio, riflettendo anche le cessioni effettuate nei primi mesi del 2016 dalle banche poste in risoluzione alla fine del 2015 (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti). Nel 2016 l’ammontare delle cessioni si è attestato al 9,9 per cento del totale dei prestiti in sofferenza all’inizio dell’anno; il 3,8 per cento escludendo la cessione delle sofferenze delle quattro banche poste in risoluzione.

Banca d’Italia, nel 2016 prestiti in ripresa in Emilia Romagna ultima modifica: 2017-06-13T13:57:48+00:00 da Redazione

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